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Nomine Rai: da Foa a Salini, sempre sotto il segno del Gattopardo

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Fabrizio Salini e Marcello Foa

Nomine Rai: altro che “Rivoluzione culturale”, come affermato da Luigi Di Maio. Tutto si muove, come sempre, secondo l’adagio di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Tutto cambia perché nulla cambi”. Sarà banale citare Il Gattopardo, ma purtroppo non c’è niente di meglio per commentare lo stato dell’arte di questa tornata di nomine giallo-verdi nella tv pubblica.

Diciamolo subito: l’impressione è che la Lega e i 5 Stelle si stiano comportando come tutti coloro che li hanno preceduti. E che ai vertici di viale Mazzini vogliano solo uomini fidati per fare dell’informazione pubblica, pagata dal canone dei cittadini, quello che da sempre fa chi arriva al governo. E cioè un megafono intonato e funzionale alla gestione del proprio potere.

Foa: carte in regola, ma schierato

Partiamo da Marcello Foa, designato come futuro presidente della Rai. È un giornalista affermato, con un indiscutibile cursus honorum. Ma è altrettanto indiscutibile che Foa sia un professionista dalle chiare posizioni politiche, oggi molto vicine alla Lega e al suo sovranismo euroscettico. Un esempio? Durante la difficile formazione del governo Conte non ha mancato di criticare con forza l’operato di Sergio Mattarella, che pare non abbia proprio gradito la sua designazione.

Nomine Rai: il veto di Berlusconi

Ma la scelta di Foa non è indigesta solo al Quirinale. Anche a Palazzo Grazioli, quartier generale di Silvio Berlusconi, sembra siano molto contrariati dal suo nome. E questo nonostante il giornalista sia ben noto al leader di Arcore. Foa infatti ha lavorato per tanti anni e con ruoli di primo piano a Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, dove fu assunto giovanissimo da Indro Montanelli e dove mantiene ancora un blog.

Così Forza Italia, fondamentale coi suoi voti per il via libera in Commissione di Vigilanza Rai alla nomina di Foa, per ora si dice contraria alla sua designazione. E potrebbe farla saltare, spalleggiando la netta opposizione del Pd, che non lo considera assolutamente una figura di garanzia. Tuttavia, da qui al primo agosto, giorno del voto a Palazzo San Macuto, potrebbe arrivare anche qualche altra nomina televisiva gradita a Forza Italia per controbilanciare le cose. Consentendo a Foa di raggranellare i 27 voti necessari sui 40 complessivi per diventare presidente della Rai.

Salini: tanta tv, ma senza acuti

E veniamo all’altra poltrona pesante delle nomine Rai. E cioè a quella dell’amministratore delegato di viale Mazzini. La scelta di Lega e 5 Stelle è caduta su Fabrizio Salini. Chi è, si chiederanno i non addetti ai lavori. Si tratta di un manager televisivo di lungo corso. Che però, nonostante abbia lavorato in tante aziende, da Fox a La 7, non ha mai lasciato un segno indelebile. A fare la differenza sul suo nome sembra sia stata soprattutto la stima di Di Maio, a cui Salini sarebbe molto vicino, nonostante di lui si dica che sia lontano dalla politica.

Basterà per guidare e per provare a riformare la complicata ed elefantiaca macchina della Rai? Il dubbio è legittimo, e non ce ne voglia Salini. Il tutto pensando anche ai nomi degli esclusi, che lui e Foa hanno superato senza battere ciglio. Qualche esempio in orbita 5 Stelle? Milena Gabanelli, lasciata al palo insieme a Carlo Freccero. Senza dimenticare altri nomi, più neutri, che però hanno fatto la storia della Rai, come Giovanni Minoli, o che la stanno facendo, come Eleonora Andreatta, detta Tinny, direttore di Rai Fiction.

Nomine Rai: indipendenza e merito

A questo punto, per prima cosa, vedremo se Foa e Salini supereranno il voto della Commissione di Vigilanza Rai. E poi, una volta in carica, vedremo come si comporteranno. Il beneficio del dubbio non si nega a nessuno. E ci auguriamo di poter cancellare l’impressione negativa che aleggia sulle loro nomine. Ma non c’è niente da fare: la speranza di vedere la Rai guidata da uomini e donne indipendenti dal potere politico e scelti soltanto per merito e capacità resta un sogno ancora tutto da realizzare.

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