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Mastella torna in “Nazionale”: sarà indispensabile?

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Mastella: rieccolo! No, non stiamo parlando di Amintore Fanfani, soprannominato appunto “Rieccolo” per le sue straordinarie capacità di riciclarsi. Ma proprio di Mastella Clemente da Ceppaloni, già deputato Dc, già fondatore del Ccd, del Cdr, dell’Udr, dell’Udeur e di Popolari per il Sud.

Classe 1947 e così “solo” settantenne, Mastella è stato ministro del Lavoro di Berlusconi, ministro della Giustizia di Prodi, parlamentare europeo, per 3 volte sindaco di Ceppaloni. E dall’anno scorso è sindaco di BeneventoClemente è stato anche messo sotto accusa da Luigi De Magistris, all’epoca ancora magistrato. Ma 9 anni dopo è stato assolto e riabilitatoDiciamo, insomma, che è persona alla quale la vita non ha risparmiato niente, ma non ha neppure mai negato nulla.

Mastella alla riscossa

Così adesso è arrivata la notizia che il leader di Popolari per il Sud ha siglato un’intesa con l’Udc di Lorenzo Cesa. Per candidarsi trionfalmente su scala nazionale nella coalizione Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia. Infatti Mastella spiega: “Berlusconi oggi rappresenta una forma di equilibrio democratico nel Paese”. Possiamo escludere che della partita ci saranno anche Lupi, Fitto e magari Formigoni? Possiamo solo ritenere che Pier Ferdinando Casini – al momento di candidarsi – sarà un passo indietro.

E Salvini? Sappiamo come la pensa su quella parte politica che ha continuamente ricicciato un po’ la destra e un po’ la sinistra. È fresca la notizia che è saltato “il vertice del panettone” tra i leader del centrodestra. E Salvini ha già detto che non vuole incontrare nessuno della “quarta gamba“. Ma Mastella la sa lunga. E manda un messaggio al leader della Lega: “Io ho la mia storia, non sono un riciclato“.

Un centrodestra a 4 gambe?

Allora, questo Udeur 2.0 sarà o no la quarta gamba del centrodestra? No, risponde il sindaco di Benevento. Né la “terza, quarta o quinta gamba del centrodestra”. Ma una componente indispensabile. “Senza di noi non va da nessuna parte, non arriverà al 40% e senza non si governa. Perché al Sud non c’è la forza della Lega di Salvini, ma ci siamo noi, come dimostrato dalle regionali in Sicilia. La legge elettorale favorisce i vari Mastella e metteremo insieme le isole democristiane, per diventare un arcipelago”.

E così l’abbiamo capita anche noi. La resurrezione di Lazzaro-Clemente è merito (demerito) del Rosatellum, il cui meccanismo perverso, oltre a far perdere il Partito democratico che l’ha voluto, indurrà all’italica ammucchiata: in più siamo, meglio stiamo.

E poi, un bel governo istituzionale

In più – sì, vogliamo proprio rigirare il coltello nella piaga – proviamo a pensare a questa ipotesi: nel nuovo parlamento forse troveremo una sparuta pattuglia di deputati e senatori mastelliani, che avranno (sempre forse) ricevuto anche i voti degli orfani di Verdini e di Scelta civica. Quelli che, uniti ai non molti parlamentari Pd superstiti della annunciata débacle elettorale e ai molti deputati berlusconiani (siamo ancora nel campo del forse) potrebbero arrivare al fatidico 51%, per varare un bel governo di unità nazionale o di salute pubblica. Magari diretto da un novello Giuliano Amato o da un Mario Monti redivivo.

L’idea vi piace? Noi immaginiamo già l’aria affranta di Berlusconi che, dai microfoni del Quirinale alle consultazioni per il nuovo governo, annuncia di aver buttato a mare Salvini e Meloni. E di trovarsi costretto “obtorto collo” e con la morte nel cuore – ma per spirito di servizio e responsabilità istituzionale – ad appoggiare un governo di coalizione Pd-FI-Udeur. Sì, adesso lo possiamo dire, moriremo tutti democristiani.

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