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Paolo Rizzi e la sua sconfitta: i 5 no dei piacentini al Pd

Per Paolo Rizzi è un giorno amaro. Ma il professore non ce ne vorrà, se dopo aver ragionato sulla vittoria di Patrizia Barbieri alle comunali di Piacenza, proviamo ad analizzare i motivi della sua sconfitta. Partiamo da una valutazione generale. Una volta il Pd si chiamava Pci. Aderiva all’Internazionale socialista ed era uso ad autocritiche anche feroci. Ma per il Pd targato Renzi l’autocritica sembra assolutamente sconosciuta. “Comunali? Poteva andare meglio, ma il risultato è a macchia di leopardo”. Così Renzi ha commentato la sconfitta ai ballottaggi. Ci sarebbe molto da dire su questa valutazione. Ma noi preferiamo tornare a Piacenza e ai 5 no che i cittadini hanno detto a Rizzi. E quindi, in senso generale, anche a Renzi. Vediamoli uno per uno.

  • Primo: Rizzi era un corpo estraneo al Pd, un economista d’area progressista. Bene, aria nuova, dato che dopo 15 anni di governo a Piacenza il Pd era ormai giunto alle corde nei consensi. Ma qui cominciano i problemi. Uno dei più influenti uomini politici di sinistra, Francesco Cacciatore, che comunque avrebbe potuto dare una mano, si era sfilato e schierato con Pierluigi Bersani. Inoltre, Rizzi è stato costretto a candidare 7 degli 8 assessori della giunta. Così ha dimostrato due cose nello stesso tempo. La sua subordinazione alla nomenklatura Pd. E la sua sostanziale continuità con la precedente amministrazione.
  • Secondo: incalzato dalla Barbieri, Rizzi ha continuamente difeso l’operato della precedente giunta, che aveva fatto di tutto per scontentare i cittadini di Piacenza. Solo in ultimo, quando era ormai troppo tardi, ha cercato di smarcarsi.
  • Terzo: un programma fatto solo di belle parole. Qualcuno sui social ha commentato che per diventare miss Italia, a Rizzi mancava solo di propugnare la pace nel mondo. In effetti più che dire che voleva una Piacenza felice, pulita, inclusiva Rizzi non ha fatto. E la parola “inclusiva” è stato l’ennesimo passo falso. Perché questo è uno dei punti dolenti per gli elettori di Piacenza. Il problema dell’accoglienza degli immigrati da pochissimi è visto come un’opportunità. Mentre da molti, anche nel campo progressista, è visto come un problema di difficile gestione.
  • Quarto: Rizzi non è un comunicatore. Se è per questo neanche Barbieri è una trascinatrice di folle. Ma è sembrata più concreta, più determinata. Insomma, più “sul pezzo” rispetto al professore, che non ha mancato di rimarcare la sua esperienza accademica, allontanandosi ancora di più dal suo elettorato.
  • Quinto: la rovinosa esperienza della giunta Dosi. Se a Piacenza ci fosse stato un sondaggio sulla popolarità del sindaco, si sarebbero visti risultati da prefisso telefonico. Da tempo ogni scelta della amministrazione comunale era criticata. Dal pasticciato senso unico di Corso Vittorio Emanuele, fino alla tragicomica vicenda del cinghiale Agostino. Questo è stato il vero e proprio de profundis dell’esperienza progressista piacentina. Sempre sui social, qualcuno ha commentato così l’uccisione del cinghiale che era entrato nottetempo nel più grande parco piacentino: “Sparato ad Agostino, colpito il sindaco Dosi”. E di rimbalzo anche Paolo Rizzi.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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