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Mattarella bacchetta Conte: serve più chiarezza

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Mattarella bacchetta il governo Conte: “Serve più chiarezza”. Per capire come mai il Presidente, sempre attentissimo nei modi e cultore del bon ton istituzionale, sia sbottato nel messaggio del 1° maggio, occorre risalire all’ultima conferenza stampa del premier di domenica scorsa, così commentata da diversi social: “È più comprensibile quella signora da parte che fa i gesti”.

Conte, amici e congiunti

E in effetti le comunicazioni di Conte sul decreto per fase 2 hanno destato più commenti ironici e prese in giro che osservazioni serie. Nei giorni seguenti i social si sono riempiti dell’immagine di Conte che allarga le braccia affermando: “Dobbiamo dircelo chiaramente, il rischio c’è”, associata a qualunque annuncio paradossale.

Non parliamo della storia dei “congiunti”. Nata già inverosimile, è diventata assolutamente incredibile col passare dei giorni e dei comunicati “esplicativi”. Dai parenti fino al secondo grado ai fidanzati “con legale stabile”, per finire alla farsa dell’amico “affetto stabile”. Se da qualche millennio la nostra nazione si vanta di essere la patria del diritto, abbiamo orrore di sapere come saremmo degradati da Standard & Poor’s nella classifica della certezza del diritto. “Junk” e cioè spazzatura sarebbe già un buon risultato.

Tana liberi tutti?

Non solo: negli ultimi cinque giorni, a fronte di una discesa del contagio e delle vittime che onestamente non si può definire che modesta, c’è stata una rincorsa a chi la sparava più grossa. Il tanto paventato “tana libera tutti” è partito a livello di governo e di regioni; con la governatrice della Calabria Jole Santelli che apre bar e ristoranti e il veneto Zaia che propone un ritorno alla normalità come se non fosse successo niente. D’altra parte il governo, dopo la rincorsa al “congiunto” più improbabile, sta trattando con la Chiesa per la ripresa delle Messe domenicali; con le estetiste e i parrucchieri che lamentano un lookdown troppo prolungato, con gestori di bar e ristoranti che minacciano a loro volta iniziative eclatanti.

Unghie felpate

Di fronte a tutto ciò Mattarella ha pronunciato oggi il suo felpato “non ci sto…”. “Attraversiamo un passaggio d’epoca pieno di difficoltà. Riusciremo a superarle”; ma “al tempo stesso il governo deve fornire indicazioni ragionevoli e chiare”.
Il che equivale a dire che quelle fornite finora sono tutt’altro che ragionevoli e chiare.
Il presidente Mattarella, che si sta dimostrando un gigante e sta rivalutando, almeno ai nostri occhi, la grandissima école politica democristiana, esterna il minimo indispensabile.

Dietro le quinte

Dal discorso misurato del 27 marzo, nel pieno infuriare della pandemia, dietro le quinte il suo lavorio si fa sentire sempre di più; interviene su Macron, che ne ha grande stima, per far ottenere all’Italia condizioni più favorevoli in Europa (e poi il merito se l’assume Conte). Ieri, di fronte al violento j’accuse di Matteo Renzi nell’aula del Senato contro l’atteggiamento sprezzante e cesarista di Giuseppe Conte, fa trapelare che nessuno deve immaginarsi una crisi di governo e nuove elezioni nel mezzo del guado coronavirus, rafforzando così una maggioranza che sembra sempre più sull’orlo di una crisi di nervi.

Tuttavia, pur nell’estrema sobrietà, è capace di gesti clamorosi. La sua salita solitaria all’Altare della Patria lo scorso 25 aprile fa bene il paio con le immagini iconiche di Papa Francesco in una deserta piazza San Pietro; e contrasta con l’ammucchiata indecorosa di “Giuseppi” Conte in visita a Genova e nelle città del Nord, come a Piacenza.
Dimostra, Mattarella, con un attentissima e misurata economia dei gesti, accompagnata da un polso fermissimo, chi è il vero “reggitore”, e a chi bisogna rivolgersi in questi momenti convulsi.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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