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Libia: la partita difficile per stanare Macron

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Libia: cosa sta succedendo? Chi soffia sul fuoco? E soprattutto, che riflessi potrebbero avere sull’Italia gli scontri tra le forze di Khalifa Haftar e quelle di Fayez al-Sarraj?

Partiamo dall’ultima domanda. Ha risposto chiaramente l’ex ministro dell’interno Marco Minniti. Le conseguenze di un’escalation libica sempre più cruenta per il nostro Paese sono sostanzialmente tre:

  • Aumento esponenziale degli sbarchi, che non potrebbero essere fermati neppure da Salvini, attuale titolare del Viminale, perché chi arriva fugge effettivamente da un Paese in guerra.
  • Con un aumento incontrollato degli sbarchi non si possono escludere infiltrazioni di terroristi che sappiamo presenti in Libia.
  • Infine, se si bloccano le importazioni di gas dalla Libia, l’Italia perde circa un terzo delle sue forniture di questo combustibile. 

L’Italia importa gas anche da Russia e Algeria e in caso di crisi potrebbe sempre aumentare le importazioni da questi Paesi; ma ovviamente ad un prezzo più elevato, con le conseguenze che si possono immaginare per imprese e famiglie.

Libia e ambiguità francesi

Minniti ha aggiunto che l’Europa dovrebbe capire – e non capisce – che il problema Libia è un problema comune. Ma l’Europa a trazione franco-tedesca ha tutto l’interesse a fare orecchie da mercante.

La Francia, in particolare, ha un atteggiamento che è un eufemismo definire ambiguo. Partendo da Sarkozy che nel 2011 provoca la caduta del regime di Gheddafi per soppiantare l’egemonia italiana sulle risorse petrolifere libiche. E nonostante Gheddafi avesse probabilmente finanziato la campagna elettorale di Sarkozy, o forse proprio per quello. Insomma, Sarkozy era convinto, a torto, che la caduta e la morte di Gheddafi avrebbero aperto alla Francia le porte della Libia.

Ma l’Eni (e quindi l’Italia), come conferma l’ex presidente Paolo Scaroni, anche oggi ha salde alleanze libiche sia nel campo di Haftar che in quello di Sarraj e non si lascerà facilmente scalzare. In particolare, afferma Scaroni, l’Eni ha una stretta alleanza con la tribù che controlla le fonti energetiche libiche.

Emmanuel Macron però non demorde. Tanto che, come si sottolinea da più parti, la recente offensiva del generale Haftar è stata scatenata il giorno dopo il suo rientro da una visita a Parigi. Ed è recentissima la notizia che tra le forze di Haftar ci sono consiglieri militari francesi.

Acqua sul fuoco

Il premier Conte, dopo aver creato un “osservatorio permanente” sui fatti libici, ha dichiarato di non credere ad un coinvolgimento francese. Matteo Salvini invece va giù piatto: “Se davvero lo stanno facendo non starò a guardare”.
Intanto, mentre si diffondono notizie catastrofiche (“600mila migranti pronti a partire dalla Libia”) le voci sugli scontri sono sempre più preoccupanti. Si parla di oltre 120 morti a Tripoli nelle ultime ore, tra cui molti bambini. E qualcuno teme che il Paese si trasformi in una nuova Siria.

Le forze in campo

La Libia però più di una nazione è un coacervo di tribù e fazioni; quindi chiunque vi può prosperare e pescare nel torbido. E allora abbiamo Turchia e Qatar dietro la fratellanza musulmana che tiene Misurata (“Una piccola Sparta” l’ha definita Minniti, “che potrebbe dare molto filo da torcere ad Haftar”).

La Russia, forte anche del disimpegno americano voluto da Trump, non si tira indietro su tutto il fronte mediorientale e nordafricano. Con Putin che oggi sembra schierato, come Francia e Arabia Saudita, al fianco di Haftar.

La partita con Parigi

E l’Italia? Per ora esclude assolutamente un impegno militare diretto. E apparentemente vuole giocare un ruolo di pacificatrice super partes, ma unica finora ha appoggiato il “governo legittimo” di Sarraj.

In quest’ottica diplomatica Giuseppe Conte vedrà a Roma il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed Al Thaniha. E intanto ha dichiarato che “una Libia instabile non può certo consentire alla Francia di perseguire eventuali interessi economici nazionali. Nel passato sono stati commessi errori di cui non consentiremo la ripetizione”.

Che il premier si riferisse a Sarkozy è più che evidente. Molto meno pacifico che l’attuale inquilino dell’Eliseo lo ascolti o lo tema, soprattutto alla luce delle ultime notizie sul coinvolgimento dei militari di Macron in Libia. E intanto alle porte di Tripoli si continua a combattere e a morire.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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