Musei di Piacenza in mezzo al guado. I maggiori restano chiusi anche in zona gialla. Per quali motivi? In sintesi: risparmiamo risorse; finiamo i lavori in corso; arriveranno pochi visitatori, visto che non è ancora possibile valicare i confini provinciali e regionali.
Poi arriva un parziale contrordine: se la Galleria Ricci Oddi resta chiusa, in attesa che vengano finiti il lavori dell’impianto di climatizzazione, a Palazzo Farnese in febbraio si faranno un paio di aperitivi alla settimana (mercoledì e venerdì): incontri culturali tematici con prenotazione e dopo le 18, l’orario di chiusura dei bar.
Questo è quanto ha annunciato nei giorni scorsi l’assessore alla Cultura e al Turismo, Jonathan Papamarenghi, da Palazzo Mercanti. Intanto, in attesa di un possibile ritorno alla normalità dal mese di marzo, i privati riaprono chi del tutto o quasi (Biffi Arte, Volumnia, Rosso Tiziano) e chi su prenotazione (la Diocesi solo per la salita in Duomo alla cupola del Guercino e a San Francesco).
Cautela e briciole
Facciamo una doverosa premessa. L’apertura consentita su scala nazionale solo dal lunedì al venerdì e non nei fine settimana di certo non aiuta. La situazione richiede molta cautela per evitare assembramenti e mantenere il più possibile il distanziamento fisico; Piacenza è stata colpita dalla mortalità per Covid più di altre città italiane. Per cui, andare coi piedi di piombo è comprensibile.
D’altro canto la cultura conta eccome. È cibo per la mente. Qualcuno potrà di dire che sotto il profilo economico stiamo parlando di briciole rispetto ai numeri pre Covid. Ma sono briciole che almeno psicologicamente parlando valgono tanto oro quanto pesano. E non solo per gli operatori del settore, ma per tutto l’indotto e i normali cittadini.
Contraddizioni e desideri
Le scelte dell’assessore di Piacenza quindi sono comprensibili, però lasciano comunque perplessi. Anche perché non più di qualche giorno fa la sindaca Patrizia Barbieri aveva tuonato contro la chiusura di bar e ristoranti, scrivendo addirittura al premier Conte perché si studiasse un sistema in grado di consentire una riapertura contingentata di questi locali anche in zona arancione. In sostanza, pochi clienti nei locali e molti controlli, ma facciamoli riaprire.
E allora delle due l’una: perché addirittura in zona gialla non si possono riaprire i grandi saloni di Palazzo Farnese su prenotazione con visite mirate, contingentate e a tempo anche dal lunedì al venerdì? Perché non si può fare lo stesso per un vis-à-vis con la Signora del Klimt, che chissà quando rivedremo dal vivo, poiché incombe anche un riallestimento della Galleria annunciato dal nuovo presidente Fernando Mazzocca?
Quanti piacentini (anche della provincia) o quanti emiliani (oltre 4 milioni, perché va precisato che in zona gialla si può circolare tra una provincia e l’altra della regione) magari si ritaglierebbero qualche ora da dedicare a queste visite? A maggior ragione se poi ci fosse un anticipo degli orari del mattino (della serie colazione e museo…), ma anche un prolungamento in serata, per esempio fino alle 21, nel rispetto quindi del coprifuoco per rincasare?
Troppo complicato? Può darsi, ma uno scatto del genere potrebbe dare un po’ d’ossigeno ai locali e i negozi del centro, naturalmente nel rigoroso rispetto delle regole. E non basta dire che le giornate uggiose di febbraio non invitano a uscire per raggiungere le splendide sale del Farnese e godersi in santa pace gioielli come il Tondo di Botticelli. O che il Klimt con dei lavori in corso è meglio lasciarlo in pace, visto che è stato rubato nel 1997 in una situazione simile. Il tutto da godere dopo esser saliti alla cupola del Duomo, o aver fatto capolino per esempio nelle sale di Biffi Arte, collegando in qualche modo pubblico e privato.
Aspettando primavera
Insomma, guardando alla riapertura in particolare dei musei pubblici in altre città limitrofe e non (vedi Parma e la Pilotta…), Piacenza ancora una volta sembra in mezzo al guado. Soprattutto sotto il profilo della logica decisionale (dal Conte riapra i locali di ieri al chiudo i musei che dipendono da me oggi…); senza dimenticare poi pericolose fughe in avanti con aperture per aperitivi “culturali” fuori orario, dopo le fatidiche 18, che probabilmente ai gestori dei locali non faranno piacere.
Per carità, amministrare è già difficile di per sé e farlo in tempi di Covid probabilmente non ha paragoni. Ma aspettando la primavera, questo quadro sui musei piacentini più lo si guarda e meno convince.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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