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Mattarella nel semestre bianco: chi sarà il suo successore al Quirinale?

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Per Sergio Mattarella ieri è iniziato il semestre bianco. Che cos’è? Il periodo degli ultimi sei mesi del mandato del presidente della Repubblica nel quale, com’è previsto dall’articolo 88 della Costituzione, il capo dello Stato non può sciogliere il Parlamento. Perché è stato posto questo limite? Per evitare che un presidente particolarmente mariolo (ne abbiamo avuti più d’uno) metta le Camere sotto ricatto per farsi rieleggere o per condizionare la votazione.

E cosa comporta? Secondo qualche osservatore, da oggi le forze politiche, sicure di non essere mandate alle urne nei prossimi sei mesi, potranno scatenarsi per ottenere la massima visibilità possibile; insomma, da oggi si gioca con la rete di protezione. Ma non tutti sono d’accordo: in fin dei conti prima o poi si arriverà alle elezioni politiche e chi avrà fatto più confusione potrebbe anche essere punito dagli elettori, che – almeno durante la pandemia – sembrano apprezzare più gli atteggiamenti costruttivi di quelli distruttivi.

I poteri del Quirinale

Osserva il politologo Gianfranco Pasquino che il vero potere del presidente è quello di “non sciogliere” le Camere e non il contrario. Infatti lo scioglimento anticipato, richiesto ad ogni piè sospinto da tutte le forze politiche, è stato un’eccezione e non la regola. Per la prima volta nella storia repubblicana vengono sciolte anticipatamente da Leone nel 1972 con la non nascosta previsione di far slittare il referendum sul divorzio, che si svolgerà due anni dopo, decretando la clamorosa sconfitta dello Scudo crociato.

Nei successivi cinquant’anni il Parlamento è stato sciolto solo altre quattro volte, l’ultima da Cossiga nel 1987. Dunque, il potere del capo dello Stato non è nello sciogliere ma nel guidare e orientare, quella che si chiama moral suasion. Il Presidente dal Colle ha anche il potere di nominare cinque giudici su quindici della Corte Costituzionale; di presiedere il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio Supremo della Difesa; di nominare in caso di crisi il presidente del Consiglio; di rinviare le leggi alle Camere e di non promulgarle. Ma se notate, questi ultimi poteri sono usati col contagocce. Il 23 luglio Mattarella ha firmato un decreto monstre (il Sostegni bis) che conteneva 393 emendamenti, ma si è limitato ad avvertire: “basta emendamenti con norme fuori tema”.

Chi verrà dopo di lui?

L’ingresso dell’Italia nel semestre bianco lascia aperta un’altra domanda, ben più sostanziosa. Chi salirà al Colle il prossimo 3 febbraio? Considerando che il Parlamento resterà quello attuale, non c’è nessuna speranza per eventuali candidati della destra, mentre un certo affollamento si nota dalle parti della sinistra, piena com’è di padri nobili, da Prodi a Veltroni, da Franceschini al ministro della Difesa Guerini (che sarebbe ben visto dalla Nato e dagli Usa). Donne? Per ora solo la Cartabia, che però entrata Papa in conclave, ne uscirà cardinale perché a molti non è piaciuta la sua gestione della riforma della giustizia.

E Draghi? Sarebbe il candidato ideale della destra e non sarebbe neppure sgradito a sinistra. In teoria se si candidasse al Quirinale, potrebbe quasi raggiungere l’en plein fin dalla prima votazione. Ma poi, al Governo? Ricordiamo che il presidente della Repubblica si vota il 3 febbraio 2022, ma la legislatura finisce nel marzo 2023. E chi governa fino ad allora? Chi potrebbe sostituire Mario Draghi in un momento così delicato e tenere d’accordo tutti i partiti? 

 L’altra ipotesi…

Infatti si sta facendo strada una seconda ipotesi: Mattarella, richiesto da tutti o quasi i partiti, verrebbe riconfermato al Quirinale, ma a termine, solo fino alla fine dalla legislatura, come aveva fatto Napolitano, per cui non sarebbe neppure uno strappo costituzionale. A quel punto, celebrate le elezioni ed iniziata la nuova legislatura, dimissioni di Mattarella ed elezioni di Draghi a furor di popolo (o meglio, a furor di Parlamento, perché l’elezione del Presidente tocca ai nostri rappresentanti o, come dicono i più acculturati, si tratta di un’elezione di secondo grado).

Ma perché insistiamo così su Draghi? Non abbiamo proprio nessun altro da proporre? No. E non per noi, perché noi abbiamo intere teorie di politici da proporre, candidare ed applaudire. È per l’Europa, che ci ha detto quasi chiaro e tondo che i soldi del Recovery ce li dà solo se c’è a fare da garante il Mario Draghi. O da Palazzo Chigi o dal Quirinale, indifferente. 

Salvini (o Meloni) a Palazzo Chigi

Tuttavia bisogna anche ricordare – sempre se la situazione rimane questa – che il prossimo Parlamento si troverà con una maggioranza assoluta del centrodestra: oggi veleggia attorno al 48,5% delle intenzioni di voto. E così fra due anni potremmo sia vedere una leadership di Giorgia Meloni (ve la immaginate a Palazzo Chigi con Draghi al Quirinale?) come un Salvini presidente del Consiglio… E magari, come sta succedendo oggi, potrebbero anche andare d’accordo. La Meloni, ricevuta poco tempo fa da Draghi, ne ha parlato solo bene. O magari no. Ma l’Europa, in questo caso, guarderebbe solo ed unicamente a Draghi, insediato al Quirinale per sette anni e così fino al 2029. E se per quella data non saremo ancora usciti dall’emergenza Covid, dovremo proprio trovarci un nuovo salvatore della Patria.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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