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Liceo del Made in Italy: bella idea o boutade sovranista?

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Liceo del Made in Italy: un’idea che fa discutere. C’erano una volta due licei: il classico e lo scientifico. Poi sono nati il linguistico, il musicale, il liceo classico con indirizzo scientifico e infine il liceo delle scienze umane opzione economico-sociale. Insomma, dal santuario ateniese dedicato ad Apollo liceo (da lùcos, lupo o dalla Licia, regione dell’Asia Minore) il termine liceo ne ha fatta di strada. Fino al Vinitaly di Verona, dove l’altro giorno la premier Giorgia Meloni ha presentato la sua nuova idea. 

Il liceo del Made in Italy, sarà “quello più legato alla cultura italiana. Vogliamo valorizzare il legame che esiste tra la nostra cultura, i territori e la nostra identità”, ha spiegato la presidente del Consiglio. Il disegno di legge n. 497, già depositato in Senato dai parlamentari di Fratelli d’Italia nel luglio del 2022, con l’attuale maggioranza rischia in pochi mesi di diventare legge. Vediamo allora quali novità propone, partendo dall’ovvia considerazione che, ancor prima di vedere la luce, sarà oggetto degli strali del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, altro esponente di FdI, dato che parte con due parole inglesi su tre.

Tra le materie ci sono letteratura italiana, storia e geografia. Ma niente latino e men che meno greco antico. Si prevede una preparazione su enogastronomia, moda, diritto, economia politica e informatica. Dal terzo anno si studierà anche economia e gestione delle imprese del Made in Italy e, ovviamente il marketing: verranno studiati “modelli di business nella moda, nell’arte e nell’alimentare”; ci sarà spazio anche per il “Made in Italy e Mercati internazionali”; e sempre dal terzo anno si studierà anche filosofia.

Tutto bellissimo

Nel disegno di legge c’è spazio anche per i percorsi di alternanza scuola-lavoro, ovviamente nei settori di riferimento. Il ministero delle imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso dovrà favorire i rapporti tra la scuola e le imprese del territorio. In teoria sembra tutto bellissimo… Finalmente, proprio quello che ci voleva: una scuola nuovissima, tutta improntata alla formazione dei ragazzi per il mondo del lavoro, e che mondo! Il meglio possibile: la punta di diamante del Paese, quel Made in Italy che si coniuga nell’alta moda, nel turismo, nell’enogastronomia e nell’arte. Nei primi due anni si studierà lingua e letteratura italiana; cultura straniera; storia dell’arte, matematica; informatica, scienze naturali; fisica; scienze motorie e sportive; storia e geografia; diritto ed economia politica; religione cattolica “o attività alternative”.

Nel successivo triennio l’insegnamento dovrà “guidare lo studente ad approfondire e sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze necessarie per cogliere la complessità e la specificità di alcuni settori strategici dell’economia del Paese, cosiddetti settori del Made in Italy”. Il percorso formativo dovrà offrire conoscenze sui “principi dell’economia manageriale; strumenti per la gestione complessiva di un’impresa; modelli di business, in particolar modo dei modelli di business delle aziende dei settori della moda, dell’arte e dall’alimentare; tecniche avanzate di marketing”.

Da Milano al profondo Sud

Ma se questo libro dei sogni si può immaginare bene in realtà come Milano, Torino, Genova o Bologna, in Trentino come in Toscana, quando si scende al Sud i problemi inizieranno a farsi sentire; soprattutto nelle zone interne del Mezzogiorno. Resterà un liceo buono per il Centro Nord? Speriamo proprio di no. Altro problema non da poco la formazione degli insegnanti. Chi potrà insegnare modelli di business (altro termine inglese. Non poteva passare il corrispondente termine “affari”?) e le “tecniche avanzate di marketing” (commercio) sulle Madonie?

A meno che, eventualità possibile, la nuova scuola non si modelli sulle realtà locali: sul turismo in Salento e in Sicilia; sull’enogastronomia nelle regioni più versate (penso all’Abruzzo, alla Calabria, alla Sardegna), sulla moda attorno a Milano, sull’arte in Umbria e Toscana. Allora sì che l’idea della Meloni potrà dare i risultati sperati.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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