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Meloni, Conte e le polemiche sul Tricolore: come stanno davvero le cose?

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Giorgia Meloni e il tricolore: a margine del suo positivo viaggio negli Usa il senatore Chuck Schumer le chiede qual è il significato dei tre colori della nostra bandiera. E nel video (subito virale e ripreso anche dall’ex premier Giuseppe Conte) si vede la premier alzare gli occhi al cielo come per cercare una risposta e poi rispondere imbarazzata: “Sì, sì, sì, ha molti significati”, cambiando subito argomento.

Ha avuto proprio ragione la premier? Secondo noi sì. Sia perché in caso contrario avrebbe dovuto inerpicarsi in un excursus storico (che noi stiamo per percorrere) che poco si attagliava alla situazione; sia perché non è un obbligo del presidente del Consiglio risalire alla radice semantica del tricolore. Anche perché lo stesso sito del Quirinale è abbastanza lacunoso in proposito. Allora: vogliamo “aiutare” la premier Meloni e accontentare la curiosità di Schumer?

Le origini della bandiera

Il nostro Tricolore risale al 7 gennaio 1797, quando viene adottato dalla Repubblica Cispadana. Ma perché i tre colori? Nascono con la Rivoluzione francese. All’epoca la bandiera del regno di Francia era tutta bianca, “seminata” cioè cosparsa dai gigli dorati della dinastia dei Borbone. Da tempo immemorabile la città di Parigi aveva ed ha ancora oggi uno stemma rosso e blu con al centro un battello e la scritta “fluctuat nec mergitur” che vuol dire “sto sempre a galla”. Lo stemma era stato adottato durante il medioevo dalla potente corporazione dei battellieri della Senna e poi era passato a rappresentare l’intera città.

Siccome Parigi, con la presa della Bastiglia (14 luglio 1789), era stata la prima città a ribellarsi al potere costituito, i colori delle bandiere rivoluzionarie erano quelli di Parigi: rosso e blu. E qui entra in gioco La Fayette, il carismatico generale che aveva comandato il contingente francese inviato in aiuto delle colonie americane nella loro rivolta contro la madrepatria inglese. È lui che suggerisce di aggiungere al rosso e al blu il colore dei Borbone, il bianco. La Fayette era moderatamente rivoluzionario ma sentimentalmente monarchico. Rendendo omaggio ai Borbone cercava di ridurre l’impeto dello spirito rivoluzionario.

Arriva Napoleone

Che non sia riuscito nel suo intento è nei fatti; tanto che il re Borbone ha perso la testa sotto la ghigliottina, accompagnato dalla regina e da buona parte dell’aristocrazia d’oltralpe, ma il bianco è rimasto. Pochi anni dopo quel fatidico 1789, precisamente nel 1796, Napoleone inizia la sua campagna d’Italia. Stravolge i vecchi ducati e principati e unifica la penisola per la prima volta dopo la caduta dell’Impero Romano.

Come tutti sappiamo, le armate napoleoniche erano precedute dal loro tricolore, che hanno imposto alle “repubbliche sorelle”, col cambio di qualcosa, giusto per non confonderci. Ed è lì, l’anno successivo all’arrivo di Napoleone, che nasce il verde al posto del blu. Perché il verde? Secondo il sito del Quirinale, “i vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione: il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell’antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese”.

Scusi, presidente Mattarella, ma ci permettiamo un’osservazione: anche la città di Genova ha i colori bianco e rosso (croce di San Giorgio), come le bandiere polacca, svizzera e bielorussa. Se la Legione Lombarda ha adottato il tricolore non era certo dovuto allo stemma milanese ma all’influenza francese.

E il verde?

Pure in altri siti dedicati al Tricolore si trova l’indicazione che il verde sia derivato dal colore delle uniformi della guardia civica milanese. Che, a nostro irriverente parere, sarebbe come dire che il fondo nero della bandiera dei pirati deriva dal colore delle divise invernali dei Carabinieri. I colori sono sette e ognuno può trovarci qualunque collegamento. Dei tanti espressi, tra cui il poetico che lo fa risalire ai “verdi campi della Lombardia”, come se in Campania o in Molise i campi fossero rossi o blu, il più vicino alla realtà ci sembra quello del verde associato alla speranza. Anche se in effetti siamo quasi certi che è stato scelto a caso.

Nei panni di Giorgia

Per concludere e per rispondere al quesito del senatore americano, il rosso è di Parigi; il bianco è dei Borbone; e il verde è stato scelto a caso, perché si intonava bene con gli altri colori, liberi tutti di dargli il significato che preferiscono. Se fossimo stati nella Meloni, avremmo chiesto a nostra volta al senatore se sapesse il significato della bandiera a stelle e strisce (stelle i 50 stati, strisce le prime 13 colonie che si sono ribellate); e così Giuseppe Conte, orfano di Trump, che ha postato il video dell’imbarazzo meloniano, avrebbe potuto fare il bis con l’ineffabile senatore Schumer rimasto a sua volta a bocca aperta.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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