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Arriva monsignor Cevolotto: il nuovo vescovo di Piacenza e le sfide lanciate dal suo stemma

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Monsignor Adriano Cevolotto: conto alla rovescia per l’ingresso in diocesi del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio. L’appuntamento è domenica prossima 11 ottobre, alle ore 16, con la solenne Eucaristia celebrata in Cattedrale. Il rito sarà preceduto, in giornata, da una serie di tappe di avvicinamento. La primissima accoglienza, addirittura al casello autostradale di Piacenza sud, da parte del vicario generale monsignor Luigi Chiesa. Quindi: la parrocchia di San Lazzaro; la basilica di Santa Maria di Campagna; il centro Caritas “Il Samaritano” in via Giordani; il pio ritiro Cerati in via Torta; la basilica di Sant’Antonino.

Prima, però, di presentarsi di persona, monsignor Cevolotto si è in qualche modo preannunciato ai Piacentini, valendosi di due mezzi tra i più risalenti della tradizione episcopale. Stiamo parlando dello stemma e del motto, che campeggiano sugli atti ufficiali del vescovo e anche sulla facciata del duomo. L’araldica ecclesiastica sembra, dunque, svolgere ancora un ruolo. Può, cioè, evocare impressioni conformi al magistero che il vescovo intende esercitare a beneficio dei fedeli affidati alla sua cura pastorale.
E allora andiamo a scoprire la divisa araldica di monsignor Adriano Cevolotto, ultimo successore di san Vittore. Servendoci, fra l’altro, delle spiegazioni da lui stesso offerte nel corso di un’intervista, concessa settimane fa ai media diocesani.

Il motto in italiano e le sfide dei tempi

Lo stemma e il motto episcopali, invero, hanno cambiato ruolo. In passato, quando l’autorità ecclesiastica gareggiava col potere civile di imperatori, re, nobili e signori locali, essi consentivano il riconoscimento sociale del casato e della persona del vescovo. Oggi, deposte del tutto le velleità temporalistiche, fungono quasi da biglietto da visita del presule che ne è titolare. Rappresentano la sua storia personale e suggeriscono le linee guida delle sue future priorità pastorali. Più la rappresentazione dello stemma è chiara e più il motto riesce comprensibile, meglio l’araldica assolve il proprio ruolo strumentale alla reciproca identificazione tra il vescovo, il presbiterio ed i fedeli diocesani.

A questo proposito, se lo stemma (come vedremo subito) è tripartito e, dunque, abbastanza complesso, il motto scelto da monsignor Cevolotto è particolarmente icastico. E costituisce la maggiore novità araldica introdotta dal nuovo vescovo. Egli, infatti, ha scelto di scriverlo in italiano, anziché come da tradizione in latino. Si trova in un cartiglio, posto ai piedi dello scudo. “Prendi il largo”, dal vangelo secondo Luca (5, 4). Nella lingua ufficiale della Chiesa (tale è ancora formalmente il latino), riuscirebbe: “Duc in altum”. È un passo classico tra quelli che illustrano la sequela, la vocazione del discepolo.

Al nuovo vescovo dei Piacentini sembra un invito particolarmente appropriato nel momento presente, da vivere come una sfida, dinanzi alla quale osare sulla parola di Gesù. È questa, del resto, la risposta di Pietro, nella pericope evangelica da cui è tratto il motto. “Sulla tua parola, lancerò le reti”, risponde l’apostolo al comando del Maestro di provare a pescare addirittura fuori orario, cioè di giorno, dopo una notte inutilmente spesa sul lago. E riempirono di pesci due barche, conclude il racconto. Monsignor Cevolotto ha voluto incise sul pastorale, che la diocesi gli ha donato, entrambe le frasi.

Lo stemma: ornamenti, colori e simboli

Veniamo allo stemma, che consta di 3 elementi: il galero verde a 12 nappe, la croce astile e lo scudo tripartito. Il galero è l’antico cappello prelatizio piatto, che talvolta i vescovi indossavano in occasione proprio del loro ingresso in diocesi e ne ha sempre coronato le insegne. Veniva anche collocato sopra la cattedra vescovile. Le nappe sono i fiocchetti decorativi, discendenti da sotto la calotta del copricapo fin sugli omeri. La croce è di color oro ed è posta dietro lo scudo, in palo come si dice in gergo araldico. I due bracci sono marcati da 5 gemme color rosso, che ricordano le piaghe di Cristo crocifisso.

Lo scudo è diviso in 3 campi, di colore rispettivamente rosso, bianco (argento) e sabbia (oro). Il bianco e il rosso sono i colori della città di Piacenza. Il color sabbia rimanda al deserto, un’esperienza centrale della spiritualità cristiana e, prima ancora, dei profeti dell’antico Israele. Ma il deserto, come ricorda il vescovo Adriano, è un’esperienza presente moralmente nella vita di tutti.

In ciascuno dei 3 campi troviamo altrettante raffigurazioni. In campo rosso la colomba, che richiama san Colombano e così Bobbio. È rappresentata in volo, anziché a terra e reca nel becco il tradizionale ramoscello d’ulivo, preludio dell’alleanza noachica (Gn 8, 11). In campo bianco sta il vessillo di Treviso, terra di provenienza del nuovo pastore. La bandiera trevigiana è associata dalla tradizione all’iconografia di san Liberale, patrono della città veneta e dell’omonima diocesi. In campo dorato, abbiamo una duplice rappresentazione. Sopra, il Sacro Cuore di Gesù, nella forma con cui usava vergarlo sui suoi scritti il beato (e prossimo santo) Charles de Foucauld, che pure fece fisicamente la citata esperienza del deserto. Il Sacro Cuore è anche un richiamo all’Università Cattolica, che ha nella città emiliana una delle sue sedi. Più in basso, il libro della Scrittura, aperto con le due lettere Alfa e Omega (Cristo principio e fine) e appoggiato su una palma. Quest’ultima è l’emblema dei martiri e, a Piacenza, il pensiero corre ad Antonino e Giustina.

La sfida e l’augurio

Oggi l’araldica ecclesiastica, più che magnificare, dà a pensare. Adempie, cioè, una funzione prettamente strumentale al messaggio ecclesiale fondamentale, che è il Vangelo stesso. Da questo punto di vista, è forse più rilevante la scelta del motto rispetto a quella delle insegne. E, non per caso, il vescovo Adriano ha ritenuto di innovarne la forma linguistica, conferendogli con l’italiano una più immediata comprensione.

Lasciamoci, dunque, provocare dall’esortazione a prendere il largo, che monsignor Adriano Cevolotto rivolge alla chiesa piacentina-bobbiese sin dall’esordio del suo ministero. E gli facciamo i migliori auguri, perché il suo ministero sia altrettanto fecondo quanto impegnative e affascinanti sono le insegne sotto le quali si appresta a darvi inizio.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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