Cultura

Marco Corradi: vi racconto perché “Verdi non è di Parma” (ma di Piacenza)

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Verdi non è di Parma è l’ultima fatica letteraria dell’avvocato Marco Corradi. Il libro, pubblicato da Persiani Editore, prossimamente sarà presentato anche al PalabancaEventi di Piacenza. Vediamo allora che cosa ci racconta l’autore sull’ultimo dei suoi exploit editoriali e sui risultati delle sue intenzioni, anche se sono messe in chiaro fin dal titolo…

Avvocato Corradi, allora è proprio sicuro: niente cigno di Busseto?
Niente: Verdi è parmense solo per l’anagrafe, ma è nato alle Roncole di Busseto da genitori entrambi di stirpe piacentina. E poi, uno non sceglie dove nascere, sceglie dove vivere. E Verdi ha abitato a Villa Sant’Agata per oltre 50 anni e Sant’Agata è in provincia di Piacenza”.

Com’è stato il rapporto del Maestro con Piacenza?
“Ottimo e prolungato. Non dobbiamo ricordare solo l’Albergo San Marco, dove era abituato a scendere quando passava per Piacenza e che vedrei bene come museo Verdiano, ma aveva qui amici fidatissimi: dal calzolaio di fiducia Giovanni Zaffignani, con negozio in via Garibaldi, al capostazione Mazzacurati; dal violinista e antiquario Maloberti all’avvocato Gaetano Grandi, che lo aveva difeso in un’importante causa civile”.

Verdi si è occupato anche di politica…
“Sì, è stato consigliere comunale di Villanova, consigliere provinciale di Piacenza e senatore. La politica però non faceva per lui. Verdi amava la musica e la campagna, ma non intesa come villeggiatura idilliaca: a lui piacevano le stalle e i campi ben irrigati; seguiva i lavori agricoli con passione e competenza. E nel corso della sua vita aveva comprato una serie di fondi rustici attorno a Sant’Agata”.

E il rapporto con Parma?
“Guardi, con Parma poco: Verdi da giovane aveva rivolto una richiesta alla duchessa Maria Luigia, quando era ancora uno sconosciuto e lei, sembra, non avesse nemmeno risposto”.

Diverso il suo rapporto con Busseto?
“Sì, ma è stato altalenante: all’inizio, grazie all’interessamento di Antonio Barezzi, bussetano doc, Verdi ha potuto studiare e mantenersi. Di Barezzi – di cui aveva sposato la figlia Margherita, morta giovanissima – Verdi aveva un vero e proprio culto. Dei bussetani meno. In breve, dopo pochi anni di residenza nel palazzo Cavalli che aveva comprato a Busseto, acquista Sant’Agata, dove gli abitanti di Busseto non avrebbero potuto commentare se andava a messa la domenica, chi invitava a cena e da dove faceva venire le sue derrate alimentari. E non aveva scelto Sant’Agata per caso: già da anni i suoi antenati avevano
piccole proprietà lì attorno. Una scelta che quindi lo riporta nella terra dei suoi avi”.

Eppure Busseto, mentre era ancora in vita, gli aveva intitolato il nuovo teatro.
“Verdi non voleva: secondo lui i bussetani non avrebbero neppure dovuto costruire il teatro. Men che meno intitolarlo a lui. Non presenziò neppure all’inaugurazione, preferendo, pare, stare in strada di fianco alla sua carrozza, da dove poteva sentire la musica”.

Anche nel testamento ha ricordato Piacenza.
“Più che Piacenza, Villanova, dotando l’ospedale da lui costruito dei mezzi per poter proseguire l’attività e poi gli asili di Villanova e di Cortemaggiore. Verdi ha voluto lasciare gran parte della sua non piccola fortuna in beneficenza, senza dimenticare chi gli era stato vicino”.

La piacentinità di Verdi era un chiodo fisso dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani.
Infatti Corrado mi ha spinto ad affrontare questa fatica. Dico fatica perché quando ho iniziato non pensavo che su Verdi avessero scritto in tanti e in tutto il mondo. Ho dovuto consultare anche testi in inglese, francese e spagnolo; non nascondo, con qualche difficoltà. Corrado aveva già scritto sulla piacentinità di Verdi in anni lontani su Libertà, oltre che onorarmi con la prefazione del volume. Purtroppo, l’ultima prefazione che ha potuto scrivere, poco prima di andarsene. E quando scoprivo qualche chicca, ne era entusiasta”.

Ce ne racconta una, avvocato Corradi?
“In breve: quando è stata dichiarata la morte di Verdi avevano indicato per errore che Sant’Agata era sotto Busseto e così in provincia di Parma, invece Sant’Agata è nel territorio del Comune di Villanova sull’Arda, dunque in provincia di Piacenza. Sono stati costretti a correggere l’errore. Ma si è dovuti arrivare ad una sentenza del Tribunale di Milano, peraltro emessa il 13 febbraio 1901 e, quindi, pochi giorni dopo la morte del Maestro”.

A proposito di Milano, anche il conservatorio del capoluogo ambrosiano è intitolato a Verdi.
“Che ne era angustiato: ‘Cosa c’entro io con Milano? Non mi hanno voluto da giovane e ora mi tormentano da vecchio? Non voglio assolutamente che mi intitolino il conservatorio’… E invece gliel’hanno dedicato”.

Ne esce la figura di un personaggio scorbutico…
“Non amava la ‘vetrina’, tanto che era definito ‘l’orso di Sant’Agata’. Per il suo funerale aveva lasciato scritto che doveva svolgersi all’alba, senza nessuna partecipazione, con solo due preti e poche candele”.

Invece è stato un’apoteosi di popolo.
“Perché Verdi, soprattutto in quegli anni – siamo proprio agli inizi del Novecento – rappresentava per tutti gli Italiani l’anima e la voce del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. I cori del Nabucco e dei Lombardi alla Prima Crociata ne erano la colonna sonora ed i nostri patrioti cantavano Verdi, certamente non Donizetti o Wagner“.

È dunque a Sant’Agata, nel Piacentino, che Verdi ha composto le sue migliori opere…
“Certo. Ed è stato un vero dispiacere la chiusura della villa e le vicende della sua vendita all’asta. Per fortuna il ministro della Cultura Sangiuliano, in una visita a Sant’Agata, ha dichiarato che lo Stato intende provvedere e assumersi le sue responsabilità per fare in modo che la casa-museo torni fruibile ai cittadini e ai turisti. Speriamo che tutto ciò avvenga il prima possibile”.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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