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Lucia Borgonzoni, la donna che toglie il sonno alle sardine

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Lucia Borgonzoni: di lei adesso tutti vogliono sapere tutto. Su questa sorridente e graziosa signora si appuntano le speranze della destra italiana e nello stesso tempo le paure della sinistra, grillini compresi. La senatrice leghista candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna alle prossime elezioni del 26 gennaio sembra infatti in grado di tenere testa al governatore uscente, il navigato Stefano Bonaccini del Partito democratico, oggi supportato anche dal popolo delle sardine.

Bolognese Doc

Ma chi è Lucia Borgonzoni? 43 anni, bolognese, a Palazzo Madama dal marzo 2018, è stata sottosegretario ai Beni culturali con il ministro Alberto Bonisoli nel primo governo Conte. Dal 2009, anno della sua discesa in campo, al 2011 è consigliere provinciale di Bologna; da allora al 2016 è consigliere comunale nella città felsinea. Sempre nel 2016 si candida a sindaco di Bologna. Al primo turno raccoglie il 22,3%, al ballottaggio arriva al 45,4%, sfiorando il sogno di replicare il successo di Giorgio Guazzaloca; ma il vincitore è il sindaco uscente, il Pd Virginio Merola. Se aggiungiamo una diploma in arti figurative all’Accademia di Bologna e la recente rivelazione di avere un fidanzato, del quale si sa solo essere romano e di sinistra, la sua biografia finisce lì.

La grande sfida

E allora? Non ce ne voglia la Borgonzoni, ma agli occhi dei più  l’interesse per lei, gradevole che sia, è dovuto solo a ciò che rappresenta: l’assedio all’ultima roccaforte rossa del nord; e poco conta che oltretutto sarebbe la prima donna presidente dell’Emilia-Romagna.
Insomma, è un po’ come se Martin Lutero si presentasse al conclave o Vladimir Putin si candidasse alla Casa Bianca. Dalla fine della guerra e ancor di più dagli anni 70, quando è stato varato il sistema regionale, l’Emilia-Romagna è “cosa loro” senza se e senza ma; percentuali bulgare per Pci, Pds, Pd, con una sequela di presidenti simbolo, da Pierluigi Bersani a Vasco Errani fino all’attuale Bonaccini. Tutti buoni governanti: la sanità funziona, gli asili nido sono stati inventati qui, l’economia non conosce (quasi) la crisi, la disoccupazione è ai minimi storici. Dunque, perché cambiare?

Borgonzoni, Salvini e le sardine

D’altro canto la Lega in Regione ha avuto per anni un ruolo di testimonianza, qualche punto percentuale, tanto da far eleggere un paio di consiglieri. Poi arriva la stagione di Salvini asso pigliatutto e alle scorse elezioni europee la Lega in regione arriva al 33,77% sorpassando il Pd, fermo al 31,24%. E Salvini comincia a sognare. Candida subito la Borgonzoni; riesce a coagulare attorno a lei tutto il centrodestra (inizialmente Berlusconi puntava sulla sua capogruppo al Senato, l’altra bolognese Anna Maria Bernini) e inizia la campagna elettorale che prevede di battere a tappeto tutta la regione.

Da qualche giorno, però, la marcia trionfale del duo Salvini-Borgonzoni incoccia col movimento delle sardine; un movimento “autoconvocato”, che sembra avere come scopo solo quello di contrastare la candidata del centrodestra al grido di “L’Emilia non si Lega” e sta riempiendo le piazze. Muoverà voti? Sarà un problema per Salvini? Si sgonfierà come i gilet gialli o i girotondi di Nanni Moretti? È presto per dirlo, dato che è cosa troppo recente per consentire previsioni, ma di certo è un sintomo di forte preoccupazione nel centrosinistra.

Borgonzoni, Bonaccini, Berlinguer

Intanto, sul fronte mediatico la sera del 19 novembre è andato in onda il primo confronto tra i due candidati, moderato a Carta Bianca su Rai3 da una Bianca Berlinguer che potrebbe insegnare come si fa giornalismo alla Gruber, a Formigli e a Floris: serena, autorevole, equidistante. Un piacere seguirla.

E i due candidati? Bonaccini ha dalla sua una buona presenza scenica, risultati importanti e un’esperienza invidiabile. La Borgonzoni – che si sappia – non ha mai messo piede in viale Aldo Moro, sede della Regione. Eppure non mostra timori reverenziali; è sorridente, informata, gradevole. In queste settimane le era stato rimproverato un eccessivo appiattimento su Salvini, che le tirava la volata. Ebbene, la Borgonzoni in tv vola anche da sola. Risponde senza scaldarsi con altre cifre ai dati che snocciola Bonaccini. Ammette che la regione è ben governata, “ma va a 60 quando potrebbe andare a 100” e scandisce le sue priorità: sanità da cambiare, meno burocrazia e meno tasse.

Concretezza emiliana

Nel confronto non si parla della politica nazionale, ci si scontra – caso più unico che raro – su fatti concreti: le recenti alluvioni, l’eccesso di burocrazia, una sanità da ripensare. Alla fine i sondaggi presentati dalla Berlinguer sui due schieramenti sono ambigui, perché ancora non è chiara la scelta del Movimento 5 Stelle: centrodestra al 34% e centrosinistra al 31,6%, se Di Maio non partecipa; 33,1% al centrodestra e 33,7% al centrosinistra, se i 5 Stelle si presentano alle elezioni. Invece nella sfida tra i governatori Bonaccini (68%) batte Borgonzoni, ferma al 45%. Secondo diversi commentatori, però, ieri sera la candidata leghista ha vinto di misura sull’avversario, segnale di una possibile risalita.

Notti insonni

Il tempo c’è, perché siamo solo all’inizio. E i due mesi che ci separano dalle elezioni saranno lunghi e pieni di sorprese, visto che ogni giorno si sfornano sondaggi che confermano in buona sostanza il continuo testa a testa tra i due schieramenti.
Quello che possiamo prevedere è che una vittoria di Bonaccini consentirebbe diversi mesi di tranquillità al governo giallo-rosso, che non sarebbe scosso dall’eventuale e probabile vittoria di Salvini in Calabria, che va alle elezioni lo stesso giorno dell’Emilia-Romagna, il 26 gennaio.

E se invece vincesse la Borgonzoni? Secondo molti sarebbe il de profundis del governo con le probabili dimissioni di Conte che provocherebbero un veloce ritorno alle elezioni legislative. A quel punto, con la vittoria dell’Emilia-Romagna e della Calabria nelle ali, a Salvini non resterebbe che passare all’incasso ed entrare da padrone a Palazzo Chigi. Con l’ulteriore prospettiva di poter eleggere il successore di Mattarella nel 2022. Ovviamente, questo scenario prevede anche la sparizione di Renzi e del suo Italia Viva, che non sarebbe pronto per la competizione elettorale. Una prospettiva che ha il volto della Borgonzoni e toglie il sonno non solo a lui e alle sardine, ma anche a Zingaretti, Conte e Di Maio.

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