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Mattarella nel bene e nel male: il discorso d’insediamento ai raggi X

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Sergio Mattarella: dopo il rituale “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”, ha pronunciato un discorso davanti alle Camere riunite e integrate dai delegati regionali e così davanti all’assemblea che lo ha eletto a grande maggioranza per un nuovo settennato.

È probabilmente l’ultima volta che vedremo il presidente Mattarella in Parlamento, perché secondo Costituzione il capo dello Stato può inviare messaggi alle Camere ma non può recarsi in Parlamento se non la volta nella quale giura, ogni sette anni.

Che messaggio d’insediamento è stato? È durato 38 minuti ed è stato interrotto 52 volte dagli applausi dell’aula. Tanto che, a volte, non per essere irriverenti ma solo esemplificativi, ci è sembrato Petrolini che impersonava Nerone: “Ricostruiremo Roma più bella e più superba che pria”… “Bravo!”… “Grazie”.

Dignità vo cercando

La parola più usata è stata “dignità” e nel suo insieme il discorso è apparso molto rispettoso ed ecumenico; soprattutto se paragonato a quello di Napolitano, che nel 2013, iniziando il suo secondo mandato, aveva sonoramente strigliato il Parlamento. E del resto da Mattarella nessuno si aspettava rimbrotti o reprimende.

Ma entrando nel dettaglio, che cos’ha detto? “Leggo consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana” alla luce della pandemia che è “domata ma ancora presente”. In pratica, l‘incertezza politica avrebbe messo a rischio il rilancio economico del Paese. Ha anche aggiunto che “siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale”. E sfido chiunque a dire il contrario.

Bravo Draghi e…

Segue un plauso al Governo Draghi ”nato con ampio sostegno parlamentare nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla”. Sulla possibile guerra in Ucraina Mattarella dice che “non possiamo accettare che si alzi nuovamente il vento dello scontro in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale”.

Nel campo interno chiede che al Parlamento siano dati i tempi necessari per esaminare gli atti del Governo (cosa che con Draghi è successo molto di rado) e aggiunge una stoccata ai Dpcm dei Governi Conte: “Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione”. E chi ha orecchie per intendere…

La crisi della Giustizia

Nel salutare la Corte Costituzionale (“presidio di garanzia dei principi della nostra Carta”) e la Magistratura, Mattarella affonda il coltello pur con tono estremamente soft: “Un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia”; e aggiunge: “Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività”. E scusate se è poco. Diciamo che con un mesto sorriso di circostanza ha decapitato con un solo colpo uno dei tre poteri dello Stato.

Da Monica a David

Inutile ripetere tutto ma non ha dimenticato nessuno: dalle morti sul lavoro alla disoccupazione femminile; dai problemi della scuola alla violenza sulle donne. Ha coniugato anche la parola dignità con la pluralità dell’informazione, che deve essere libera e indipendente, con la cultura che “non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana”. Ha ricordato Monica Vitti, recentemente scomparsa, “una grande protagonista del nostro cinema e del nostro paese”; e David Sassoli: “La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le istituzioni democratiche ai livelli più alti, è entrata nell’animo degli italiani”. Mattarella ha concluso tra applausi ormai talmente scroscianti da diventare imbarazzanti: “Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica. Viva la Repubblica, viva l’Italia!”.

 Vette e banalità

Del “Mattarella speech” si può dire tutto: a volte sembrava il discorso di una miss Italia che chiedeva “la lotta alla fame e la pace del Mondo”; a volte sembrava inabissarsi nel profondo della nostra coscienza. È stato contemporaneamente un richiamo a tutti – politici e semplici cittadini – ad una rinascita dopo la pandemia e una chiamata alle armi con le parole d’ordine di dignità, consapevolezza e rigore morale. A volte è sembrato grottescamente autobiografico “dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine, privi di un ruolo che li coinvolga”, ma nel suo insieme, senza raggiungere le vette del discorso inaugurale di Pertini (“Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai”) che oggi sarebbero forse etichettate come parole populiste, è stato un buon discorso.

Il gattopardo

Vedendo Mattarella e Draghi che salivano le scale dell’Altare della Patria ci è sembrato di sentire parole profetiche che facevano il verso al Gattopardo: “Non cambiare niente per non cambiare niente”. Ma si può anche dire che la squadra che vince non si cambia. E speriamo davvero di continuare a vincere.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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