
Borgotrebbia: da Monsignor Romero a Thomas Becket e a don Minzoni. Un quartiere di Piacenza e tre religiosi entrati nella storia. Se continuerete a leggere, vi sarà chiaro che cos’hanno in comune.
Monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador viene ucciso nel 1980 da un cecchino degli squadroni della morte mentre celebra messa. La causa dell’omicidio è il suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura militare del suo Paese.
L’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket nel 1170 viene ucciso nella sua cattedrale da sicari del re Enrico II più o meno per gli stessi motivi. Entrambi sono stati elevati agli onori degli altari.
Correva l’anno 1923 quando anche don Giovanni Minzoni veniva assassinato dai fascisti sempre per motivi politici.
Di sacerdoti martiri per le loro idee ne contiamo a squadroni. E si badi bene, non parliamo di martiri come don Giuseppe Puglisi, ucciso nel 1993 dalla mafia. Stiamo parlando solo di religiosi uccisi dal potere costituito.
Il lockdown di Conte
Il tratto che accomuna i tre religiosi è dunque quello di essersi schierati contro i regimi quantomeno illiberali del loro tempo. E, se vogliamo, l’imposizione del lockdown generalizzato e non sorretto da un voto del Parlamento un tantino illiberale lo è; soprattutto perché protratto per un tempo che molti ritengono eccessivamente dilatato. Lo sappiamo, c’è la pandemia di Coronavirus, si muore come canne al vento, i contagi non diminuiscono come vorremmo. Ma nonostante questo sia comune a tutti, a Borgotrebbia sembra che si mastichi più amaro di altrove. Vediamo perché.
Il prete controcorrente
Borgotrebbia è un quartiere periferico di Piacenza; quartiere operaio (e perciò per tantissimo tempo comunista) dove l’unico punto di aggregazione è sempre stata la locale cooperativa.
Fin quando arriva don Pietro Cesena. E cambia tutto: la parrocchia diventa una fucina di iniziative di solidarietà; le omelie del “don” sono infuocate e attirano molti fedeli. Tanto che i residenti della piccola frazione si lamentano dei parcheggi selvaggi della domenica mattina. Ma don Pietro non si ferma davanti a nulla: organizza pellegrinaggi e accoglie le ragazze madri; attira i giovani in un oratorio che sembra quello di Celentano degli anni 50. Ama anche le nuove tecnologie e apre un canale YouTube dove arringa i suoi fedeli.
Don Pietro non si smentisce
È sempre lui che il 28 febbraio scorso, quando il vescovo di Piacenza aderendo alle disposizioni della Cei annuncia la sospensione delle messe, che dichiara: “Io la messa la dico lo stesso”. E si fa fotografare mentre sostituisce l’acqua santa col disinfettante gel.
Da allora, e sono quasi due mesi, don Pietro prosegue imperterrito, “perché non si può di certo negare la santa eucarestia a chi la domanda (osservando le dovute cautele sanitarie) né tantomeno le ceneri ai poveri peccatori desiderosi di conversione…”.
Arriva la Questura
Dopo l’ennesima segnalazione, arriva domenica 19 aprile e nella chiesa di Borgotrebbia piomba la Questura. Un nuovo monsignor Romero? Un nuovo Becket o don Minzoni? Macché. I poliziotti attendono addirittura che la messa celebrata davanti a una ventina di persone ben distanziate sia terminata e poi intervengono a multare prete e fedeli.
Il giorno stesso don Pietro è su tutte le prime pagine, anche per aver detto, proprio quella domenica: “Non pagate le multe della polizia. Non abbiate paura di venire alla messa. È anticostituzionale, è qualcosa di oppressivo. Andremo dai giudici e tutto questo vedrete che verrà messo in discussione”. Ai mass media dichiara: “Io rispondo per il mio essere prete. Stiamo pensando al dramma psicologico della gente che in questo momento sta cominciando ad andare fuori di testa?”.
Marcia indietro a Borgotrebbia
Oggi il ripensamento: il monsignor Romero di Borgotrebbia, forse perché richiamato dal vescovo, forse perché travolto dall’ira dei social, china il capo e paga la multa di 400 euro che gli era stata comminata domenica; poi ringrazia i poliziotti che “hanno avuto la sensibilità di intervenire a messa finita”.
Lo sappiamo, don Pietro, noi che la conosciamo bene. Lei avrebbe preferito un intervento più teatrale. Anche perché in quel caso avrebbe avuto dalla sua l’aiuto del microfono. E chissà come avrebbe tuonato di fronte all’irruzione delle forze dell’ordine. Ma non è andata così. E noi siamo sempre alla ricerca di martiri, se ce ne sono ancora in giro.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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Mi complimento con lei Dr Solari. Monsignor Romero non abita a borgotrebbia. Anzi ci abita Nessuno