L’onorevole piacentina Elena Murelli torna a parlare. Rompe il silenzio dopo circa 40 giorni per raccontare come mai ha intascato il bonus da 600 euro? Nemmeno per sogno. La deputata leghista, come neanche fosse (a proposito ma non era stata sospesa dal suo partito?), spiega agli elettori piacentini il suo punto di vista sul risultato del referendum per il taglio dei parlamentari.
Ricordiamo che il Parlamento ha votato la modifica della Costituzione quattro volte, con maggioranze sempre elevatissime. Poi 70 parlamentari, alcuni dei quali avevano già votato sì più di una volta, hanno chiesto il referendum. E al referendum, che in questo caso non prevede il raggiungimento del quorum, hanno partecipato comunque oltre la metà degli aventi diritto (53,84%) dei quali oltre il 69% ha votato Sì.
Il comunicato congiunto
Che cosa dice l’onorevole Elena Murelli? Prima facciamo una premessa: il comunicato stampa diffuso nella serata di ieri la vede a braccetto con le dichiarazioni del senatore leghista piacentino Pietro Pisani. In questi casi si parla anche di dichiarazioni congiunte, ma preferiamo per chiarezza differenziare quanto attribuito nel testo all’onorevole Murelli e al senatore Pisani.
«Abbiamo sempre e coerentemente voluto, sostenuto e votato per la riduzione del numero dei parlamentari in tutti i passaggi previsti sia alla Camera che al Senato», afferma prima di tutto Murelli all’unisono con Pisani.
Il solo senatore leghista invece dichiara: «Avendo avuto questo risultato senza una vera riforma elettorale, il lavoro del parlamentare diventerà più caotico. Per i cittadini e i loro territori, ma anche per settori economici, organizzazioni e imprese sarà sempre più difficile parlare con i rappresentanti del popolo e far sentire a Roma la loro voce. Queste riforme fatte con il voto del 30% degli aventi diritto sono il segnale di una democrazia che sta scricchiolando».
Secondo Murelli, poi, «i lavori parlamentari saranno più complicati e il Parlamento sarà delegittimato. Se il M5s fosse coerente dovrebbe chiedere le elezioni, invece di puntare all’elezione del capo dello Stato. Parlano di contenere i costi, purtroppo è pronto un bando di assunzione di 300 funzionari che costeranno molto di più di quanto si risparmierà dal taglio dei parlamentari».
Qualche domanda
Allora, delle due l’una: o la riduzione del numero dei parlamentari è cosa buona, come si afferma all’inizio, o è una boiata, come si sottintende appena dopo. Nel secondo caso, perché l’onorevole Murelli (e il senatore Pisani) hanno votato a favore?
Altra domanda: io sto usando un’automobile. Decido di acquistarne un’altra. Per ciò stesso la prima non va più in moto? O continua ad andare, con le sue ruote, fino allo sfasciacarrozze? Perché una modifica della Costituzione deve “delegittimare” un Parlamento legittimamente eletto?
E il motivo per cui ha votato Sì, l’onorevole Murelli, è il risparmio? Tutti hanno detto che il risparmio è un elemento estremamente marginale; che non si butta niente, ma che se si riduce il numero dei parlamentari non è certo per risparmiare. E chi decide l’assunzione di 300 funzionari, preannunciata dall’onorevole Murelli? Il Parlamento? Se fosse così, basterebbe opporsi e fare ostruzionismo, agitare la stampa, farne un caso nazionale.
Riforma elettorale e Mattarella
Ancora: «Avendo avuto questo risultato senza una vera riforma elettorale, il lavoro del parlamentare diventerà più caotico», dichiara il senatore Pisani, opinione a cui è lecito pensare si associ anche la deputata piacentina. No, cara onorevole, semmai ciò può accadere senza nuovi regolamenti parlamentari. La riforma elettorale – necessaria per tornare alle urne, almeno per la ridefinizione dei collegi – viene prima. E non impatta col lavoro dei parlamentari. Senza dimenticare che i regolamenti si modificano con legge ordinaria e forse anche con un semplice atto amministrativo delle singole Camere. Sennò confondiamo pere con pomi.
Lungi da noi difendere il Movimento 5 stelle, ma non ci sembra proprio che in questa fase «punti all’elezione del Capo dello Stato», che non potrà avvenire né prima né dopo la data di scadenza, che sarà nel febbraio del 2022. Oppure voleva dire, l’onorevole Murelli, che i 5 Stelle non vogliono che questo Parlamento venga mandato a casa anticipatamente e cioè prima della scadenza del settennato dell’inquilino del Quirinale?
Meno è meglio?
Naturalmente supponiamo che l’onorevole piacentina si associ ancora a quanto dichiarato dal senatore Pisani quando poi afferma che con un numero ridotto di parlamentari “per i cittadini e i loro territori, ma anche per settori economici, organizzazioni e imprese sarà sempre più difficile parlare con i rappresentanti del popolo e far sentire a Roma la loro voce”. Oggi a Piacenza abbiamo i deputati Murelli, Bersani, De Micheli, Foti e il senatore Pisani. Cinque rappresentanti che, con la modifica referendaria, potrebbero scendere a tre. E cosa cambierebbe?
O meglio, diciamo che senza l’onorevole Murelli, avremmo più difficoltà a farci sentire a Roma? Lo sappiamo, la domanda è retorica e non merita risposta. Pensiamo solo che se l’onorevole Murelli, che è stata in silenzio stampa per il bonus da 600 euro dalla metà di agosto ad oggi, avesse proseguito nel suo digiuno, forse, e sottolineiamo il forse, sarebbe stato meglio per tutti, lei compresa.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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