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Noi con l’Italia, affare fatto: “quarta gamba” del centrodestra o di Berlusconi?

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Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto, presidente e coordinatore di Noi con l'Italia-Udc

Noi con l’Italia, dopo la minaccia di staccarsi sulla spartizione dei collegi, stringe l’alleanza ed entra nel centrodestra. La partita, giocata sul numero di posti da riconoscere ai centristi, si è chiusa a 31 collegi uninominali (su un totale di 232 alla Camera e 116 al Senato previsti dal Rosatellum). Si era partiti da un’offerta di 13, poi passata a 21. Ma non è bastato. Berlusconi, pare dopo un colloquio con Miccichè, il suo plenipotenziario in Sicilia, alla fine avrebbe sottratto altri 10 collegi a Forza Italia per chiudere l’accordo.

Centrodestra: pace armata?

I ringraziamenti sono stati tutti per l’ex premier. Il che la dice lunga sui rapporti tra Noi con l’Italia e “gli alleati” Salvini e Meloni, tutti da verificare dopo il voto del 4 marzo. Le scaramucce e i mugugni erano inevitabili, specie in un momento come questo. Alzare il prezzo, per strappare il più possibile, è la regola di ogni trattativa. D’altra parte, con la legge elettorale che ci ritroviamo, la politica è ridotta a mercato più di quanto non sia già di suo.  

Battere i 5 Stelle al Sud

Vediamo allora chi sono quelli che corrono sotto il nome di Noi con l’Italia. Non prima di aver chiarito una cosa. I centristi sono importanti (loro si definiscono determinanti) non solo per far vincere il centrodestra, ma anche per sbarrare la strada ai 5 Stelle. Il Nord è appannaggio dell’asse Forza Italia-Lega. Nel centro il Pd mantiene le roccaforti rosse. Quindi è al Sud, dove i centristi hanno più seguito, che bisogna giocarsi la partita contro i candidati di Di Maio. E se l’obiettivo di Noi con l’Italia è il 6% su scala nazionale, nel Mezzogiorno credono a un risultato di netto rilievo.

La destra dei centristi

Noi con l’Italia è nient’altro che la versione di destra dei centristi. Così recitava il comunicato con la minaccia di abbandonare le trattative sui seggi: “Siamo stati chiamati da Berlusconi a costituire una formazione cattolica e liberale, in grado di dare più forza alla proposta politica del centrodestra”. E quindi copre un’area politica tradizionale e territoriale. Rappresenta la quota della diaspora democratico-cristiana, ma anche liberale e riformista, che non si riconosce a sinistra. E che a destra, tuttavia, preferisce restare distinta sia dal leaderismo berlusconiano, sia dalle formazioni estreme. Senza dimenticare che il consenso di quest’offerta politica si concentra soprattutto in Puglia, Calabria e Sicilia.

 Cesa e Fitto: i due protagonisti 

E adesso passiamo in rassegna i principali esponenti di questo rassemblement centrista. Che si è visto portare in dote dall’Udc il suo logo, l’ambitissimo scudo crociato. Emblema che, per un elettorato di nicchia ma che può risultare comunque decisivo, rappresenta ancora molto ed evoca grandi ricordi.

Cominciamo dai due esponenti più rappresentativi: di capi, infatti, gli orfani della balena bianca non sanno che farsi. Al vertice c’è Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, già uomo di Pier Ferdinando Casini. Dal quale si è diviso in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Parlamentare europeo in carica, si è speso molto per il ritorno del suo partito con Berlusconi. È stato uno degli artefici della vittoria di Musumeci alle Regionali siciliane.

Poi, ecco l’altro “dominus”, Raffaele Fitto. Ex uomo forte di Berlusconi in Puglia, per conto del leader di Forza Italia è stato ministro per gli Affari regionali e presidente della sua regione. Ha abbandonato l’ex premier in un momento difficile, imperante il renzismo. E, non sostenendo Adriana Poli Bortone, ha contribuito alla sconfitta del centrodestra alle regionali pugliesi di tre anni fa. Ma con Renzi e il centrosinistra non si è mai schierato.

Noi con l’Italia: i pendolari di centro

Non mancano però i pendolari. Quelli del Nuovo centrodestra, poi Alleanza popolare. Insomma, gli eletti con il Pdl che non seguirono Berlusconi, quando questi abbandonò il governo Letta. Su tutti, spicca il nome dell’ex ministro renziano Maurizio Lupi. E si rifanno vivi, a quanto pare, anche altri noti ex berlusconiani e leghisti, come Formigoni, Romano, Quagliariello e Tosi. Poi ci dovrebbe essere Enrico Zanetti ex di Scelta Civica. Quest’ultimo, ex sottosegretario all’Economia del centrosinistra, e Tosi, ex sindaco di Verona, pare saranno candidati nel proporzionale per il veto della Lega.

Berlusconi pescatore 

Vedremo se questa tattica delle reti per la pesca a strascico di voti, adottata da Berlusconi, pagherà la maggioranza assoluta. E non chiediamoci cosa succederà dopo. Certo, per quanto non molto edificante possa sembrare, è quanto spinge a fare il Rosatellum. Da una legge con questo nome, difficile pretendere di più.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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