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Matteo Salvini: l’autunno di un leader o si riprenderà?

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Salvini dovrebbe iniziare a preoccuparsi sul serio. Dall’inizio della crisi di governo, due mesi fa, la Lega è in lieve ma costante perdita di consensi. D’accordo, i sondaggi non sono oro colato. E gli istituti demoscopici ne sfornano di nuovi ogni giorno. Così oggi non si può affermare con certezza a che punto sia il consenso del Carroccio. Ma la tendenza sembra chiara e per ora inarrestabile.

Partiamo dalle ultime elezioni, quelle europee del 26 maggio, quando la Lega è arrivata al 34,26%. Il 2 agosto, pochi giorni prima dell’uscita di Salvini dalla maggioranza, un sondaggio realizzato da Winpoll per Il Sole-24 Ore dava il Carroccio al 38,9%. E segnalava il crollo dei 5 Stelle al 15%. Da allora Salvini (virtualmente) è solo sceso, collocandosi oggi tra il 31,8% di alcuni istituti al 29% di Ixè. In soldoni, 5 punti meno delle Europee e quasi 10 rispetto ai primi di agosto.

La sfida delle Regionali

Salvini, prima di poter affrontare le prossime politiche che – salvo impreviste cadute del Conte 2 – si dovrebbero tenere tra 3 anni e mezzo, deve passare le forche caudine delle elezioni regionali. Quelle più attese sono in Umbria (27 ottobre) ed Emilia-Romagna (26 gennaio). Per ora i sondaggi riferiscono di una sostanziale parità tra centrodestra a guida leghista e centrosinistra in entrambi i casi.

Se Salvini vincerà in Umbria, Calabria (elezioni previste per fine 2019) e soprattutto in Emilia-Romagna potrebbe invertire la tendenza e mettere una grave ipoteca sul futuro del Conte 2. Mentre se dovesse perdere in tutte e tre (improbabile) il suo trend negativo non potrà che accentuarsi.

Donne contro

Probabilmente Salvini vincerà di stretta misura in Umbria e in Calabria, obiettivi alla sua portata ma francamente minori. Mentre in Emilia-Romagna, il bersaglio grosso, potrebbe essere confermato Stefano Bonaccini. Sia perché è un buon amministratore, sia per la probabile alleanza Pd-5 Stelle. E poi per l’obiettiva debolezza della candidata leghista, la senatrice bolognese Lucia Borgonzoni; un nome che potrebbe non avere l’appoggio di Berlusconi, che sembra puntare su un’altra felsinea doc, la sua capogruppo a palazzo Madama Anna Maria Bernini.

L’affondo di Maroni

Ma il vero problema di Salvini è la fine della spinta propulsiva dei suoi temi “forti”. Se il leader leghista, che ha perso il pulpito mediatico del Viminale, continuerà ad insistere solo sulla lotta agli sbarchi e sulla flat tax, non potrà che continuare a perdere consensi.

E le prime avvisaglie di una possibile fronda interna si sono già fatte sentire in un’intervista di Roberto Maroni al Il Fatto Quotidiano: “Dopo l’annuncio della crisi ha aspettato una settimana il dibattito al Senato. E in sette giorni e sette notti Conte e Di Maio hanno creato una nuova maggioranza. Se avesse ritirato subito i suoi ministri, avrebbe costretto Conte a recarsi al Quirinale per dare le dimissioni”, sottintendendo che la storia avrebbe potuto avere un’esito differente.

Che Zaia sia furibondo con Salvini anche per lo stand by dell’autonomia regionale è fatto noto. E attorno al governatore del Veneto e a Bobo Maroni potrebbero coagularsi tutti i leghisti delusi dall’iniziativa di Salvini, che in un colpo solo ha portato la Lega dal governo all’opposizione.

Nuovi temi

Per gli Italiani gli sbarchi non rappresentano più o rappresentano meno di prima il problema. Semmai oggi l’attenzione è sui rimpatri, che sembrano l’uovo di Colombo e sui quali Salvini da ministro dell’Interno (volutamente?) non ha battuto colpo. L’attenzione degli elettori è sul costo del lavoro, sull’eventuale aumento dell’imposizione fiscale, sulla guerra dei dazi e sull’ambiente; in buona parte temi un po’ in secondo piano nell’ottica di chi guida il partito di Pontida. E Salvini, se non cambia direzione e sposa nuove parole d’ordine accattivanti, rischia di continuare nella sua china discendente.

Soccorso Meloni

Per ora possiamo dire che il calo della Lega è parzialmente compensato dall’aumento di Fratelli d’Italia, che consente all’alleanza di Salvini con Giorgia Meloni di veleggiare ancora vicino al fatidico 40%; ma a lungo andare il rischio di un’alleanza organica Pd-5 Stelle potrebbe cambiare ulteriormente gli scenari, relegando oltretutto il partito di Salvini in un ruolo meno egemonico pure nel centrodestra.

Autunno o primavera?

Certo, fare opposizione non è semplice. E farla a lungo potrebbe logorare Salvini. È vero, può contare sui suoi presidenti delle commissioni parlamentari e sulle 10 regioni già a guida leghista per menare qualche fendente. Ma continuando a rimuginare sul passato, oltretutto presta il fianco alle ironie sui mojito e sul Papeete. Insomma, adesso serve un vero colpo di reni, o la prossima stagione di Salvini non potrà che avere un malinconico sapore autunnale.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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