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Il nuovo scisma dei lefebvriani, respinto l’appello di Leone XIV: e adesso cosa succederà?

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Nuovo scisma dei seguaci di monsignor Lefebvre: con l’ordinazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato del Papa, lo strappo della Fraternità San Pio X è stato rinnovato, nonostante Leone XIV avesse scongiurato i ribelli di desistere. La lettera pontificia del 29 giugno, scritta con toni accorati e anche aulici, non ha fatto breccia né nella mente, né nei cuori degli scismatici residenti a Écône (Cantone Vallese della Svizzera).

A 38 anni dallo scisma originario di Lefebvre contro san Giovanni Paolo II (con le stesse modalità) e 17 anni dopo la revoca della scomunica decisa come atto di carità da Benedetto XVI per i vescovi anche allora illecitamente ordinati, la piaga non è guarita ma si è infettata di nuovo. Le origini del problema, tuttavia, sono più risalenti. Faremo un po’ di storia di questa triste vicenda, sforzandoci di ripetere quali sono i limiti fondamentali della sconsiderata impostazione dei lefebvriani.

La scomunica latae sententiae

Prima, però, dobbiamo premettere due osservazioni. La prima riguarda la pena della scomunica “latae sententiae”, sotto la quale sono incorsi i quattro nuovi vescovi ordinati nel contesto della Fraternità e i due vescovi pure lefebvriani (dei quattro del primo scisma del 1988) che li hanno ordinati. “Latae sententiae” significa di diritto, in automatico, senza bisogno di processo né di formale irrogazione. Qualcuno potrebbe dire: ma che razza di diritto penale applica la Chiesa, che condanna qualcuno anche senza processo? La Chiesa non è una società come le altre, pur essendo una vera comunità strutturata. In particolare, la Chiesa non è uno Stato di diritto: non conosce la separazione dei poteri, né accorda preferenza assoluta ai precetti garantistici liberali.

Una pena così severa come quella “latae sententiae” si giustifica alla luce di quella sorta di norma fondamentale ecclesiale che recita: “La legge suprema è la salvezza delle anime”. Lo scisma, insieme all’eresia e all’apostasia, per il diritto penale canonico è un delitto contro la fede, vale a dire tra i più gravi. Ciò giustifica il ricorso a una pena così particolare e severa come quella che non ha neanche bisogno di essere formalmente inflitta ed espressamente intimata.

La validità dei Sacramenti

L’altra precisazione, concernente i Sacramenti, riguarda la differenza tra validità e liceità. I nuovi vescovi hanno ricevuto un’ordinazione valida, benché illecita. Cosa significa? Per la Chiesa, la validità consiste nella capacità dei Sacramenti di sortire il fine spirituale voluto. La liceità concerne il rispetto della disciplina ecclesiale ed ecclesiastica. Di norma, chi è validamente ordinato (com’era Lefebvre) trasmette validamente a sua volta l’Ordine ricevuto ma, ove non rispettasse le regole della Chiesa (nel caso dell’ordinazione dei vescovi, essendo sprovvisto del mandato del Papa come i lefebvriani), commetterebbe comunque un delitto e un sacrilegio. Tuttavia, l’Ordine che dovesse ulteriormente conferire chi è stato illecitamente ma validamente ordinato sarebbe valido.

Possono sembrare questioni astruse, ma non è così. Anche il diritto civile, ad esempio, conosce la distinzione tra nullità e annullabilità. Per la Chiesa, l’abbiamo già detto altre volte, ciò che non si vede e non si tocca è di fondamentale importanza, va da sé. Lo stesso Leone XIV nella missiva del giorno di Pietro e Paolo ai lefebvriani vi faceva cenno: non ingannate quelli che vi seguono in ordine alla validità dei Sacramenti che amministrate. La Penitenza e il Matrimonio, rispettivamente celebrati e assistiti da quanti sono stati illecitamente ordinati, sarebbero invalidi, sicché andrebbero rinnovati. È chiaro, comunque, che chi si mette a farsi una chiesa sua è ben al di là di questi aspetti particolari e pure di grandissima importanza.

Marcel Lefebvre, un grande vescovo, ma…

Veniamo a Marcel Lefebvre (1905-1991). Il prelato francese era stato stimato arcivescovo di Dakar in Senegal, ma al Concilio Vaticano II (1962-1965) partecipò in qualità di Superiore generale della Congregazione dello Spirito Santo (spiritani). Lefebvre fece parte della minoranza dell’assise ecumenica, cioè di quei vescovi che votarono contro a tanti dei documenti, poi promulgati da san Paolo VI a suggello dell’approvazione da parte del Concilio. Nel 1970, il presule aveva fondato la Fraternità Sacerdotale San Pio X a Friburgo, con l’approvazione del vescovo di Losanna e Ginevra: una Società di vita apostolica che cominciò a farsi i suoi seminari, cioè a formare i propri preti. Un’autorizzazione, quest’ultima, improvvida e ritirata già nel 1975.

In radicale dissenso di principio con il Vaticano II e ostile altrettanto ferocemente alla sua applicazione, Lefebvre era stato sospeso a divinis da Papa Montini nel 1976. Si trattava di un fatto che, in epoca contemporanea, era abbastanza sconvolgente: la sospensione priva della possibilità di celebrare lecitamente e l’irrogazione della misura a carico di un vescovo è segno di un’alterazione profonda delle ragioni di fondo ecclesiali. Papa Wojtyla pose in essere sforzi non banali per ricomporre la frattura, ma fu proprio sotto il suo pontificato che Lefebvre, alla fine della sua vita, decise di bruciarsi i ponti alle spalle assecondando una passionalità insensata.

Nel 1988, infatti, ordinò i primi quattro vescovi tra i propri sacerdoti senza l’assenso e contro la volontà del Papa: lo scisma si compì e il prelato morì tre anni dopo da scomunicato. Dopo di lui, la Fraternità è stata guidata dallo svizzero Bernard Fellay, uno dei vescovi da lui indebitamente consacrati (oggi nuovamente scomunicato, dopo la grazia di Papa Ratzinger) e ora dal presbitero italiano Davide Pagliarani.

La pazza idea dei lefebvriani: tornare al 1500

Si accennava al carattere sconsiderato dell’impostazione della San Pio X, dal punto di vista ecclesiale e specialmente (come a parole a loro sarebbe caro) cattolico. Prima di tutto, rifiutano l’unità della Chiesa che è incarnata e garantita dal Romano Pontefice. Pretendono di giudicare il Papa, anziché sottomettersi al suo giudizio. Vero Papa, a sentirli, è colui che dice ciò che pensano loro. Dimenticano la lezione negativa della Riforma protestante, che additano come il ricettacolo d’ogni male ma finiscono poi per imitare: anche Lutero e gli altri riformatori giudicarono i Papi e i Concili, col risultato di dividere la Chiesa e surrogarla presso di sé con delle chiese. Senza Papa non c’è Chiesa, ma ci sono delle chiese: non è la stessa cosa.

I lefebvriani rifiutano i Papi da san Giovanni XXIII in poi perché hanno chi convocato, chi approvato il Concilio Vaticano II e chi attuato il medesimo. A dare retta a loro, quello di Trento (1545-1563) è l’ultimo Concilio impegnativo per la Chiesa. Rifiutano l’ecclesiologia, la liturgia, la sacramentaria e la pastorale del Vaticano II. Vale a dire: no alla Chiesa Popolo di Dio, no all’Eucaristia celebrata in modo comprensibile e partecipato dai fedeli, no all’ecumenismo, no al dialogo interreligioso e rifiuto assoluto della libertà religiosa. A margine – ma solo a margine, anche se sappiamo che i media hanno sottolineato la partecipazione di certe delegazioni di partiti di estrema destra, anche italiana, alle ordinazioni scismatiche del 1° luglio – sarebbero ben disposti a una reciproca interazione tra Chiesa e potere politico.

La Tradizione servita dal Papato

Abbiamo già detto che l’idea di Tradizione che hanno i lefebvriani è una caricatura insopportabile di quella autentica. Tradizione è esattamente il contrario di quello che sostengono loro. La Chiesa, come l’umanità di cui è fatta, cambia perché è storica. La Tradizione vera significa fare passare il messaggio, l’Evangelo o Buona Novella, attraverso i tempi e le culture. Dio è eterno, l’umanità e la Chiesa sono storiche anche se originariamente chiamate alla comunione con Lui.

I lefebvriani come minimo confondono delle tradizioni con la Tradizione. Non si capisce poi come facciano anche astrattamente a impugnare la Tradizione, quando ne insolentiscono la massima autorità garante, che è il Papato. Anche quest’aspetto va ribadito con forza: i singoli Papi assumono pro tempore il Papato. I cattolici devono rispettare e seguire il Papa che c’è – non quelli che c’erano – perché impersonifica il Papato e ne svolge il servizio.

Gerhard Ludwig Müller, il cardinale che è stato a capo dell’ex Sant’Offizio e (per quello che può valere) non è certamente tacciabile di simpatie progressiste, l’altro giorno al Corriere della Sera ha detto chiaramente che la Fraternità San Pio X in sostanza fa come i protestanti. Personalmente, nutriamo il dubbio che l’impresa dei lefebvriani possa essere sostenuta anche da realtà ostili alla Chiesa cattolica: sarebbe, al confronto di altri, un investimento abbastanza redditizio. In tutti i casi, i cristiani che ritengono di avere delle buone ragioni sanno di poterle sostenere con profitto soltanto restando dentro la Chiesa.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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