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Manette agli evasori: non prendiamoci in giro, ecco cosa fare per fermarli

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Manette agli evasori: da giorni i politici ne stanno parlando, anche se su opposte barricate. Favorevoli Di Maio, il guardasigilli Bonafede e tutto il Movimento 5 Stelle, dubbiosi, per non dire recalcitranti i Dem, Renzi e gli esponenti di Leu.

Ma come stanno le cose? Sorpresa: la legge c’è già. E non da oggi. Correva l’anno 1982: presidente del Consiglio era Spadolini e ministro delle Finanze il socialista Rino Formica. La legge numero 516 del 7 agosto 1982 portava l’ambizioso titolo “manette agli evasori”; e prometteva sfracelli per chi avesse osato frodare il fisco. Erano punite con la reclusione non solo le dichiarazioni infedeli, ma anche le omesse dichiarazioni, le false fatturazioni e l’omessa tenuta delle scritture contabili. Chi scrive ricorda un Pm “d’assalto” che durante un convegno per curatori fallimentari aveva detto: “Denunciate qualunque imprenditore che vi dica che gli hanno rotto il finestrino dell’auto per rubargli la contabilità che stava portando da voi. Poi ci pensiamo noi”.

Inutile dire che da allora ad oggi, per questi 37 anni, le persone arrestate in Italia per evasione fiscale sono talmente poche che forse si possono contare sulle dita delle due mani. Per motivi abbastanza logici: come ha recentemente affermato il capo della procura milanese Francesco Greco, i magistrati inquirenti e giudicanti devono iniziare a ritenere i reati fiscali non meno gravi degli altri. E ad una scarsa sensibilità dei giudici si sono accompagnate modifiche legislative che hanno continuamente elevato i limiti perché scatti il procedimento penale.

Evasori a nozze

Facciamo solo qualche esempio. L’omessa dichiarazione diventa reato solo se l’imposta evasa supera i 50mila euro. Se la dichiarazione è infedele, la soglia del penale si alza a 150mila euro, sempre di imposta evasa. Solo nel caso di false fatturazioni la soglia del penale scende a 30mila. Ma, attenzione, non si applica la sospensione condizionale e così si va in galera senza passare dal via… solo se l’imposta evasa supera il 30% del volume d’affari o i 3 milioni di euro. Infine, l’accertamento è tutto fuorché facile. E gli avvocati e i fiscalisti sono tanto più agguerriti e litigiosi tanto più elevata è la somma in ballo.

Il furbo e il meno furbo

Dobbiamo anche dividere i contribuenti in due grandi categorie: chi ha qualcosa da perdere e chi non ce l’ha.
Chi non ha niente da perdere non si preoccupa minimamente. Se è incensurato, non vedrà mai una cella. Potrà evadere tranquillamente restando sotto i limiti, che sono molto elevati, sperando di farla franca. Il sistema fiscale italiano è talmente complicato e farraginoso che spesso ci restano intrappolati gli stessi accertatori.

E chi ha qualcosa da perdere? Se era in buona fede e non si era attrezzato, per lui sono davvero dolori. Oltre al processo penale, che potrebbe concludersi senza una condanna alla reclusione, finirà comunque col subire una pesante sanzione pecuniaria; così dovrà pagare l’imposta evasa, gli interessi e le sanzioni che spesso raddoppiano la somma dovuta. Poi, se ritarda il pagamento, interviene l’ex Equitalia, oggi ribattezzata Agenzia Entrate Riscossione, che ci mette il carico da 90.
Se invece l’evasore pianifica le sue azioni, e cioè non è in buona fede, prima intesta ad altri, compiacenti, tutti i suoi beni, e poi parte per l’avventura. Anche in questo caso praticamente a costo zero.

Evasori: quali rimedi?

Allora, si dirà, non c’è rimedio all’evasione fiscale? I rimedi ci sono, sono tanti, sicuri e sperimentati. Ma vuoi mettere, per un politico, poter gridare “manette agli evasori” invece che “contrasto di interessi” o “incrocio di banche dati”?
Basterebbe infatti incrociare le banche dati già in possesso della Pubblica amministrazione (anagrafe, catasto, Agenzia entrate, Guardia di finanza, archivi notarili, tribunali, pubblico registro automobilistico, questure, carabinieri, registri immobiliari, foto satellitari) e farle dialogare con sistemi informatici che potrebbero, anche senza intervento umano, rilevare una marea di infrazioni.

Ma siamo certi che la volontà dei nostri governanti sia di far emergere l’evasione fiscale? O non preferiscano far passare il messaggio: noi facciamo la voce grossa, battiamo i pugni sul petto, facciamo roteare gli occhi, poi lasciamo perdere tutto. Fino alla prossima Finanziaria.
Il guardasigilli Bonafede ha annunciato un inasprimento delle pene per gli evasori, con un aumento del massimo da 6 a 8 anni, e un abbassamento delle soglie di punibilità, anche se è ancora incerto il tipo di provvedimento che darà corso a queste novità (disegno di legge o decreto).
Ci sembra l’ennesimo annuncio che non cambierà la sostanza delle cose. Finché i nostri politici saranno solo a caccia di voti, sarà difficile che cambi qualcosa.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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