Luca Morisi: da giorni fiumi di parole – per non dire di altro – si scaricano sull’ex spin doctor di Matteo Salvini e inventore della “Bestia”, meccanismo mediatico efficacissimo e spietato. Ma noi oggi non vogliamo parlare delle conseguenze politiche su Salvini, sulla Lega o sulle vicinissime elezioni amministrative. Vogliamo solo prendere in esame la vicenda dal punto di vista giuridico.
Cos’è successo?
Partiamo dai fatti finora noti:
- Nella notte tra il 13 e il 14 agosto scorso Luca Morisi, 47 anni, capo della comunicazione della Lega di Salvini, riceve nella sua casa di Belfiore, vicino a Verona, due romeni che dichiarano di essere “modelli ed escort” assieme ad un amico cinquantenne;
- i due romeni dichiarano di essere stati contattati e che il Morisi avrebbe offerto loro 4.000 euro per una notte, versando in anticipo ad uno dei due 2.500 euro con un bonifico e consegnando 500 euro in contanti al loro arrivo;
- passata la notte i due romeni – più o meno ventenni – si allontanano e chiamano i Carabinieri, che accorrono. Qui le versioni iniziano a divergere: i due mostrano ai militari una boccetta che affermano contenga Ghb, la droga dello stupro, affermando che a loro l’aveva data Morisi. Uno dice di averla trovata nella sua auto, nel cruscotto, l’altro sul sedile posteriore. Alla domanda come l’avessero ricevuta dal Morisi affermano che «non essendo loro» il contenitore non poteva che essere del Morisi;
- i carabinieri perquisiscono l’abitazione del Guru veronese e rinvengono due grammi di cocaina;
- i due romeni dichiano che, alla fine della serata, «stavano male» e alla domanda su come mai, stando male, hanno preferito chiamare i carabinieri al posto della più naturale ambulanza hanno risposto che «era sembrato loro più naturale».
Morisi: le conseguenze
Al momento i due modelli sono tornati in Romania, mentre il solo Morisi è accusato di cessione di stupefacenti. La pena per lo spaccio (articolo 73 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) è estremamente severa: da sei a vent’anni di reclusione e comporta sempre la misura cautelare che può essere la detenzione in carcere o agli arresti domiciliari.
Eppure la procura di Verona, che procede contro Morisi, non ha applicato nessuna misura. Forse perché prevede già sia applicabile il comma 5 (fatto di lieve entità) che prevede una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione. Per la configurazione del reato non è necessaria la “vendita” in cambio di denaro. Il comma 1 infatti elenca che risponde del reato di spaccio chiunque: “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti”.
Ricordiamo anche che il semplice possesso di sostanze stupefacenti per uso personale non è previsto dalla legge come reato. Di conseguenza la scoperta dei due grammi di cocaina in casa del Morisi non avrà nessuna conseguenza penale.
Ma la boccetta?
Secondo la procuratrice capo di Verona, Angela Barbaglio, non sono ancora pervenute le analisi del contenuto della boccetta, che – per quanto ne sappiamo – potrebbe contenere anche acqua o vodka. Solo all’esito della perizia chimica si potrà dire se Morisi è colpevole o meno. Sempre che sia stato lui a consegnare la boccetta, cosa ad oggi tutta da dimostrare e che sia lui che il suo avvocato, per ora, negano: «Non ho commesso alcun reato, ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo. Chiedo innanzitutto scusa per la mia debolezza e i miei errori».
Questa è l’unica dichiarazione resa finora dal Morisi. E in effetti, la procuratrice veronese ha dichiarato che dal punto di vista penale la vicenda deve essere considerata «banale».
E adesso?
Facile ripetere il motto gesuita: “Nisi caste saltem caute”, se non riesci ad essere casto, almeno fallo con cautela. Convocare a casa propria due escort romeni ventenni trovati su piattaforme equivoche, pagarli con bonifico bancario – tracciabile per definizione – non appare la mossa più astuta se non si vuol finire nel gorgo mediatico, tanto più dopo essersi scagliato, per conto di Salvini, contro droga, gay e immigrati.
Le conseguenze penali per Morisi saranno in ogni caso modeste, anche perché i due modelli hanno dichiarato di non ricordare se lo stesso ha usato violenza nei loro confronti e hanno ammesso di aver assunto droga di loro spontanea volontà.
Notizie in fuga…
Alla domanda sul come mai, dopo un mese e mezzo dai fatti, la notizia su Morisi sia uscita proprio alla vigilia delle elezioni, la procuratrice Barbaglio, ha risposto:«Sia il mio Ufficio che i Carabinieri abbiamo mantenuto il più stretto riserbo, trattandosi di segreto istruttorio e non ho idea di come la notizia sia trapelata», respingendo fermamente («sono esterrefatta») qualunque ipotesi di giustizia ad orologeria.
Allora, dato che i giornalisti non hanno visioni mistiche, vuol dire che qualcuno lo ha comunicato. L’apertura di un fascicolo per far luce sulla fuga di notizie potrebbe non essere una cattiva idea, no?
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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