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Liz Truss: le sue dimissioni a Londra sono un monito per Giorgia Meloni

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Liz Truss: ieri dopo soli 45 giorni a capo del governo britannico, la premier dei conservatori si è dimessa. Il suo esecutivo sarà ricordato come il più breve della storia di Downing Street; e diciamoci la verità, quello che è successo a Londra anche sul piano psicologico non ci lascia indifferenti.

Era il dicembre 2021 quando, parlando della pandemia, la Merkel dichiarava «mi sentirei meglio se fossimo in una situazione come quella italiana». In Italia quella dichiarazione è stata tradotta: «La Merkel invidia l’Italia». La notizia, la vera notizia, era che il primo della classe invidiava Pierino, l’eterno rimandato. Noi per primi abbiamo una bassa opinione su noi stessi. Non è difficile: capita spesso che il Financial Time o l’Economist ci bacchettino o che facciano di noi ritratti sconfortanti. Non possiamo neppure dimenticare la famosa copertina del tedesco Der Spiegel del 1997 con un piatto di italici spaghetti con sopra una pistola. Ma oggi, finalmente, possiamo tirare un sospiro di sollievo: c’è qualcuno che sta peggio di noi.

La Thatcher del terzo millennio

Poco più di un mese fa, ai primi di settembre, la nuova premier britannica Liz Truss giurava nelle mani della regina Elisabetta, che sarebbe spirata solo due giorni più tardi. Ebbene, colei che aveva dichiarato, senza troppa modestia, che per la sua azione di governo si sarebbe ispirata a Margaret Thatcher, sarà forse ricordata come peggior primo ministro di sempre.

Ma cos’è successo? Riavvolgiamo il nastro: dopo tre anni di leadership, Boris Johnson lascia il numero 10 di Downing street travolto da una serie di scandali che per noi sarebbero acqua fresca ma che per i britannici sono altrettante pietre tombali. Per la sua successione a capo del partito conservatore si candidano la stessa Truss, in quel momento ministro degli Esteri e Rishi Sunak, cancelliere dello Scacchiere (ministro dell’economia) nello stesso governo Johnson. Il 5 settembre la Truss riceve poco più di 81mila voti contro i 60mila di Sunak. Il giorno dopo giura a Balmoral e diventa capo del governo.

La nuova premier attua immediatamente un programma economico ultra liberista: abbassamento radicale delle tasse anche ai più ricchi, aiuti alle famiglie per il caro bollette «fino a 100 miliardi di sterline». Di colpo il rating del Regno Unito è stato rivisto al ribasso, tanto che il Daily Mail, citando un ex governatore della Banca d’Inghilterra, ha commentato: «L’economia britannica è ora come l’Italia e la Grecia in termini di rischio per gli investitori».

Pochi giorni fa, con la sterlina in caduta libera e tutti i segnali economici in rosso, la Truss ha sostituito il ministro dell’economia Kwasi Kwarteng con Jeremy Hunt che immediatamente ha annunciato che abolirà tutte le riforme della Truss. La primo ministro si è scusata per i troppi errori commessi: «Volevo agire per aiutare le persone con le bollette energetiche, per affrontare il problema delle tasse elevate, ma siamo andati troppo oltre e troppo velocemente».

La lezione di Truss

Anche se sembra che la marcia indietro di Hunt stia riportando la situazione economica alla normalità, i conservatori sono precipitati nei sondaggi (coi laburisti alle stelle dopo anni di declino). Molti tra loro stanno chiedendo il ritorno di Boris Johnson. Non sappiamo ovviamente come andrà a finire, ma ci chiediamo cosa sarebbe successo in Italia se Giorgia Meloni, fresca presidente del Consiglio, varasse con la stessa improntitudine le stesse ricette economiche. Meglio. 

Ci chiediamo, ma da dove arriva Liz Truss? Deputata dal 2010, ministro dell’ambiente e dell’agricoltura dal 2014 al 2016 con David Cameron; ministro della giustizia dal 2016 al 2017 con Theresa May; poi dal 2017 al 2019 segretario capo al Tesoro (sempre con la May); ancora ministro del commercio estero dal 2019 al 2021 con la May e poi con Johnson, infine ministro degli Esteri con BoJo.

Un curriculum di tutto rispetto che cozza con la faciloneria che ha dimostrato nell’ultimo mese. Delirio di onnipotenza? Può essere. Ma che valga come monito per il governo italiano prossimo venturo: probabilmente il Regno Unito riuscirà a riprendersi anche perché ha fondamentali migliori dei nostri e, soprattutto, non ha il nostro debito pubblico. Noi, per fortuna, abbiamo l’Europa che ce lo impedirebbe.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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