Attualità

Mattarella, ambulanti e balneari: gli italiani siamo tutti noi, mai gli altri

mattarella-ambulanti-e-balneari-gli-italiani-siamo-tutti-mai-gli-altri

Sergio Mattarella: il presidente della Repubblica bacchetta la maggioranza di centrodestra e il Governo Meloni sulle concessioni agli ambulanti e richiama all’ordine pure su quelle dei balneari. Per una volta, il mondo dell’informazione ci prende. E sia che volesse (come sempre) fare il titolo, sia che intendesse (la stampa di sinistra, in questo caso) infierire sull’avversario politico, finisce comunque per inquadrare il problema. Mattarella se l’è presa con la politica, non con i commercianti, né con il costume nazionale.

Sì, perché, con la lettera dell’altro ieri ai presidenti di Senato e Camera e alla presidente del Consiglio, il capo dello Stato si è limitato a porre teoricamente questioni in punta di diritto. Senza fare, cioè, ciò che avrebbe potuto, ossia rifiutare una prima volta la promulgazione della legge sulla concorrenza. Questa possibilità c’era, anche se le obiezioni a cui Mattarella ha finito per dare prevalenza erano almeno altrettanto forti. Qualcosa, però, non torna comunque. Proviamo a spiegarci meglio.

La promulgazione delle leggi

Anzitutto, ricordiamo che la facoltà presidenziale di negare una volta – una sola – la promulgazione di una legge è prevista dall’articolo 74 della Costituzione. La norma prevede espressamente che, ove le Camere approvino nuovamente la legge – anche con lo stesso contenuto – quest’ultima dev’essere senz’altro promulgata.

La promulgazione rientra nella fase integrativa dell’efficacia delle leggi, secondo la teoria del procedimento legislativo. Segue all’approvazione da parte di Camera e Senato di un identico testo di legge e precede la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Quindi, decorso il termine di vacatio o dilatorio (cioè di attesa), la normativa entra in vigore. La promulgazione presidenziale si distingue dalla sanzione regia (articolo 55, Statuto Albertino) perché il capo dello Stato repubblicano, a differenza del monarca sabaudo, non condivide la titolarità della funzione legislativa con il Parlamento.

Incostituzionalità e…

Il citato articolo 74 della Carta non precisa, però, per quali ragioni il presidente della Repubblica possa rifiutare per una volta la promulgazione. La norma gli fa carico esclusivamente di motivare, con un messaggio alle Camere, la sua determinazione.

Di fatto, cioè per consuetudine costituzionale (che è riconosciuta come fonte del diritto pubblico), i presidenti della Repubblica che si sono avvalsi della possibilità prevista dall’articolo 74 si sono appellati alla manifesta incostituzionalità della legge, ovvero a un caso specifico di quest’ultima, che è la mancanza di copertura finanziaria. Una normativa siffatta contrasterebbe, infatti, con l’articolo 81, 3° comma: «Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte».

Trattative informali 

Nell’arco degli ultimi 30 anni, cioè da quando è finito il regime dei partiti del secondo dopoguerra del secolo scorso (cosiddetta Prima Repubblica), abbiamo assistito a una nuova prassi presidenziale. Tutto è cambiato con Silvio Berlusconi al governo, percepito come un usurpatore da ampi strati dell’establishment. Anziché agire a valle con il veto (con le limitazioni implicite e consuetudinarie di cui si è detto), i capi dello Stato hanno preso a intervenire a monte. Vale a dire, concordando informalmente con la presidenza del Consiglio e le maggioranze parlamentari delle linee rosse da non superare, nell’ambito dell’elaborazione dei testi da legge da fare approvare dal Parlamento.

Capiamo bene che questa diversa strategia, purché accettata dalle controparti politiche, amplia notevolmente i margini di ingerenza del presidente della Repubblica nel merito della funzione legislativa. Anche perché si tratta di un’attività informale, cioè non disciplinata neanche indirettamente.

Promulgazione e “messa in mora”

E quando non c’è accordo, né formale né informale, tra il Quirinale e l’asse palazzo Chigi-Montecitorio-palazzo Madama e il primo non se la sente di mettere il veto, riportando ai box una legge? I presidenti della Repubblica, soprattutto Giorgio Napolitano e anche l’attuale capo dello Stato Mattarella, si sono inventati lo strumento della “promulgazione con lettera di accompagnamento”.

I presidenti promulgano la legge, ma contestualmente inviano e rendono pubblica una lettera ai vertici di Senato, Camera e Governo, in cui dicono: abbiamo firmato per responsabilità verso il Paese, ma siete fuori strada. Questo avviene soprattutto quando imporre una ripetizione dell’iter legislativo frustrerebbe, per ragioni di tempo, l’efficacia dell’intervento normativo. Oppure, quando il provvedimento legislativo in questione è complesso, perché consta di diverse parti e il capo dello Stato non se la sente di impedirne l’entrata in vigore.

I conti con Bruxelles

È il caso, secondo la presidenza della Repubblica, della legge annuale sul mercato e la concorrenza, promulgata il 30 dicembre scorso da Mattarella. Costituendo quest’ultima un obiettivo della quarta tranche di finanziamenti del Pnrr, concessa in sede europea, il capo dello Stato l’ha immediatamente promulgata; ma ne ha denunciato l’articolo 11, sulle concessioni per il commercio su aree pubbliche come sostanzialmente incostituzionale, in quanto contrastante con la Direttiva 2006/123/Ce.

Normativa europea, questa, immediatamente applicativa nel diritto interno, nel senso che una normativa nazionale in contrasto dev’essere disapplicata dalle amministrazioni e dalle corti italiane. La prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale è affermata da decenni dalla giurisprudenza della Corte costituzionale italiana e da quella della Corte di giustizia dell’Ue. La copertura costituzionale di detta prevalenza si ritiene assicurata dagli articoli 10 e 11 della Costituzione.

Pubblico e privato

Tiriamo le fila e concludiamo. In Italia, il senso dei beni comuni o pubblici è così debole, che l’idea per cui un bene in regime di concessione sia considerato come sostanzialmente privato dai concessionari è assolutamente normale, anzi, saldamente radicata. È per questa ragione socio-culturale e non per cavilli giuridici che gli ambulanti, i balneari, i tassisti, e così via. si aspettano dalle istituzioni che il regime concessorio loro applicato sia meramente formale. Ed è per questo stesso motivo che quanti di volta in volta, a vario titolo istituzionale e di diverso colore politico sono chiamati in causa, soddisfano costantemente questa pretesa.

Tutti uguali

Questa maggioranza e questo governo allungano il brodo, come tutti quelli che li hanno preceduti. Proroghe automatiche delle concessioni, niente gare, piuttosto contenziosi e, intanto, si va avanti come prima. Il presidente della Repubblica ha segnalato il problema, ha tenuto conto – pure doverosamente – della necessità di non mettere in pericolo l’erogazione dei finanziamenti europei del Pnrr, ma comunque non ha impedito la reiterazione di questa prassi. L’Italia siamo tutti, ma proprio tutti quanti: gli italiani non sono mai gli altri.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.