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Giorgia Meloni, la premier ai ferri corti con i giornalisti: chi ha ragione?

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Giorgia Meloni: il rapporto con i giornalisti è sempre più difficile. L’ultima, bruciante polemica è dei giorni scorsi. La premier ha presentato la manovra parlando e facendo parlare i suoi ministri per 75 minuti. Alla fine, poco spazio per le domande dei cronisti, affermando che “aveva un altro impegno”.

I giornalisti presenti si sono scatenati, innescando non una ma diverse polemiche. Alla fine, ammantati dalla bandiera tricolore del “diritto di cronaca” hanno criticato ampiamente la lunghezza dell’esposizione ministeriale e il poco spazio lasciato alle domande. Meloni ha replicato che la “Finanziaria” è la norma più importante dell’anno e che, essendo loro persone serie, devono dare le spiegazioni che ritengono opportune. Ma la bagarre non si è calmata, tutt’altro.

Da destra si sostiene che i giornalisti, abituati da troppi anni a “non disturbare il manovratore” si trovano a disagio con una premier donna, molto volitiva e con la battuta pronta; per di più a capo di un governo politico diametralmente opposto al “mainstream” che ha funzionato fino a ieri. Sempre da destra si sostiene che le domande dei giornalisti, delicate e sussurrate con Draghi, quasi nulle con Conte, chissà come mai con Meloni sono diventate provocatorie e tendenziose.

I giornalisti presenti a palazzo Chigi sostengono che Meloni è “allergica alle domande” (La Stampa), “Il rapporto di Meloni coi giornalisti dimostra che la nostra democrazia è immatura” (Huffpost); “Come evitare altre intimidazioni ai media dopo il caso Meloni” (Domani). Durante la contestata conferenza stampa, un giornalista del Foglio le chiede se “ha imparato qualcosa dalla lite con la Francia sui migranti”, prendendosi una risposta piccata dalla premier: “È una vita che volete insegnarmi qualcosa”.

Saviano e Arcuri

Il “caso Meloni” citato da Domani dovrebbe chiamarsi il caso Saviano, al quale si aggiunge il caso Arcuri. Nel 2020, a Piazza pulita, Saviano ha definito in tv Meloni e Salvini “bastardi”. Parte la querela di Meloni che approda al processo, fissato il prossimo 12 dicembre. Su tale vicenda si scomoda addirittura il paludato quotidiano londinese The Guardian: “Caccia vendicativa, in Italia brutta svolta autoritaria”; che aggiunge: «Lo show di Meloni e Salvini coalizzati per intimidirlo (Saviano) è indegno. Il Paese ha bisogno al più presto di una riforma a tutela della libertà di stampa».

Veniamo al caso Arcuri. Nel 2021, intervistato da Domani, l’ex commissario Domenico Arcuri, afferma che, tra tanti altri, anche Meloni (all’epoca semplice parlamentare) gli aveva raccomandato alcuni imprenditori per l’acquisto di mascherine chirurgiche. Parte la seconda querela contro Arcuri, il giornalista Emiliano Fittipaldi e il direttore di Domani, Stefano Feltri. Quando anche questa querela arriva al processo (in questi giorni), Domani titola: “Il potere attacca la stampa libera”.

La legislazione

Siccome si parla sempre di diffamazione, reato punito dall’articolo 595 del nostro codice penale, facciamo un veloce ripasso:

  • “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente (ingiuria, ndr), comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.
  • Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.
  • Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.
  • Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”.

Che cos’è l’offesa all’altrui reputazione? Non è la critica agli atti compiuti dalla persona o dal politico, che è sempre consentita. Se io dico che la Meloni ha sbagliato a modificare il reddito di cittadinanza, la critica è più che legittima, ci mancherebbe. Se scendo sul personale, dicendo che è una bastarda o scrivendo che ha cercato di influenzare se non peggio un pubblico funzionario, commetto il reato di diffamazione. E non stiamo parlando delle cosiddette querele temerarie, che non hanno sostanza giuridica, ma puntano solo a intimidire e intimorire il giornalista, un giochino ormai chiaro a tutti e non solo nelle aule di tribunale.

Diritto di critica e dintorni

Semplice da capire? A quanto pare no, se addirittura i giornali stranieri si stanno interessando del caso. Si dice: “Nessun presidente del Consiglio ha mai querelato un giornalista”. Ma quando Meloni ha querelato non era ancora premier. Oggi dovrebbe dimenticare tutto? A voi la scelta, tenendo conto che peraltro il suo legale ha affermato che stanno esaminando l’ipotesi di rimettere la querela contro Saviano.

Difficile il compito della nuova premier, senza dubbio. Avere la stampa schierata contro non aiuta. Ma, escluso qualche “servo encomio”, la massa dei giornali si è posizionata all’opposizione da subito, dal giorno della vittoria elettorale. E un’eventuale dimostrazione di magnanimità oggi cambierebbe molto poco.

I giornalisti impareranno a criticare senza scendere all’offesa personale, rinunciando a vendere qualche copia in più o ad ottenere qualche like in più sotto un’articolo online? Pare difficile, senza fare di tutta l’erba un fascio. È dell’altro giorno la performance di una giornalista che ha dato della “pescivendola” alla presidente del Consiglio. Quindi, secondo noi, in futuro carta stampata, testate online, radio e tv daranno molto lavoro ai tribunali, finché i giornalisti non impareranno a fare una cosa semplice (ma magari più laboriosa) come la critica nel merito, onestamente, più dignitosa dell’attacco personale travestito da esercizio della libertà di stampa.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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