Cultura

Non solo Guercino: quando a Piacenza il Papa era di casa

Ritratto di Paolo III (particolare); Tiziano (1543) Museo nazionale di Capodimonte (Napoli)

Oggi Piacenza è sugli allori per la mostra dedicata al Guercino. Un successo tale che sembra stia spingendo gli organizzatori a deciderne un prolungamento oltre il 4 giugno che potrebbe essere annunciato a breve. La kermesse dedicata al grande pittore ha avuto il merito di riaccendere i riflettori sui fasti seicenteschi della città emiliana. Che per molti è diventata una vera scoperta. Ma non tutti sanno che Piacenza e il suo territorio già un centinaio di anni prima avevano avuto un ruolo chiave nella Storia dell’epoca. Leggendo le righe che seguono, molti così scopriranno che a due passi da casa circolavano papi, principi e imperatori che decidevano le sorti dell’Europa. E magari questo accadeva davanti a un bicchiere di vino delle valli piacentine.

Paolo III e Papi del Rinascimento: i dissoluti che amavano l’arte

Siamo nel periodo aureo del Rinascimento. Quando sul trono di Pietro si succedono i Papi più spendaccioni, nepotisti e corrotti di ogni epoca. Ma proprio grazie al mecenatismo di Pio II Piccolomini, Alessandro VI Borgia, Giulio II della Rovere, Leone X e Clemente VII de’ Medici oggi possiamo ammirare le meraviglie della cappella Sistina, delle stanze di Raffaello e della basilica di San Pietro. Paolo III Farnese, altro papa del tempo, è secondo solo a papa Borgia per nepotismo e corruzione. E a Giulio II per mecenatismo. Ma è uno dei più grandi pontefici della sua epoca.

Grazie Giulia

È il 13 ottobre 1534. A 66 anni il potentissimo cardinale Alessandro Farnese viene eletto Papa. Paolo III sarà ricordato come il fondatore della dinastia farnesiana. L’artefice della sua fortuna è la sorella Giulia, una delle donne più affascinanti del suo tempo, ritratta da Raffaello e Pinturicchio. Succede quando Giulia, divenuta l’amante di papa Borgia, lo fa nominare cardinale. Il popolino di Roma ne storpia il nome in “cardinal Fregnese” o “cardinal gonnella”. Eppure Paolo III sarà un grande Pontefice. Perché commissiona il Giudizio Universale a Michelangelo. Indice il concilio di Trento. E fonda il ducato farnesiano, da affidare al figlio Pier Luigi.

Dama col liocorno (Giulia Farnese) Raffaello (1505) Galleria Borghese, Roma

Cardinale sì, ma senza i voti

Un figlio? Non uno, ma ben 4: Costanza, Pier Luigi, Paolo e Ranuccio! Ma non era un ecclesiastico? Sì, ma all’epoca esisteva una suddivisione che oggi appare incredibile. Si poteva far carriera ecclesiastica anche senza aver preso i voti. Ed essere così vescovo o cardinale senza essere mai stato ordinato prete. E di conseguenza si poteva anche avere dei figli.

La Pasqua a Piacenza

Eletto Papa, Paolo III si preoccupa di sistemarli. Dà in sposa la primogenita Costanza al conte Bosio Sforza di Santa Flora, signore di Castell’Arquato. E pensa a Parma e Piacenza per Pier Luigi. Papa Farnese così tiene sempre un occhio puntato sulla città, che visita una prima volta nel 1538. Resta a Piacenza dal martedì santo alla domenica di Pasqua, quando celebra in Duomo un pontificale davanti a una folla di 30mila fedeli. Praticamente è tutta la popolazione della città, che non riesce ad entrare in chiesa e si assiepa nella piazza antistante.

In viaggio per Nizza

Come mai era a Piacenza? Paolo III era di passaggio, perché era diretto a Nizza, dove doveva incontrare l’imperatore Carlo V e il re di Francia Francesco I. Al summit il Papa ottiene una (temporanea) riconciliazione tra i due monarchi, raffigurata da Sebastiano Ricci e visibile a palazzo Farnese. La parcella per la sua trasferta a Nizza? La mano della figlia naturale di Carlo V, Margarita, per suo nipote Ottavio. Piacenza gli aveva portato bene. E Paolo III se ne ricorderà.

Paolo III riconcilia Francesco I e Carlo V; Sebastiano Ricci (1688) Palazzo Farnese, Piacenza

Ancora in Città

Cinque anni dopo, nel 1543, il papa torna a Piacenza per incontrare di nuovo l’Imperatore. Motivo? Voleva a tutti i costi che Carlo V donasse il ducato di Milano a Pier Luigi, cosa che all’imperatore non passava neppure per l’anticamera del cervello. Paolo III arriva a Piacenza l’8 aprile, a tarda sera, accompagnato da 6 cardinali. Tra loro i nipoti Alessandro, figlio di Pier Luigi, e il cardinale di Santa Fiora, figlio di Costanza. Il corteggio papale comprende, oltre agli altri 4 porporati, 16 vescovi e molti principi. Paolo III si era accordato con Carlo V per incontrarsi a Busseto (teniamo presente che tale incontro equivale oggi ad un summit tra Trump e Putin), ospiti del principe Pallavicino.

Il soggiorno a Castell’Arquato

Paolo III parte da Piacenza il giorno dopo. E raggiunge Castell’Arquato, dov’è accolto dall’amatissima figlia Costanza. Si ferma solo una notte, ma il banchetto che si svolge quella sera è abbondantemente annaffiato dai vini della val d’Arda. Che lasceranno il segno.

Il dono della mantellina

L’anziano pontefice infatti è così entusiasta della calorosa accoglienza della popolazione (forse era ancora obnubilato dai fumi dell’alcool della sera prima) che, finita la messa nella Collegiata, esce sulla piazza, si toglie la mantellina di velluto rosso e la lancia alla folla festante. Sembra che abbia anche autorizzato l’arciprete ad indossarla in determinate solennità. Resta il fatto che la mantellina papale oggi è ancora esposta nel piccolo museo della Collegiata. Ed emoziona il visitatore soprattutto perché, cinque secoli dopo, riflette esattamente i colori eternati da Tiziano nei numerosi ritratti che gli commissiona il Papa. 

La mantellina di Paolo III, museo della Collegiata, Castell’Arquato

Vini da leccarsi i baffi

Nell’allontanarsi dalla città sull’Arda il “bottigliere” del Papa, Sante Lancerio, commenta: “Castell’Arquato fa vini perfectissimi, tanto rossi quanto bianchi. Et qui Sua Beatitudine si forniva per il viaggio et anco ne mandava a pigliare anco che fosse a Ferrara et a Bologna”. Pare che Paolo III abbia commentato: “Questa terra dovrebbe essere convertita tutta a vigna tanto buoni sono i suoi vini”. E noi, ancor oggi, godiamo dei suoi auspici.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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