Attualità

Lifang Dong: “Commercio Cina-Italia a 74 miliardi (+34%)”. Ma conta solo il business?

lifang-dong-commercio-cina-italia-a-74-miliardi-ma-conta-solo-business
Lifang Dong, presidente dell'associazione Silk Council

Lifang Dong: la fondatrice dello studio legale internazionale Dong&Partners e presidente dell’associazione Silk Council qualche giorno fa è intervenuta al master in intelligence dell’Università della Calabria, dove nella sua relazione doveva spiegare il ruolo dei servizi segreti di Pechino nel nuovo ordine globale.

Via della Seta e affari

Dotta, informata e competente, la presidente Lifang ha espresso una serie di concetti riportati con grande rilievo. Soprattutto perché è in scadenza il contratto sulla nuova “Via della Seta”: stipulato con la Cina dal primo governo Conte, la premier Meloni deve scegliere se rinnovarlo o no. Il presidente americano Biden l’ha caldamente sconsigliata; e la presidente del Consiglio avrebbe deciso che il patto non sarà rinnovato, anche se deve ancora stabilire quando e come comunicarlo per non danneggiare le imprese italiane.

Sempre Lifang ha precisato che il commercio bilaterale Cina-Italia ha raggiunto i 74 miliardi di dollari nel 2021, con un aumento del 34% rispetto al 2020. I settori strategici sono quelli energetico, petrolchimico, siderurgico e delle infrastrutture. Ovviamente la relatrice ha magnificato la Via della Seta: «Chi aderisce entra a far parte di un sistema di connessioni infrastrutturali che facilita il trasporto e la circolazione terrestre, marittima, aerea e digitale delle merci e delle persone». Si fa riferimento a strade, porti, aeroporti; ma anche a ospedali, infrastrutture di rete e 5G «per creare ricchezza nei Paesi con cui è siglato il parternariato».

L’espansione di Pechino

Lifang ha anche tratteggiato l’espansione cinese degli ultimi anni: da poco il Brasile sta acquistando merci cinesi usando lo yuan al posto del dollaro e altri Paesi del Sud America stanno cedendo alle lusinghe commerciali del colosso asiatico. L’Africa è per la sua maggior parte schierata con Pechino, che ne ha acquistato porti, aeroporti e autostrade. Pechino si è presentata in Africa con le tasche piene di yuan e ha comprato tutto il possibile, soprattutto le così preziose terre rare che sono il petrolio del futuro.

Adesso, conferma la presidente del Silk Council, la strategia della Cina è rivolta ai Paesi del Medio Oriente. Ha da poco sedotto l’Arabia Saudita, già fedelissima Usa, e sta corteggiando l’Iran. Nello stesso tempo sta costruendo, grazie alla Via della Seta, importanti alleanze con le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale. In sostanza, secondo Lifang, l’Occidente è ormai circondato: restano gli Usa con gli alleati europei, il Giappone e l’Australia. Tutto il resto del mondo è già «cinesizzato» o sta per «cinesizzarsi». Perché non guardare in faccia il futuro, dice in sostanza Lifang all’Italia, e arrendersi al vincitore?

Qualche dubbio

Vede, presidente Lifang, la Cina per lei è il migliore dei mondi possibili. Nella sua relazione ha tracciato il «nuovo ordine mondiale», dove la Cina sostituirà gli Usa. Però ha dimenticato un paio di cosette; trascurabili, per carità, ma che a noi non sembrano secondarie.

Il presidente Xi Jinping è stato eletto contemporaneamente, e per la terza volta, presidente della Repubblica cinese e capo del Partito comunista. Cioè è stato eletto dalla stessa assemblea del partito che, caso vuole, è l’unico ammesso nell’ex Celeste Impero. Ultime elezioni? Non pervenute. Anche per Pechino, come per Mussolini, le elezioni sono solo “ludi cartacei” senza valore.

Noi amiamo il denaro, gli affari, la salute, la prosperità; ma tutto questo, senza libertà e democrazia, ci sembra poco, presidente Lifang. Noi siamo quelli che nel 1989 hanno visto le poche (ma sufficienti) immagini di piazza Tienanmen, dove un ragazzo (poi misteriosamente scomparso) teneva testa ad una colonna di carri armati. Poi abbiamo visto la rivolta di Hong Kong di tre anni fa e come è stata sedata.

Poi siamo alleati di Paesi come Francia, Regno Unito, Usa, Germania, nei quali il giorno prima delle elezioni non si sa chi sarà eletto, anche se i pronostici ce ne danno un’idea. Ma siamo sempre convinti che basterebbe il nostro voto a cambiare il risultato. E se non ci piace, dopo quattro o cinque anni, lo mandiamo via. Preferiamo restare poveri, magari isolati, ma liberi. Non ci sembra una questione da poco.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

+ posts

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.