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Movimento 5 Stelle: la partita Grillo-Conte è finita, o sarà ancora lunga?

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Beppe Grillo contro Giuseppe Conte: guerra finita, dopo la seconda bocciatura consecutiva del Garante da parte dei votanti online del Movimento 5 Stelle, oppure li attendono altre battaglie? Sarà il tempo a dirlo, anche se, nel Paese che si menava vanto di essere la “patria del diritto”, i passaggi giudiziari (non di rado tomba della giustizia) sembrano obbligati.

In effetti, si dice che il comico inventatosi capopopolo sia intenzionato a sventolare tutto il ventaglio delle cause a sua disposizione: il nome, il simbolo, il diritto civile dei marchi e della proprietà industriale e quello elettorale, la rinuncia alla manleva in cambio della possibilità di fare concorrenza. Già da questo sommario, inventario delle possibili frecce legali all’arco dell’ex Garante, si capisce come siamo molto distanti dalla politica. Forse, però, con il Movimento 5 Stelle ci siamo sempre stati e proveremo a dire in che senso.

Col voto online, addio a…

Prima, in ogni caso, conviene fare il punto della situazione pentastellata dopo l’ultimo voto online. Dalla conta esce rafforzato Conte, ci si perdonerà il gioco di parole ma la tentazione era irresistibile. Con la votazione conclusasi l’8 dicembre, gli iscritti che si sono espressi hanno archiviato l’ultimo caposaldo della creatura del defunto Gianroberto Casaleggio e Grillo. Stiamo parlando del completo superamento della figura del Garante (voluto dall’80,5% di quanti si sono pronunciati). Il dato più significativo della votazione-bis pretesa dall’attore è stato comunque quello della partecipazione, anche perché Grillo ha fatto ripetere le operazioni proprio sperando in una diserzione di massa che ne inficiasse la validità. Invece, l’affluenza è leggermente aumentata (da poco più del 61 a quasi il 65% degli aventi diritto) e questo ha sancito la vittoria di Conte.

Nella prima votazione del 24 novembre, d’altra parte, gli iscritti partecipanti alla consultazione avevano già mandato in soffitta il limite dei 2 mandati elettivi, oltre ad essersi espressi su un gran numero di altre questioni sia organizzative interne (tra cui la modificabilità del simbolo-contrassegno), sia di collocazione strategica del Movimento e di merito politico. In pratica, è stata rarificata in toto la linea de “l’avvocato del popolo”, a partire dalla definizione (che ha suscitato insieme dubbi e ironie) di «progressisti indipendenti» per i 5 Stelle.

Beppe studia le contromosse

Cosa succederà adesso, al netto delle scenografie e delle coreografie (post in stile The Truman-Show e lettera di referenze per Conte indirizzata al Pd) che sono un corollario indispensabile per lo spettacolo di un attore?

Grillo potrebbe puntare tutto sulla via dell’intralcio legale alla sua creatura che lo ha rinnegato, contestando l’utilizzo da parte di quest’ultima del logo pentastellato. Il notaio Alfonso Colucci, uomo di fiducia di Conte, afferma che il comico si sarebbe disarmato volontariamente nel momento in cui, con una scrittura privata firmata un paio d’anni fa, ha scambiato la manleva (garanzia per danni) prestata a suo favore da parte del Movimento con la rinuncia a fare concorrenza a quest’ultimo e, soprattutto, a contestarne l’utilizzo del nome e del simbolo. Secondo Enrico Maria Nadasi (commercialista di Grillo) e Lorenzo Borrè (avvocato di tanti espulsi da Grillo, ma ora in riavvicinamento al comico), quella scrittura privata attesterebbe invece che nome e logo sono di proprietà dell’ex Garante e non dell’Associazione Movimento 5 Stelle 2017 (la forza politica attuale, presieduta da Conte).

Diversamente, ove rinunciasse ad adire le vie legali ovvero anche insieme a queste ultime, Beppe l’Elevato potrebbe puntare a sostenere in vario modo un’altra impresa politica, concorrente con il Movimento contiano e raggruppante i dissidenti rispetto alla fase costituente appena conclusa. Scissione al contrario, insomma e sfida sulla bilancia elettorale, per sapere chi pesa di più. L’ex presidente del Consiglio, comunque, commentando i risultati della ripetizione della votazione, ha messo in guardia Grillo dalle tentazioni legali.

Credibilità e Movimento

Perché abbiamo detto che con la politica il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto poco a che fare? Perché, secondo noi, gli ha sempre fatto difetto la credibilità della linea e dei comportamenti. Un attore comico che fa battute esilaranti e, attingendo al registro satirico, sottolinea alcune contraddizioni istituzionali e sociali può essere una fonte d’ispirazione, ma non può diventare il capo, né il nume tutelare di una forza politica. L’attore finge per mestiere e l’incoerenza per lui non è un problema, per il politico è – e sicuramente dovrebbe essere – diverso.

Le alleanze servono, se la politica si fa dentro le istituzioni democratiche e rappresentative e non si hanno i numeri per governare da soli. Nel 2013, si è detto che i grillini avessero congelato il 25% dei voti. Nel 2018, hanno ingaggiato il loro 33% in tutte le formule politiche possibili (verdi, rosse e neutre), ma hanno accettato gli incarichi e, pur di non mollarli, si sono dati al più sfrontato dei trasformismi, passando dalla Lega al Pd e finendo addirittura per sostenere un banchiere centrale ma pure privato come Mario Draghi. Adesso, si barcamenano all’opposizione e non sanno che pesci pigliare con il campo largo di Elly Schlein, che si è ripresa gran parte dei voti di sinistra del Movimento.

Il condominio 5 Stelle si svuota

A fronte di un Grillo messo in secondo piano quasi fatalmente dall’istituzionalizzazione del Movimento, c’è un Conte che non riesce ad elaborare il lutto della perdita di palazzo Chigi. Vanitoso e seducente, cavalca tutte le tigri pur di lucrare sulle difficoltà degli attuali avversari e dei potenziali alleati. Sì, perché per “Giuseppi” mai dire mai sulle alleanze e dire tutto e il suo contrario sulla politica. Prendete due esempi: la definizione di «progressisti non di sinistra» e il pacifismo anti-Nato. La definizione serve a ribadire che le mani del Movimento sono sempre libere. Il pacifismo ostentato (ridicolo, in un Paese già senza difese come il nostro) è sfrontatamente una posizione demagogica di opposizione, perché al governo Conte si è mangiato e ha fatto mangiare a tutti l’emergenza pandemica, che era la parola d’ordine del momento, com’è adesso l’Ucraina.

Un padrone di casa sfrattato e un amministratore molto preso di sé: il condominio 5 Stelle sembra destinato a svuotarsi. E non può più fare affidamento né sul reddito di cittadinanza per le pigioni, né sui bonus edilizi per le ristrutturazioni.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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