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Marilyn Monroe, cent’anni fa nasceva un’icona senza tempo

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Marilyn Monroe: cent’anni fa, il 1° giugno 1926, nasceva a Los Angeles come Norma Jeane Mortenson Baker un mito dello spettacolo mondiale, non solo cinematografico. Attrice, ma anche produttrice, modella, con qualche incursione nella canzone, e un magnetismo assoluto che si è giovato certamente di alcune circostanze epocali, ma che riposava soprattutto su un’enorme carica di fascino personale.

E poi immancabile, come per ogni mito, la morte immatura, repentina, tragica, che ne ha fissato definitivamente l’immagine, rendendola un’icona. Una figura che non si può istintivamente non amare, perché capace di suscitare allo stesso tempo i due tipi contrastanti di questo fondamentale sentimento umano: il desiderio e l’affetto, l’eros e l’agape. Se la brama si spiega agevolmente da parte maschile, la benevolenza nei suoi confronti indistintamente di donne e uomini viene dalla commozione di fronte alla fragilità di un’anima complicata, ma anche straordinariamente forte.

Un’infanzia difficile e una vita inquieta

Chi era Marilyn? La figlia di una madre schizofrenica paranoica, Gladys Pearl Monroe, che la concepì con un terzo uomo dopo la rottura con i due precedenti mariti. Il padre non la riconobbe e non ebbe alcun ruolo nella sua vita; la sua identità si è saputa solo pochi anni fa grazie a un test del Dna: si chiamava Charles Stanley Gifford Sr. La piccola Norma crebbe tra case-famiglia e aspiranti adottanti, come dire che imparò subito a fare affidamento soprattutto su di sé. 

Si sposò tre volte. Le prime nozze le celebrò a 16 anni, con un vicino della sua tutrice, James Dougherty: divorziò a 20 anni. La seconda volta si fece impalmare dal campione di baseball Joe DiMaggio: il matrimonio si concluse in meno di un anno, nel 1954, a causa della gelosia non solo sentimentale dell’uomo, che pare alla fine stesse prendendo una deriva addirittura violenta. La terza unione, probabilmente la più importante, fu quella con il drammaturgo e scrittore Arthur Miller: durò cinque anni, dal 1956 al 1961, e fu segnata da alcuni aborti (sia spontanei sia deliberati), che preclusero all’attrice la maternità. Numerose le altre sue relazioni, più o meno confermate: da Frank Sinatra a Yves Montand, da Marlon Brando a Tony Curtis, passando per Elia Kazan. 

I rapporti con i Kennedy e i misteri della morte

Discorso a parte merita la frequentazione successiva dei due fratelli John e Robert Kennedy: questo perché la rilevantissima caratura politica dei protagonisti del gossip ha sempre finito per rendere la questione difficile da definire con precisione. L’attribuzione di flirt di questo tipo è allo stesso modo credibile e sospettabile di essere una malignità. Una relazione extraconiugale del presidente degli Stati Uniti, oltre 60 anni fa, era altamente improbabile che venisse divulgata anche da organi di stampa che ne fossero a conoscenza. E poi il fatto di frequentare due fratelli, sia pure in tempi diversi, lumeggia di Marilyn una personalità ferita e gravemente disorientata, in preda (anche se mai completamente) agli effetti di varie forme di dipendenza.

Un altro motivo per cui si deve parlare separatamente del rapporto con la dinastia a stelle e strisce è che molti si sono esercitati a stabilire un legame tra le frequentazioni kennediane dell’attrice e le circostanze della sua morte. Overdose di barbiturici, probabile suicidio: queste le conclusioni ufficiali su quella notte tra il 3 e il 4 agosto 1962, in cui Marilyn Monroe morì 36enne nella sua casa di Brentwood, presso la natia Los Angeles. La fantasia, però, si è scatenata: vendetta della mafia contro i Kennedy? E perché non un favore? Oppure, un’operazione opaca targata Fbi di J. Edgar Hoover? Dopotutto, quando si sa che uno è rimasto a capo degli investigatori federali americani per 48 anni sino alla propria morte, come ha fatto Hoover, qualche sospetto che potesse seguire una propria linea parallela alle istruzioni governative può venire.

Tre immagini per un mito

Il terzo motivo della specialità del rapporto con JFK ci porta a rievocare alcune delle immagini che hanno fissato la memoria di Marylin nell’immaginario collettivo. La più scabrosa, se non la più famosa, è proprio il suo “Happy Birthday, Mr. President” al Madison Square Garden di New York, cantato davanti a 15mila persone e alle telecamere il 19 maggio 1962, per il 45° compleanno del presidente Usa. Introdotta dall’attore Peter Lawford, Marilyn si sfilò teatralmente la pelliccia bianca e, fasciata nel suo abito da sera color carne in seta soufflé e strass, generosamente scollato sulla schiena, intonò auguri e ringraziamenti per il capo della Casa Bianca, presente nell’arena. L’innata ed eccezionale sensualità della donna, unita al suo candore che sempre lasciava il dubbio espresso dall’alternativa popolare “Ci è o ci fa?”, rese l’episodio uno dei momenti più iconici della cultura pop americana del secolo scorso.

Un’altra immagine indimenticabile è tratta dalle riprese di “The Seven Year Itch” (per il pubblico italiano, “Quando la moglie è in vacanza”) film di Billy Wilder del 1955. La sequenza del vento che, filtrando attraverso la grata dalla metropolitana sottostante, solleva l’abito da cocktail bianco di Marilyn lasciandone intravedere le splendide gambe nude, non turbò il pubblico in sala (la censura non l’avrebbe comunque permesso) quanto fecero poi le foto scattate sul set (dal basso verso l’alto) da Matty Zimmerman per l’Associated Press. La scena doveva essere girata dal vivo a Manhattan, ma la ressa di persone attirate dalla troupe e dalla sensualità della diva costrinse il regista a ripeterla negli studi della Twentieth Century Fox.

E per finire, sempre dalle quinte, non possiamo non ricordare il balletto in guanti e tubino rosa shocking da “Gli uomini preferiscono le bionde” di Howard Hawks del 1953. Marilyn canta “Diamonds Are a Girl’s Best Friend”. Che dire? Come non sprecare aggettivi quali emblematico, celebre, intramontabile per tutto quello che riguarda lo stile e le imprese artistiche in cui lei è stata coinvolta e a cui ha dato vita?

Una donna autentica dietro la diva inarrivabile

Dovremmo dire molte altre cose. Per esempio, parlare del fatto senz’altro poco conosciuto che Marilyn è stata un’accanita lettrice: si disse consapevole che dalla lettura passava la possibilità di migliorarsi personalmente e professionalmente.

Fermiamoci qui. Ricordiamo solo una similitudine attribuita all’attrice nella sua ultima intervista, concessa al giornalista Richard Meryman per Life Magazine, a poco più di un mese dalla morte. Marilyin paragonò la fama al caviale: è bello averla, ma tutti i giorni è troppo. Buon centenario, immensa diva! 

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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