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Macron: un politico in difficoltà, o un liquidatore dell’autorevolezza del potere pubblico?

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Emmanuel Macron è solo un politico in grave difficoltà, ovvero è anche e (nel caso) soprattutto un liquidatore della residua autorevolezza del potere pubblico in Francia? La domanda latita completamente sui mezzi di informazione, ma noi ci sentiamo in dovere di proporla all’attenzione dei lettori, stante il rilievo della Francia in Europa e nel mondo.

Per rifletterci sopra, ricorreremo a tre episodi che non sono relativi alle supreme responsabilità nazionali di Macron in quanto presidente della Repubblica Francese, almeno non direttamente. Esse ne risentono indirettamente, ma in modo rilevante per il prestigio e la credibilità delle istituzioni. 

Lo sketch a New York

Lunedì scorso, il capo dello Stato francese si trovava a New York per partecipare all’80a Assemblea generale dell’Onu. L’appuntamento era della massima importanza per la Francia, perché da quel podio monsieur le Président ha provveduto a ufficializzare il riconoscimento d’Oltralpe dello Stato di Palestina. Mentre Macron si stava recando a una cena di rappresentanza successiva alla sessione in cui era intervenuto, la sua vettura è rimasta bloccata dallo stop generalizzato del traffico imposto dai dispositivi di sicurezza per Donald Trump. Infatti, anche il presidente Usa ha parlato al podio del Palazzo di Vetro dopo l’omologo francese e le misure di protezione adottate per i suoi spostamenti sono tali da fermare completamente i tratti stradali interessati.

Macron, dopo avere cercato invano di convincere il poliziotto newyorkese di turno in strada a lasciarlo passare, ha inscenato lo sketch della richiesta di raccomandazione. Avrebbe chiamato direttamente il numero privato del presidente Trump, comunicandogli di essere “vittima” delle cautele del Secret Service a garanzia del suo passaggio. Per niente serio e meno ancora faceto, lo avrebbe pregato di sbrigarsi. Il tutto, naturalmente, in favore di telecamere e delle videocamere degli smartphone che oggi tutti abbiamo sempre in tasca. 

Niente di significativo, si dirà. Tuttavia, il buffo e il ridicolo sono registri che mal si attagliano a un capo di Stato e, alla lunga, suscitano più compassione che simpatia. Anche noi italiani ci siamo passati, quando un nostro capo di Governo dava insistentemente sfogo a qualche sua fissazione maturata nella senilità. Qui però si tratta di un uomo di 48 anni, la spiegazione dev’essere un’altra. Evidentemente, lo Stato Francese per il suo capo non è una cosa molto seria e questi ci tiene a farlo sapere appena possibile.

Il sesso della première dame 

Il secondo episodio è di poche settimane fa. La coppia presidenziale Macron, Emmanuel e Brigitte nata Trogneux (e già coniugata Auzière), ha intentato causa per diffamazione, davanti a un tribunale del Delaware negli Stati Uniti, contro l’influencer e podcaster Candace Owens. I Macron si sentono lesi nella loro onorabilità dalle insinuazioni insistentemente rilanciate dall’influencer di destra a proposito del fatto che madame Brigitte sarebbe in realtà nata uomo. 

La notizia, senza precedenti nella storia delle consuetudini osservate dai capi di Stato nei confronti di affermazioni denigratorie rivolte contro di loro e i familiari, si arricchisce di particolari che si vorrebbero giustificativi dell’inedita azione giudiziaria intentata da Macron. Non solo si osserva che Owens è sposata con George Farmer, il capo della piattaforma social Parler usata per le comunicazioni tra gli assalitori del Campidoglio a Washington del 6 gennaio 2021. Si fanno notare anche le connessioni tra la blogger trumpiana e le destre internazionali, con l’immancabile evocazione degli onnipresenti russi. Ciliegina sulla torta: pare che le président de la République abbia dato disponibilità a deporre personalmente davanti alla Corte statunitense che lui stesso ha voluto investire del caso.

Diteci voi se, di fronte a un’insinuazione insulsa come questa, un capo di Stato possa reagire diversamente che ignorandola del tutto. Quale sarebbe altrimenti, anzi, quale sarà l’alternativa? Disquisire pubblicamente in un’aula di giustizia (straniera, per giunta) sul sesso della première dame di Francia? E magari riaffermare incidentalmente che cambiare sesso sarebbe pienamente legittimo, solo che la circostanza non riguarda la signora Macron? Certo: se lo scopo presidenziale fosse fare eco all’ideologia gender, la legittimità dell’auto-definizione identitaria e l’equiparazione tra pretese e diritti, la strada prescelta sarebbe perfetta. La Repubblica Francese si arrangerà.

Il caso Benalla

Veniamo all’ultimo episodio, che quello più risalente nel tempo. Correva l’anno 2018 e Macron era all’inizio del suo primo mandato presidenziale, quando scoppiò il caso Alexandre Benalla. Guardia del corpo e factotum personale del presidente della Repubblica, figurava come dipendente pubblico ma non era assolutamente integrato negli apparati di sicurezza dello Stato. Questo soggetto, durante degli scontri di piazza in occasione delle celebrazioni del 1° Maggio, usurpando le funzioni di polizia, aveva illegalmente fermato alcuni manifestanti facinorosi, dopo averli anche aggrediti.

Qualche mese dopo il deflagrare di questo primo scandalo, se n’era palesato un altro sempre con protagonista Benalla, perché costui risultava disporre senza legittimi motivi apparenti di un gran numero di passaporti diplomatici. La maggioranza politica macronista, allora solida, ha archiviato tutto in sede politica, mentre sul piano penale Benalla ha riportato una condanna a 3 anni di reclusione, senza contare nuove accuse per appropriazione indebita di fondi pubblici. 

Macron, però, l’ha fatta non grossa ma enorme quando, subito dopo i fatti in piazza, ricevendo alla Maison de l’Amérique latine i suoi deputati e rivendicando a sé ogni responsabilità per l’accaduto, ha tenuto a precisare davanti ai giornalisti: «Alexandre Benalla non è mai stato il mio amante». Che bisogno c’era di fare questa specie di battuta? La situazione non era già abbastanza grave, bisognava renderla pietosa? Anche in questo caso, premeva al capo dello Stato ridicolizzare ulteriormente la Repubblica? Oppure, quali che fossero i suoi rapporti personali con Benalla, voleva ricordare che per il Presidente un amante uomo vale un’amante donna?

Il Re è nudo!

Lo scrittore danese Hans Christian Andersen pubblicò nel 1837 la fiaba “I vestiti nuovi dell’Imperatore”, nella quale recepì alcuni motivi ricorrenti del sentire comune occidentale (come la vanità dei potenti e la piaggeria dei sottoposti nei loro confronti). La conclusione di quell’apologo è l’esclamazione innocente del bambino che, vedendo sfilare il Sovrano in biancheria, prorompe nel grido: “Il Re è nudo!”. Noi, terminando sull’attuale inquilino dell’Eliseo, reinterpretiamo così la battuta del pargolo: Macron non fa gaffes perché è in difficoltà, ma perché sembra essersi dato il compito di degradare l’autorevolezza delle istituzioni che pure incarna personalmente.

Non si possono spiegare altrimenti gli episodi – del tutto gratuiti, come abbiamo dimostrato – di cui si è reso e si rende protagonista il presidente della Repubblica Francese. Il fondatore della V Repubblica, il generale de Gaulle, parlava di «étrange passion de l’abaissement» (incomprensibile propensione all’umiliazione) riferendosi a quanti non perseguivano come lui la «grandeur» della patria. Ora, più modestamente, basterebbe che Emmanuel Macron ne preservasse il decoro.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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