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Giorgia Meloni: quante spine sul cammino per formare il nuovo governo

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Giorgia Meloni ai nastri di partenza. Domani o al massimo venerdì dovrebbero essere eletti i presidenti di Camera e Senato. I più probabili sono Ignazio La Russa a palazzo Madama per Fratelli d’Italia e un leghista a Montecitorio (in corsa Giancarlo Giorgetti e Riccardo Molinari). Dopo di che dovrebbero iniziare le consultazioni al Quirinale. Tra lunedì e martedì l’incarico e pochi giorni dopo dovremmo conoscere la squadra di governo. Secondo alcuni sarà un esecutivo di legislatura, secondo altri durerà pochi mesi. Ma sarà già molto difficile che nasca e in breve tempo. Vediamo quali problemi ha sul tavolo la futura premier.

Il problema Salvini

Non stiamo parlando delle discussioni su Licia Ronzulli di Forza Italia alla Sanità o su Matteo Salvini al Viminale. Il principale problema è il risultato delle elezioni. Se il centrodestra ha raccolto la maggioranza dei seggi ed è così legittimato a governare, la sproporzione tra i tre (meglio, quattro) alleati è tale da provocare notevoli tensioni. Fratelli d’Italia, in grande spolvero, ha conquistato oltre il 26% dei voti e un numero elevato di eletti, ma questo a discapito soprattutto della Lega, precipitata dal 34% del Papeete nel 2019 all’8% di oggi. Il che significa che Salvini vede il governo Meloni come la sua ultima possibilità di risalire la china dei consensi.

Come? Se non riuscirà a tornare al Viminale, ottimo ponte di comando per visibilità, avrà bisogno di una tolda importante. E così l’eventuale approdo di Giorgetti, il suo numero due, al ministero dell’Economia, per lui non sarebbe il massimo. Vorrebbe dire che ogni verbo del commercialista di Varese sarebbe centellinato in ogni forum europeo, mentre qualunque intervento del leader leghista verrebbe abbastanza snobbato.

E Berlusconi?

Al di là delle dichiarazioni zuccherose, dato che FdI si vuole pappare palazzo Chigi e il Senato, Silvio Berlusconi vuole in cambio posti di peso, coi quali poter incidere. Senz’altro il dicastero dello Sviluppo economico (che controlla anche le politiche sulle Tv) e magari la Sanità, anche se non per la fidatissima Ronzulli. Forse ha messo il cappello sugli Esteri per Antonio Tajani, ma non è ancora sicuro. E la Giustizia? Sono in pole position Carlo Nordio per FdI, Giulia Bongiorno per la Lega e Maria Elisabetta Alberti Casellati per Forza Italia. Troppi nomi per una sola poltrona.

Al primo colpo

Giorgia Meloni sa benissimo che non avrà una seconda possibilità: se non riesce a formare un governo all’altezza delle aspettative nazionali e internazionali le sue azioni e i successi elettorali saranno immediatamente al ribasso e potrebbe fare la fine dei Renzi, Salvini o Grillo, prima sugli altari e dopo pochi mesi nella polvere.

Ma i problemi non sono finiti: dopo aver riempito le caselle del puzzle dell’esecutivo, facendo in modo di mettere meno tecnici possibile, cercando di accontentare due alleati che definire affamati potrebbe essere un eufemismo, cercando di non scontentare completamente i suoi, che in fin dei conti le hanno tirato la volata e sono stati bravissimi a non fare dichiarazioni incendiarie dopo il 26 settembre, scoprirà che il bello deve ancora venire.

Il caro bollette

Non è vero che l’Italia è la Cenerentola dell’Europa. Ricordate? “Troppo grande per fallire, troppo grande per essere salvata”, si diceva di noi qualche anno fa, quando l’eventuale uscita dell’Italia dall’euro era valutata come la fine della moneta unica europea. Oggi le cancellerie, soprattutto Berlino e Parigi, attendono al varco la prossima leader prima di decidere sul price cap o su altri accordi per il caro-bollette. Il loro ragionamento è condivisibile: prima di varare una norma comune che potrebbe comportare grossi rischi o grossi sacrifici, vediamo come la Meloni la pensa sull’Europa. Se dovesse arrivare a Bruxelles inneggiando alla Polonia o all’Ungheria di Orban i portafogli resteranno ermeticamente chiusi.

Ucraina, Covid e Pnrr

Altro problema non da poco sarà la posizione del governo sull’invio delle armi all’Ucraina. Sappiamo bene che l’apporto italiano è più di facciata che di sostanza, ma l’atteggiamento è importante e un eventuale altolà sarebbe interpretato dall’Europa, dagli Stati Uniti e dallo stesso Putin come un cambio di campo dalle conseguenze imprevedibili. E sappiamo che Salvini si è dichiarato critico in diverse occasioni. Se volesse visibilità mediatica sarebbe un invito a nozze, anche dalla seconda fila del ministero dell’Agricoltura.

La pandemia è senz’altro sotto controllo, ma sappiamo bene qual è stato l’approccio della Meloni e di Salvini su lockdown, chiusure, mascherine e obblighi vaccinali. Se durante l’inverno il Covid dovesse rialzare la testa ne vedremmo delle belle. Per fortuna invece che sul Pnrr i soci della Meloni la pensano tutti allo stesso modo e non dovrebbero dare problemi.

A confronto

Da un certo punto di vista nessuno degli ultimi governi è partito col piede giusto: Draghi è arrivato in mezzo al delirio della campagna vaccinale, risolto poi dal generale Figliuolo; il Conte II si è trovato in piena emergenza coronavirus; il Conte I aveva sbarchi senza controllo e una serie di altre criticità. Dunque il primo governo Meloni ha due vantaggi: una maggioranza certa, anche se non perfettamente allineata, e una situazione europea molto favorevole. Se anche Letta fosse riuscito ad associare tutti e avesse vinto le elezioni con Renzi, Calenda e i 5 Stelle, non sarebbe certo messo meglio: se sostituiamo Conte a Salvini e Calenda a Berlusconi, ci troviamo nella stessa situazione critica.

Curiosità e apprensioni

Comprendiamo le ansie del presidente in pectore, ma confidiamo che possa dare buona prova di sé. Che sia “nuova” è un dato di fatto. Che la sua elezione desti più curiosità che apprensioni è legittimo. Negli ultimi giorni abbiamo sentito sempre più spesso declinare il mantra: “È brava, è donna, è preparata, lavora seriamente, speriamo in bene” di quello del ritorno del fascismo. Ora dipende tutto da lei e dai suoi rissosi compagni.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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