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Movimento 5 Stelle: perché Tav e Diciotti possono travolgere Di Maio

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Movimento 5 Stelle, Di Maio e l’effetto domino. Adesso che si sono raffreddati i risultati delle elezioni regionali abruzzesi, cosa succederà? I conti sono lì sul tavolo: rispetto alle politiche di 11 mesi fa, i voti dei 5 Stelle si sono quasi dimezzati. Un risultato che nemmeno se avessero candidato Matteo Renzi: il 20,2% contro l’oltre 39% del marzo scorso.

La Lega di Salvini invece ha raddoppiato i suffragi (dal 13,8 al 27,5%), diventando il primo partito della regione del centro-sud. E anche se il ministro dell’Interno dopo la vittoria abruzzese del centrodestra si è preoccupato di rassicurare tutti sul fatto che per il governo Conte non cambia niente, sappiamo che non sarà così. Soprattutto se il trend dovesse continuare.

Le prossime regioni

Da qui alle elezioni europee del 26 maggio si apriranno ancora le urne in Sardegna (24 febbraio), Basilicata (24 marzo) e Piemonte (sempre il 26 maggio). Mentre in Calabria e in Emilia-Romagna le regionali si terranno in autunno.

La situazione in Basilicata è la più simile a quella abruzzese. Oggi la regione è governata dal Pd, ma lo scandalo sui concorsi truccati nella sanità lucana, che nel 2018 ha travolto il presidente della giunta Marcello Pittella, ha messo altro piombo nelle ali del centrosinistra, se mai ne occorresse ancora.

In Sardegna (sempre a guida Pd) è facile prevedere che avrà partita vinta chi si intesterà la rivolta dei pastori, che stanno protestando per il basso prezzo del latte e per le importazioni del prodotto da altri Paesi Ue. Così Salvini, velocissimo, ha già schierato il ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio che ne ha subito sposato la causa.   

Di Maio: scelte difficili 

Ma torniamo ai 5 Stelle: dopo la débâcle abruzzese sono in grandissima difficoltà, come mai prima nella loro storia. I prossimi tre mesi per Di Maio saranno determinanti. Oltre alle campagne elettorali regionali ed europea, ci sono da prendere una serie di decisioni non più rinviabili. E direttamente incidenti sui risultati elettorali, così come, indirettamente, sulla maggioranza di governo.

Come Napoleone, sono condannati a vincere sempre. Perché nel momento in cui si fermano gli manca il freno a mano. Dunque il rischio valanga è più che concreto. E questo rischio valanga, o effetto domino che dir si voglia, dovrà scontrarsi nelle prossime settimane soprattutto con il disvelamento della famosa analisi costi benefici sulla Tav e con il caso Diciotti.

No Tav o Sì Tav?

Oggi il Movimento 5 stelle sta scontentando sia i no Tav, che lo vorrebbero ancor più deciso e barricadero, sia i sì Tav, che non crederanno all’analisi negativa del professor Marco Ponti neppure quando la vedranno pubblicata sui media.

Entrambi gli schieramenti col passare del tempo sono diventati manichei e non sono più disposti a ragionare. Tutto il bene è dallo loro parte e tutto il male dall’altra. E secondo noi molto male ha fatto Di Maio a definire “una ciofeca” l’ipotesi cerchiobottista di fare una Tav a costi e scartamento ridotto, che avrebbe forse quadrato il cerchio.

Così adesso il vicepremier o continuerà a dire no all’alta velocità Torino-Lione, mettendosi contro una bella fetta del suo elettorato e mandando in crisi il rapporto con Salvini, oppure – in nome della ragion di Stato – si piegherà alla riapertura dei cantieri in val di Susa, perdendo per sempre il popolo no Tav.

Il salva-Salvini

E sull’affare Diciotti, e cioè sull’autorizzazione a procedere contro Salvini? Per ora il Movimento 5 stelle non ha deciso. Singoli esponenti si sono espressi chi a favore chi contro, ma la linea dev’essere ancora tracciata.

Delle due l’una: se vota a favore del processo, consente a Salvini di fare il martire nelle prossime campagne elettorali. Aumenta ancora il suo consenso e mette in grave crisi il governo.
Votando no, salva Salvini dal processo. Ma si espone, soprattutto difronte alla sua componente sinistro-giustizialista (Fico e Di Battista, per intenderci), all’ennesima figuraccia e all’inevitabile ulteriore calo di consensi.

Il baciamano di Afragola

Scelte difficili, veri rompicapo. Ma il momento drammatico del Movimento 5 stelle forse si spiega con un aneddoto illuminante avvenuto ben prima del voto abruzzese. Ricordate il fan che ha baciato la mano di Salvini ad Afragola? Alla domanda sul perché l’avesse fatto, ha risposto candidamente: “Perché Salvini ci darà il reddito di cittadinanza”.

Se un elettore la pensa così, nonostante l’atteggiamento più che tiepido di Salvini verso la misura principe del Movimento 5 stelle, sbandierata in ogni dove, vuol dire che tutti hanno davvero la sensazione che il ministro dell’Interno sia il vero deus ex machina dell’interno governo. Quindi, a maggior ragione dopo il voto abruzzese, per Di Maio e i 5 Stelle fermare l’effetto domino da L’Aquila a Bruxelles sarà davvero molto difficile. 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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