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Giorgia Meloni e le bizze degli alleati: c’è già il rischio di nuove elezioni?

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Il presidente Giorgia Meloni all'Altare della Patria

Giorgia Meloni: con la doppia fiducia di Camera e Senato il suo governo ora è nella pienezza dei poteri a palazzo Chigi. Se la partenza della legislatura è sembrata difficoltosa, saremo facili profeti nel dire che il bello è tutto davanti. Non tanto per il caro bollette, la crisi economica, la guerra, che pure sono notevoli. Non tanto per l’opposizione, che probabilmente impiegherà mesi per non dire anni a trovare quell’unità che potrebbe permetterle di mettere in campo una strategia elettorale con qualche speranza di vittoria. Un’opposizione così sfilacciata e velleitaria non dovrebbe neppure essere pericolosa nelle sfide parlamentari quotidiane, perché se anche a Meloni dovesse mancare qualche numero nelle commissioni del Senato, dove la maggioranza è appesa a un filo, probabilmente l’opposizione non sarà in grado di approfittarne.

Dentro la maggioranza

Il vero problema, tipico di ogni governo di coalizione, si annida dentro la maggioranza. Non nel monolite Fratelli d’Italia, ma negli alleati che devono ad ogni costo provare a fermare la loro emorragia elettorale e a risalire la china. Salvini ha iniziato le ostilità alle 9 del mattino del primo lunedì successivo al giuramento al Quirinale, convocando il comandante della Guardia Costiera e presiedendo una riunione coi ministri della Lega, Giorgetti compreso. Tutto legittimo, per carità, ma a quell’ora Meloni non era ancora arrivata in Parlamento per leggere il suo discorso programmatico. Nello stesso giorno Giorgio Mulé – moderato ma di fede ronzulliana – sparava a palle incatenate contro il ministro degli Esteri, Tajani, del suo stesso partito.

Possiamo immaginare due scenari. Uno alla Draghi “non ti curar di loro”: Supermario procedeva spedito nella sua agenda senza curarsi delle fibrillazioni quasi quotidiane dei partiti della sua maggioranza. Un atteggiamento alla “sò ragazzi”, che poteva permettersi perché non aveva né truppe né ambiziosi progetti politici. Un altro alla Conte, che rintuzzava anche il più innocente tweet dell’ultimo peones del Parlamento. In tale seconda ipotesi è più che evidente che, giorno dopo giorno, il governo arriverebbe in breve alle corde.

Al voto, al voto!

Logorato all’interno dalla rissosità dei soci minori, poniamo che il governo Meloni cada fra pochi mesi e vediamo che scenario ci troveremmo: nessun’altra maggioranza possibile, Mattarella deve sciogliere le Camere e mandare tutti alle elezioni. Ammesso che la premier possa monetizzare il suo attuale trend positivo aumentando in voti e seggi, ricordiamo che da anni il centrodestra non si schioda dalla forbice 42-48% e che l’aumento di Fratelli d’Italia è avvenuto per la maggior parte a danno di Lega e Forza Italia con un minimo apporto dagli ex elettori dei 5 Stelle.

Dunque ci troveremmo di fronte ad un risultato simile all’attuale: se anche la Meloni arrivasse al 40%, Lega e Forza Italia scenderebbero a circa il 4% ognuna e sarebbero comunque costrette all’alleanza elettorale per vincere nei collegi uninominali. A questo punto anche il secondo governo Meloni vivrebbe lo stesso psicodramma che avrebbe costretto il primo alle dimissioni. I tre alleati sono “costretti” ad andare d’accordo. Il che significa che devono trovare tra loro un modus vivendi, ad oggi non ci sono alternative.

Il terzo forno

L’alternativa è a portata di mano: se la crisi d’identità del Pd prosegue mentre il terzo polo dimostra la stessa energia propositiva manifestata da Renzi in Senato, potrebbe verificarsi un travaso di voti dal Pd al duo Renzi-Calenda. In questo caso il Terzo polo potrebbe tornare in Parlamento con un numero superiore di voti e così diventare il “terzo forno” per sorreggere il governo. A quel punto, senza la necessità di stravolgere le maggioranze, per il solo fatto che di fronte alle bizze di Berlusconi o di Salvini, Meloni potrebbe sbarcare un alleato e proseguire a governare col Terzo polo, i due riottosi alleati diventerebbero immediatamente due agnellini. E statene certi, questo atteggiamento potrebbe anche consentir loro di risalire la china dei consensi.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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