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Nazismo, fascismo e comunismo tutti sullo stesso piano: giusto o no?

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Da sinistra: Mussolini, Hitler e Stalin

Nazismo, fascismo e comunismo sono uguali o equiparabili? Secondo il Parlamento europeo sì. Con un voto molto largo (535 favorevoli, 66 contrari e 52 astenuti) lo scorso 19 settembre l’assemblea di Strasburgo ha approvato una risoluzione dal titolo “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”.

Dentro a questa risoluzione, che continua a scatenare polemiche e dal titolo forse volutamente vago, c’è l’equiparazione di tutti i regimi totalitari. Fascismo e nazismo, ma anche comunismo. Ed è stata votata dal Ppe, al cui interno c’è Forza Italia, da “Identità e democrazia”, che raccoglie gli eurodeputati leghisti, dai “Conservatori e Riformisti”, a cui è iscritto Fratelli d’Italia e dal gruppo “Socialisti e Democratici” di cui fa parte il Pd. Il Movimento 5 Stelle invece si è astenuto.

Dall’Anpi all’Arendt

Ovviamente l’Anpi non poteva restare in silenzio. “Si accomunano oppressi e oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori”, ha commentato l’associazione. “Per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa”.

C’è anche chi a riguardo cita il premio nobel Thomas Mann: “Collocare sul medesimo piano il comunismo russo e il nazifascismo in quanto entrambi sarebbero stati totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è fascismo”. E questo lo scriveva nel 1942, fuggito negli Stati Uniti per evitare le atrocità naziste.

Altri, invece, come Federica D’Alessio su The Vision, fanno notare che la filosofa tedesca Hannah Arendt li aveva già equiparati nel suo saggio Le origini del totalitarismo del 1951. Dunque, niente di nuovo sotto il sole riguardo ai regimi fondati da MussoliniHitler Stalin.

Pd, social e storici

Sembra che la notizia del voto pressoché plebiscitario dell’aula di Strasburgo non sia andata a genio a qualche esponente del Pd. E del resto se solo consideriamo quante città e paesi italiani hanno vie intitolate a Lenin, Stalin, Gramsci e Togliatti, si possono capire gli italici mal di pancia. Sai che spesa per i comuni cambiare mezza toponomastica?

Sui social, invece, la notizia non ha destato particolare scalpore; forse perché la risoluzione non produrrà alcun effetto pratico. Poco dibattito anche tra gli studiosi e gli storici. La maggior parte tra loro ha concluso sostanzialmente con questa ovvietà: non compete ad un organismo elettivo dare o togliere patenti di totalitarismo, che spettano solo alla Storia.

Montanelli e Stalin

Esaurita la cronaca, possiamo entrare nella polemica? Indro Montanelli teneva appeso nel suo studio un ritratto di Stalin. E quando qualcuno gliene chiedeva il motivo, rispondeva ridendo: “Lo ammiro, perché è quello che fatto fuori più comunisti”. Il riferimento, ovvio, era alle purghe staliniane che hanno decimato la popolazione e gli stessi quadri dell’esercito e del partito.

Non possiamo negare, nessuno può negare, l’enorme apporto dell’Urss di Stalin alla sconfitta del nazismo. E il sacrificio umano del popolo sovietico, che secondo alcuni conta oltre 26 milioni di morti tra militari e civili. Ma nella sua trionfale marcia verso occidente e verso Berlino, Stalin ha fagocitato le tre repubbliche baltiche, la Polonia, la Germania Est, l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Romania, la Bulgaria e in minor misura la Jugoslavia di Tito, portando la “cortina di ferro” a un passo da Vienna, da Berlino e da Trieste.

Le sorti dell’Est Europa

Oggi possiamo dirlo senza tema di smentite: il comunismo ha trasformato floridi Stati storicamente europei in satrapie orientali. Le rivolte in Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, come la primavera del 1989, o la Romania di Ceausescu, hanno dimostrato plasticamente cos’era diventata mezza Europa sotto il tallone sovietico.

Lo hanno dovuto riconoscere anche loro con la costruzione del muro di Berlino: Trump erige muri per evitare che stranieri entrino negli Usa; Israele erige muri per evitare che palestinesi entrino nel suo territorio. Neppure il più efferato e corrotto regime asiatico (tranne, forse, la Corea del Nord) ha mai eretto muri per evitare che i suoi cittadini fuggissero all’estero.

Sconfitti dalla Storia

I tre regimi posti sotto accusa da Strasburgo hanno un’altra caratteristica che li accomuna. A un solo secolo dalla loro nascita (1917 comunismo, 1922 fascismo, 1933 nazismo) sono tutti sconfitti. E praticamente usciti dalla Storia. Se nessuna forma statuale nel mondo oggi può essere definita fascista o nazista, il comunismo ha alzato bandiera bianca dalla casa madre russa, a Cuba, alla stessa Cina. Quest’ultima, anche se si ostina a definirsi “Repubblica popolare”, oggi forse è più capitalista degli Usa.

La Corea del Nord non è un “regime comunista”; è un regime totalitario con un amore spiccato per le bandiere rosse. Ma non ha nulla da spartire con la tradizione marxista. E nonostante le paure per Salvini o per la Le Pen, per Alba Dorata o per Alternative für Deutschland, siamo proprio convinti che il nuovo millennio ci potrà forse dare molti dispiaceri, ma non più quelle tre esperienze.

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