Opinioni

Luca Zaia, un’insidia o una risorsa per Matteo Salvini?

luca-zaia-uninsidia-o-una-risorsa-per-matteo-salvini
Il governatore del Veneto Luca Zaia (foto dal profilo Facebook)

Luca Zaia sarà il vero avversario di Matteo Salvini? Il Doge contro il Capitano: sembrerebbe una regata del tempo delle repubbliche marinare. In palio, invece, potrebbe esserci la segreteria della Lega, o addirittura la futura candidatura del centrodestra per palazzo Chigi. Gli interessati smentiscono la competizione. E il primo esclude categoricamente suoi impegni nazionali nel breve-medio periodo.

Anche noi pensiamo che le cose non si risolveranno in una lotta intestina. Su tutto farà premio quella disciplina vecchio stampo che, forse tacciata esageratamente come leninista, resta pur sempre un tratto distintivo della Lega. Certo, avranno un peso anche altre variabili. Ad esempio: quando e come si voterà per le politiche; quale sarà il peso degli alleati di centrodestra; come il Paese uscirà dalla pandemia e dallo tsunami economico e sociale susseguente. Vediamo anzitutto, allora, come mai la storia della presunta rivalità tra i dioscuri leghisti è tornata di prepotente attualità.

L’endorsement del Financial Times

È stato l’autorevole quotidiano britannico Financial Times a dedicare al presidente della Regione Veneto l’editoriale di lunedì scorso. Il titolo era quantomai eloquente: “L’astro nascente di Venezia offusca Salvini”.
La bibbia laica del capitalismo anglosassone parte da un sondaggio citato dal professor D’Alimonte della Luiss-Guido Carli di Roma. I dati dei consensi stimati della Lega hanno un andamento inverso rispetto a quelli del presidente Zaia. Il partito è in arretramento dal 34% delle europee dell’anno scorso a sotto il 30%. Viceversa, il consenso di Zaia schizza attorno al 50%, staccando così decisamente Matteo Salvini (37%) e insidiando anche, in campo avverso, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il segreto del successo del governatore veneto starebbe soprattutto nel carattere vincente della strategia anti-Covid adottata dalla sua regione. Specie ove rapportata alle drammatiche criticità lombarde, con un numero di deceduti superiore (oltre 14mila) imparagonabile a quello veneto (meno di 1.600).

Ma non si tratterebbe solo della politica di tamponi a tappeto e di tracciamento dei contagi, coordinata in Veneto dal virologo padovano Andrea Crisanti. Mentre la leadership di Salvini perderebbe la capacità di dettare la linea al dibattito politico, l’astro di Zaia con pragmatismo e assenza di polemiche s’imporrebbe silenziosamente e inesorabilmente.

Zaia, numeri da Merkel

I dati sul consenso di Zaia sono sottolineati, sulla stampa italiana, da Alessandra Ghisleri di Euromedia Research. L’esperta di sondaggi riconosce al presidente del Veneto la maggior percentuale di consenso rispetto ai cittadini amministrati: superiore all’80%. Numeri che chiunque altro si sogna, in Italia. Per trovare un paragone bisogna spingersi in Germania, dall’immarcescibile cancelliera Angela Merkel.

La Ghisleri, però, corregge le smanie di chi vorrebbe trasporre la popolarità di Zaia fra i suoi amministrati nel campo politico della Lega. Per i leghisti, il Capitano resta Matteo Salvini. Si tratta pur sempre del segretario che ha preso la Lega ridotta ai minimi termini e in 5 anni l’ha riportata al governo con la “golden share”, facendola diventare il primo partito italiano. Poi, certo, la crisi di governo dell’anno scorso e la difficile opposizione di oggi sono frangenti complicati per qualsiasi dirigente politico.

Il Doge e il Capitano

E i diretti interessati cosa dicono? Zaia smentisce di pensarsi oltre il Veneto, ma lo fa con uno stile che viene letto per lo più come conferma della sua indole sorniona. Salvini fa buon viso a cattivo gioco, dicendosi orgoglioso che donne e uomini di governo della Lega siano apprezzati in Italia e all’estero, ma si dice disinteressato ai giochi di partito.

Il Doge si rende conto che le lodi dei “distanti” (Financial Times, L’Espresso, Massimo Cacciari) sono ambivalenti. Significano sia la stima per le sue qualità riconosciute, sia l’intenzione di insinuare un cuneo nel suo campo. Gli dicono che è bravo, afferma il governatore, per far capire che altri bravi non sono. E questi altri sono evidentemente il suo omologo lombardo Attilio Fontana e il segretario del loro comune partito. Non pare interessato, Zaia, a passare per il volto gentile della Lega, contrapposto a quello truce prestato da Salvini. Conferma di pensare solo al Veneto, per guidare il quale aveva abbandonato a suo tempo il ministero dell’Agricoltura. Sui sondaggi, infine, sottolinea che ad oggi fotografano essenzialmente il giudizio sulla gestione dell’emergenza sanitaria. Come a dire: passata la tempesta, bisognerà vedere.

Il Capitano non può permettersi di provare gelosie per Zaia. Le fondamenta della Lega sono le esperienze di buona amministrazione dei territori del Nord. A ciò si sono aggiunti, per compiere la svolta nazionale, l’impegno infaticabile e il fanatismo comunicativo di Salvini. Polemizzare con uno degli amministratori di punta del Carroccio vorrebbe dire, per il segretario, segare il ramo su cui siede. Il leader ha capito da tempo che gli serve il contributo di tutti, soprattutto per accreditarsi all’estero, in Europa e negli Usa. Del resto, la gelosia per Zaia è la seconda tentazione che gli si para davanti. Hanno già provato a contrapporlo a Giancarlo Giorgetti, ma l’abbandono del governo ha sterilizzato quella polemica. Adesso, per il suo bene, Salvini deve sminare anche i rapporti col presidente del Veneto.

Tra il dire e il fare

Tirando le conclusioni, diciamo che Zaia probabilmente non è intenzionato a prendere il posto di Salvini. Quando si potrà contendere il governo del Paese, sarà ancora il Capitano a guidare la Lega.
Zaia si “accontenta” di governare il Veneto. È un posto di responsabilità diretta, di governo immediato e quindi anche di potere. Il governatore se ne dimostra consapevole a tutto tondo, non sciogliendo la riserva sulla ricandidatura per un terzo mandato. In ogni caso, se (come sembra) Zaia è essenzialmente un uomo del fare, allora non stupisce che non ambisca prendere il posto di Salvini, soprattutto nel partito. Perché chi occupa quel posto è giocoforza portato a preferire la propaganda all’operatività. “Primum vincere” è il mantra della politica democratica di oggi. Per non essere costretti a giocare questa partita, non bisogna sedersi al suo tavolo.

+ posts

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.