Attualità

Mattarella, il cardinale Ruini e i cattolici di ieri e di oggi

mattarella-il-cardinale-ruini-e-i-cattolici-di-ieri-e-di-oggi
Il presidente Sergio Mattarella a Ravenna durante la commemorazione di Benigno Zaccagnini e il Cardinale Camillo Ruini

Mattarella e Ruini: il capo dello Stato e il cardinale grande ex della Cei si confrontano a distanza. Il tema è il ruolo politico dei cattolici nella fase attuale delle vicende nazionali. Il che implica anche interrogarsi sull’attitudine verso la preponderanza elettorale di Matteo Salvini e l’incessante ricomposizione del quadro politico-elettorale.

Le premesse di una tenzone di qualità ci sono tutte. Il porporato è stato per quasi due decenni presidente della Conferenza episcopale italiana (1991-2007), sotto i pontificati di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In quel ruolo Camillo Ruini ha partecipato da autentico protagonista alle vicende politiche e sociali del Paese. La sua era, segnata soprattutto dalla difesa dei “valori non negoziabili”, ha coinciso con l’avvento del maggioritario e l’alternanza di governo, allora assolute novità per l’Italia.

Il presidente della Repubblica è tra i riconosciuti esponenti dell’ultima generazione del “cattolicesimo democratico”. Questo è stato il filone politico-culturale di appartenenza di alcuni dei più importanti esponenti della Democrazia cristiana: da Giorgio La Pira a Giuseppe Dossetti, per arrivare ad Aldo Moro. Il padre dell’attuale capo dello Stato, Bernardo Mattarella, lo stesso giovane Sergio e il fratello Piersanti militarono in tempi diversi nelle correnti di quell’orizzonte progressista. Vediamo dunque che cosa si sono dette a distanza le due personalità, nello spazio di pochi giorni.

Lega e cattolicesimo democratico

Ha cominciato l’ottantottenne cardinale Ruini, con un’intervista al Corriere della Sera del 3 novembre. Il senso delle sue risposte può essere riassunto così: apertura condizionata, ma franca, alla Lega di Salvini. In continuità, del resto, con la linea tenuta dal presule in 16 anni di Cei: nessun pregiudizio verso destra, al contrario una preferenza appena sfumata, ancorché naturalmente non esclusiva. Da questo punto di vista, non sono condivisibili le sintesi giornalistiche che hanno provocatoriamente concluso per l’identificazione fra Ruini e la Lega. Anzi, il porporato con la sua consueta penetrante visione delle cose è partito da un punto fermo: non è più il tempo di un partito dei cattolici. Sia perché il pluralismo è ormai proprio della Chiesa al suo interno, sia perché la gerarchia è giustamente restia a coinvolgimenti diretti in politica.

La via, secondo Ruini, è la penetrazione cattolica nei partiti sensibili alle istanze del magistero sociale. Sui due temi importanti e d’impatto mediatico della politica salviniana – la linea dura sull’immigrazione e la rivendicazione ostentata dell’identità cristiana (esibizione del rosario) – il cardinale articola il suo giudizio. L’amore del prossimo è l’altra faccia dell’amore di Dio e l’atteggiamento verso lo straniero per i cristiani non fa eccezione alla regola generale. Non si possono però sottovalutare i problemi che gli odierni fenomeni migratori comportano. Il bacio in pubblico al rosario è una maniera pur poco felice per affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico, contro il «politicamente corretto» dominante che lo esclude.

Camillo Ruini, però, ha aggiunto un paio di altre cose sulla politica italiana. Ed è probabilmente pensando a queste che Sergio Mattarella in qualche modo gli ha indirettamente risposto. Il porporato, infatti, ha affermato che in Italia ha perso rilevanza soprattutto il “cattolicesimo democratico”. E che quest’ultimo, senza giri di parole, è il cattolicesimo politico di sinistra.

Mattarella e Zaccagnini

Due giorni dopo l’intervista del presule sul Corriere, il capo dello Stato si è recato a Ravenna per commemorare il 30° anniversario della morte di Benigno Zaccagnini. Partigiano, costituente, sottosegretario e ministro nei governi post-degasperiani, è stato segretario della Dc dal 1975 al 1980. Amico e compagno di corrente di Moro, dovette gestirne il dramma del rapimento e dell’omicidio, incarnando con sincera pena la linea della fermezza condivisa con il Pci. Viene ricordato come “l’onesto Zac” per significarne il rigore morale e l’ideale di politica come passione civile tendente al bene comune. Ma Zaccagnini è stato anche uno dei campioni di quel cattolicesimo democratico, per cui il cardinale Ruini ha intonato il “de profundis”.

Sergio Mattarella, parafrasando la celebre espressione di un suo predecessore al Quirinale, non ci sta. E, commemorando il medico e politico ravennate, ha messo i suoi punti fermi. Anzitutto rivendicando per sé il diritto-dovere di rappresentare, come capo dello Stato, tutte le opinioni e le tendenze del Paese secondo i caratteri che hanno. Come dire: quelle positive le loda, quelle negative le stigmatizza. Quindi, accanto al rimpianto per le qualità umane di Zaccagnini, Mattarella ha esaltato e rivendicato il messaggio storico e culturale del cattolicesimo democratico. E, collocando “l’onesto Zac” accanto a Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, ha voluto dire che il cattolicesimo democratico non era solo una corrente fra le tante della Dc, ma parte integrante dell’esperienza del popolarismo italiano. Ricerca del bene comune, rapporti umani sostanza di quelli politici, fede profonda vissuta laicamente: è questo il cattolicesimo democratico vivo, a cui Mattarella sente ancora di appartenere.

Idealità politica smarrita o fucina della classe dirigente?

Il confronto a distanza Ruini-Mattarella ha avuto una certa eco in ambito ecclesiale, più che in quello politico. Salvini si è invece apertamente rallegrato dell’apertura del cardinale nei suoi confronti. Il suo auspicio è colmare il divario tra il seguito che ha tra i cattolici e la malcelata diffidenza nei suoi confronti prevalente nella gerarchia.

I due protagonisti del confronto, comunque, potrebbero incorrere ciascuno in un equivoco, prima che in un malinteso fra loro. Ruini parla del cattolicesimo democratico al passato, Mattarella ne rivendica invece l’attualità. Il porporato si riferisce alla corrente politica, il presidente a quella ideale: le due, però, non sono esattamente sovrapponibili. Mentre la seconda sembra effettivamente smarrirsi sempre più, la prima fornisce ancora – tramite il Partito democratico – buona parte dell’establishment istituzionale italiano. Insomma: Ruini dà per scomparso ciò che tuttora perdura, Mattarella afferma la vitalità di qualcosa le cui tracce sono sempre più rare.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.