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Nuovo ospedale di Piacenza: una cattedrale nel deserto?

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Il nuovo ospedale di Piacenza per molti rischia di essere una cattedrale nel deserto se si farà sull’Area 6, denominata Farnesiana. La giunta di centrodestra guidata dal sindaco Patrizia Barbieri tra le sei in lizza ha scelto infatti l’area all’esterno della tangenziale sud, praticamente di fronte al carcere delle Novate, con uno sviluppo parziale lungo la strada provinciale n° 6. E la proporrà al Consiglio comunale in una seduta che il 26 luglio si preannuncia infuocata.

Di proprietà dell’Opera Pia Alberoni e dell’Azienda agricola Novate, l’Area 6 è una scelta già criticata da più parti; soprattutto da chi, come per esempio Confapi o l’Ordine degli architetti, vede l’ubicazione giusta del nuovo nosocomio sull’Area 5. Quest’ultima (completamente di proprietà dell’Opera Pia, anch’essa favorevole all’Area 5) si trova all’interno della tangenziale; più vicina al centro, più cara in caso di esproprio perché già classificata, ma con minori costi di collegamento e di consumo del suolo.

Diversa invece l’opinione dell’Associazione industriali che ha sposato la decisione della giunta Barbieri, definita come la più economica. E intravedendo nell’ubicazione del nuovo ospedale sull’Area 6 una serie di rilevanti opportunità di sviluppo futuro per il tessuto produttivo piacentino.

Ma prima di approfondire i temi all’arco dei critici, facciamo un passo indietro; e vediamo i numeri del nuovo nosocomio di Piacenza e i principali problemi comuni a qualsiasi ubicazione che fosse stata scelta dalla giunta Barbieri.   

I numeri del nuovo ospedale

In dieci anni, tanti sono quelli previsti per la realizzazione del nuovo ospedale, a Piacenza pioveranno 184 milioni di euro, in gran parte direttamente dalle casse della Regione (123 milioni). Quest’ultima, l’Ausl e naturalmente il Comune saranno in prima linea su finanziamenti, progetti e appalti per realizzare su un’area di 160mila metri quadrati un nosocomio disposto su tre piani (uno interrato) con 482 posti letto e 14 sale operatorie.

Corsa a ostacoli

Come sempre in questi casi la partita si preannuncia ricca di incognite. Non solo per le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, attirata dagli appalti pubblici. Sono infatti da mettere in conto anche i potenziali e legittimi stop per i ricorsi di chi magari contesterà la scelta dell’area o perderà le gare per i lavori; ricorsi alla magistratura che potrebbero allungare i tempi di realizzazione del nuovo ospedale. Ma questo è solo un aspetto del problema e come dicevamo comune a qualsiasi area prescelta. Se vogliamo quello più prevedibile e affrontabile da una buona amministrazione, basata su trasparenza e rispetto delle norme.

Servizi e integrazione

Più difficile il resto, che va oltre il progetto sanitario. Di cosa stiamo parlando? Non solo del problema della viabilità, da potenziare e ridisegnare al meglio. Ma del fatto che da adesso in poi – anche se forse dovevano essere approfondite a monte – si devono fare scelte chiave partendo dal territorio circostante al nuovo ospedale.

E qui l’Area 6 desta le maggiori perplessità. Perché il nuovo ospedale al di là della tangenziale sud della città emiliana rischia di diventare davvero una cattedrale nel deserto senza un progetto forte. Attorno alla nuova grande realtà sanitaria piacentina a vocazione provinciale sarebbe auspicabile veder sorgere servizi di ogni genere da incernierare al resto del tessuto economico e sociale cittadino. Nuovi spazi commerciali, uffici, ristorazione e accoglienza, che oltre al nosocomio siano utili alla città in generale, cosa che ai critici appare più possibile sull’Area 5.

A sentire diversi esperti, con un progetto urbanistico ben calibrato, quest’ultima può dare più garanzie di crescita e integrazione nel contesto cittadino. Invece, questi servizi, anche se saranno previsti, difficilmente troveranno uno sviluppo altrettanto rigoglioso attorno al nuovo ospedale nella più periferica Area 6. E il tutto al di là delle prospettive (oggi tutte da definire) che si potrebbero aprire con l’insediamento di nuove realtà artigianali e industriali, in una zona tra l’altro caratterizzata da una produzione agronomica di pregio e con funzioni antialluvionali, come sottolineato da una recente petizione all’attenzione del sindaco.

Piacenza e Pilato

Ma c’è un altro punto che non va dimenticato. Storicamente si passa dall’ospedale in piena Piacenza, con tutti i suoi limiti, ma oggi raggiungibile anche a piedi o in bicicletta, a una nuova struttura sanitaria che fra dieci anni disterà chilometri dal centro, stravolgendo le abitudini di una popolazione che tra l’altro si fa sempre più anziana.  

Con la scelta della periferica Area 6, per le voci più critiche sembra soprattutto che Palazzo Mercanti, un po’ come un novello Pilato, abbia deciso di lavarsi le mani dei tanti problemi urbanistici di Piacenza. Problemi che invece avrebbe potuto iniziare ad affrontare in modo più organico, partendo proprio da un’ubicazione diversa del nuovo ospedale della città.  

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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