Da Francesco Saverio Borrelli, di cui si è celebrato con il funerale il ricordo di Mani Pulite, fino alle dimissioni choc di Raffaele Cantone dall’Anac, la Magistratura è tornata prepotentemente all’attenzione dei media. E finché parliamo di Borrelli e Cantone, come se parliamo di Gratteri o di Falcone e Borsellino, non possiamo che condividere le parole di un altro magistrato, Gherardo Colombo. Proprio ricordando Borrelli, ha detto: “Ha insegnato a noi tutti come si fa il Magistrato, avendo davanti la Costituzione”.
Poi, in mezzo, c’è Palamara. E premesso che vale anche per lui e per gli altri magistrati coinvolti nelle recenti vicende del Csm la presunzione di innocenza sancita sempre dalla Costituzione, la domanda che ci poniamo, che si pone l’opinione pubblica, è se si tratta di una singola “mela marcia” o se c’è di più.
Per rispondere dobbiamo ricordare che il magistrato, qualunque magistrato, opera in forza e in base a quello che la società del suo tempo gli consente di fare.
C’era una volta il pool
Borrelli, Colombo, Di Pietro e Davigo hanno potuto compiere il “miracolo” di Mani Pulite perché le condizioni politiche di quel preciso momento hanno consentito loro di procedere. La corruzione politica c’è sempre stata e temiamo ci sarà per sempre.
Corrotti erano i gerarchi fascisti (non tutti); e gli stessi volontari fiumani, che pure sono stati protagonisti del più fantasioso e avveniristico governo mai visto, avevano pescato nel torbido. Corrotti erano i democristiani del secondo dopoguerra (non tutti) come gli altri politici che venivano di volta in volta a contatto con le leve del potere. Ma in un momento di guerra fredda, di Stalin alla guida dell’Urss, del rischio concreto che l’Italia venisse risucchiata nel patto di Varsavia, certamente i magistrati non avrebbero potuto scoperchiare il malaffare se non pagandone amaramente le conseguenze anche sul piano personale.
Solo l’estrema debolezza delle forze del pentapartito, unita all’arrivo sulla scena politica del ciclone Lega, la Lega di Bossi, Miglio e Formentini, la Lega che sembrava un asso pigliatutto, hanno consentito a Borrelli e al suo pool di iniziare la loro opera meritoria negli anni 90.
Cantone in polemica
Ed è, questo, lo stesso identico motivo per il quale Raffaele Cantone ha deciso di lasciare la guida dell’Anticorruzione, dopo cinque anni, con sei mesi d’anticipo: il venir meno delle condizioni per poter operare. “Sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo”, ha dichiarato Cantone. Che ha aggiunto: “La magistratura vive una fase “difficile”, che “mi impedisce di restare spettatore passivo”.
Ecco, nelle parole di Cantone sono riassunte entrambe le nostre considerazioni: il magistrato opera se supportato dalla società che lo circonda e la magistratura oggi vive un momento di crisi.
Falcone, Borsellino e Martelli
Perché Falcone e Borsellino hanno potuto quasi sconfiggere Cosa Nostra mentre il loro successore Gratteri sta facendo solo piccolo (anche se importantissimo) cabotaggio? Perché Falcone e Borsellino, con Ayala, Chinnici, Caponnetto e gli altri avevano l’importantissimo e entusiasta appoggio del ministro della Giustizia del tempo, Claudio Martelli, vice del potentissimo Bettino Craxi.
Mentre oggi sembra che della criminalità organizzata ai politici interessi poco o nulla, pur avendo al vertice delle istituzioni un Mattarella entrato in politica dopo il tragico assassinio del fratello Piersanti ad opera della mafia.
Sentite mai dire a Salvini, o a Di Maio, o a Conte e neppure al siciliano Bonafede: “Dobbiamo combattere la criminalità organizzata”? Se lo chiedete a loro, vi risponderanno che è talmente ovvio che non occorre neppure ripeterlo. Ma non lo dicono, mai.
I 12 apostoli di Andreotti
Quando ricordavano ad Andreotti che si circondava di personaggi discutibili, rispondeva che anche Gesù Cristo, su solo 12 apostoli, ne aveva uno che tradiva. Dunque, non possiamo certamente pretendere che su migliaia di magistrati non ce ne sia qualcuno “cattivo”, corrotto o corruttibile.
Il problema è riuscire a scoprirlo (e la recente vicenda che interessa il Csm è stata scoperta da altri magistrati) e a punire i colpevoli. Scatterà la protezione di casta? Per fortuna no: la nostra esperienza ci dice che – com’è giusto – i magistrati chiamati a giudicare altri magistrati sono di solito molto severi; perché sanno bene che la colpa del magistrato che sbaglia è doppia rispetto al cittadino comune; perché fa danno alla collettività ma anche alla credibilità della categoria. Che sulla sua credibilità, sulla sua onestà, sul suo rigore, sulla sua preparazione e sulla sua indipendenza fonda il suo potere.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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