La primavera porta con sé la voglia di festa e quale modo migliore di farla se non con una bollicina di qualità? Monte Rossa, in Franciacorta, celebra la nuova stagione con il “Festival di Primavera” l’8 e il 9 marzo: un’opportunità per scoprire le sue prestigiose etichette e fare scorta per i prossimi brindisi.
L’ascesa di Monte Rossa
È il 1972 quando la famiglia Rabotti giunge a Monte Rossa nella villa storica. Paola Rovetta è una pioniera della Franciacorta. Col marito Paolo dà il via a questa importante storia d’impresa e di successi nel calice lasciata in eredità al figlio Emanuele, attuale proprietario di Monte Rossa.
“Io sono, se noi siamo”: è il credo di Paolo Rabotti nonché incipit del sistema Franciacorta; concetto concretizzato con la creazione, nel 1990, del Consorzio Franciacorta del quale l’imprenditore è il primo presidente. Ai genitori di Emanuele, entrambi scomparsi, è dedicata una diffusissima bottiglia; mentre la vasca in cui Paola ha vinificato le sue prime bottiglie oggi campeggia tra i filari che rievocano la storia della Franciacorta, davanti alla nuova cantina.
Una star del Metodo Classico
Cabochon è la novità principale introdotta da Emanuele con la vendemmia 1987: prima una bottiglia e ora un’intera linea a sé stante, un brand di stile e intensità. L’inconfondibile etichetta è disegnata (o meglio, modellata, siccome le prime erano vere placche d’argento) dall’orafo Gianmaria Buccellati, mentre il nome si rifà a un taglio di pietre preziose: fin dagli esordi è una bottiglia simbolo di glamour e di festa. Ben presto diventata un must: arriva da Frank Sinatra, in California, dove viene sorseggiato da personaggi come Julio Iglesias, Telly Savalas, il protagonista della serie Kojak, il premio Oscar Jack Palance.

Rabotti su Cabochon non ha mai concesso sconti: voleva essere apprezzato per la qualità e non per la convenienza, piazzandosi così nella fascia alta degli spumanti. Si tratta di vino amato tanto dal mondo glamour e delle feste, dagli influencer che amano il lusso di queste bollicine, ma anche dagli estimatori della qualità nel calice: non per nulla ho incontrato a Monte Rossa una delegazione di produttori veneti in visita a questo gioiello di gusto e modernità.
Le cantine, tra storia e attualità
La collina che domina Bornato ospita la cantina storica e l’antica villa tra i vigneti dove si svolgono le attività agricole. La produzione è invece nella nuova sede che da tre anni guarda quel colle: una cantina innovativa che punta a incrementare qualità e continuità aziendale.
L’enoturismo rappresenta ormai una strada importante per veicolare il prodotto: nella nuova cantina si viene infatti accolti da curatissimi prati e vigneti con i tre tipi di allevamento per ricordare la storia della Franciacorta. Se questa zona affascina, è però la parte sotterranea che fa la differenza nel vino: progettata pensando a chi ci lavora e alla sostenibilità, non è la classica cantina “romantica”, con la polvere sedimentata, buia, bensì luminosa e moderna.
Lo spazio principale – sogno di Emanuele da sempre – è un’ambiente unico, senza neppure un gradino, dove la bottiglia nasce e rimane fino alla vendita, giovando in tutto il suo ciclo di temperatura, umidità e illuminazione controllate. La ricerca per innovare è continua, “perché è sperimentando che si può migliorare”: attualmente è la volta dell’affinamento in ceramica, sintesi positiva dei pregi dell’acciaio e del legno.

Ne escono 500mila bottiglie all’anno, principalmente destinate al mondo Horeca italiano; il 15% va all’estero. È sorprendente come senza numeri enormi abbiano saputo crearsi un’immagine tanto conosciuta e ricercata.
Due calici per viaggiare nel Monte Rossa
Un’azienda si misura dalla qualità del prodotto base, il più diffuso, che ne è il biglietto da visita. Rabotti parte dal concetto che un calice di Monte Rossa deve piacere, essere franco, pulito, semplice: solo dopo si possono eventualmente aggiungere contenuti che stupiscono.
Così nasce il PR Brut (27 €), prodotto solo da uve bianche, di freschezza e piacevolezza che appena la temperatura nel calice cresce leggermente colpisce per lunghezza del sorso e ampiezza. Un vino buono non necessita di temperature di servizio polari ma, anzi, con qualche grado in più si esprime per il fuoriclasse che è, se lo è. Dedicato ai fondatori Paola e Paolo, è un vino di struttura senza essere pesante, che invita alla beva; gastronomico che può accompagnare pranzi a tutto tondo… e che ho particolarmente apprezzato: provatelo, e poi mi direte!
Oggi va molto forte il Coupè (28 €): brut nature di Monte Rossa 24 mesi sui lieviti, di pronta beva ma che può avere buona evoluzione in cantina anche fino ai 5 anni. Un pas dosé addirittura morbido, grazie a invecchiamento e cuvée, che lascia la bocca vivace e pronta. Vino di eleganza, a mio giudizio ideale per l’aperitivo.
Cabochon: la stella nel calice
Veniamo a Cabochon: è un millesimato, pertanto varia ogni annata: si è così ideato il Fuoriserie dalle edizioni numerate, la cuvée per dare continuità di stile nel tempo grazie al 20-22% di vino riserva. Ci sono anche il brut nature millesimato Doppiozero, il Fuoriserie Rosé e, in annate speciali, anche il millesimato Stellato che si affina sui lieviti 7-8 anni. Linea dalla filosofia antica ma accattivante per il consumatore.

Ecco allora Fuoriserie n°025 (65 €): oltre 36 mesi di invecchiamento danno note di tabacco biondo, fiori bianchi disidratati, albicocca e in chiusura una nota di timo cedrino, zafferano e mandorla. Gusto denso, equilibrato, di buon corpo e dall’ottimo bilanciamento tra acidità e struttura; Beva elegante e piacevole.
Passiamo al non dosato con Cabochon Doppiozero (110 €). Chardonnay e Pinot nero per profumi fruttati ma ampi sentori floreali e balsamici. Al palato è fresco, sapido e di eccellente bevibilità con bocca tesa di grande persistenza dal ritorno floreale e agrumato. Vino di ottimo spessore: circa 50 mesi sui lieviti per una grande bollicina.
C’è poi il vigneto urbano più grande d’Europa… ma questa è un’altra storia, che vi racconterò in una chiacchiarata con Emanuele Rabotti imprenditore, grande comunicatore e filosofo del piacere del vino.








