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Omosessuali e unioni civili: come leggere le parole di Papa Francesco?

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Papa Francesco: il suo endorsement alle unioni civili ed espressamente al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, lascia il dubbio se si tratti di un tentativo di barcamenarsi, ovvero dell’ennesimo “cupio dissolvi” di una Chiesa sempre più in balia di forze ostili. Siamo spiacenti, comunque, ma non ce la sentiamo di far finta di non aver capito due volte. Vale a dire: una prima volta, spiegando come il Papa non abbia mutato la dottrina cattolica sul matrimonio. E, una seconda volta, esprimendo doloroso stupore per come si manipolano la sua parola e il suo pensiero.

È chiaro che il Papa non ha messo in discussione che il matrimonio è solo l’unione tra un uomo e una donna. Infatti, non è in suo potere farlo, perché si tratta di un dato non solo positivamente rivelato, ma insito nella creazione stessa. D’altra parte, se un Papa concede un’intervista nell’ambito di un festival del cinema, come fosse un regista o un attore, potrà essere trattato da Papa in quel contesto? Egli stesso cosa sarà portato a dire? Soprattutto: come si comunicherà riguardo a quanto avrà detto? In più, resta quel che effettivamente ha detto. E allora vediamolo, prima di ribadire una radicale perplessità sulla tensione, cui un certo modo di comunicare sottopone la Chiesa.

Documentario fuori concorso

La circostanza è un documentario di Evgeny Afineevsky dal titolo Francesco, che è stato presentato in anteprima mondiale mercoledì 21 ottobre alla Festa del Cinema di Roma. Dedicato alla parte della pastorale del Pontefice cara ai media (migranti e morale sessuale problematica), ha pienamente soddisfatto chi lo ha realizzato e prodotto. Infatti, il comunicato di presentazione del film, beatamente ripreso dalla comunicazione ufficiale del Vaticano, recita che in esso il Papa ha risposto alle domande rivoltegli “con saggezza e generosità”.

E con generosità, appunto, Papa Bergoglio – evidentemente tra altre cose, che però fanno meno notizia – ha parlato delle persone omosessuali e della loro condizione non solo ecclesiale, ma anche sociale. Per dire che gli omosessuali hanno diritto ad essere in una famiglia. Che sono figli di Dio. Che non devono essere estromessi o resi infelici a causa del loro orientamento sessuale. Sin qui, niente di nuovo. Incidentalmente, peraltro, il riferimento al diritto a stare in una famiglia sembrava una risposta sottile, simile a quelle date da Gesù quando i Giudei lo mettevano alla prova.

Ma il Papa è andato subito oltre. Aggiungendo che quello che serve (“che dobbiamo creare”) è una legge di convivenza civile, che dia copertura legale alle relazioni omosessuali. E ha chiosato: “Ho difeso questo”. Non basta, ancora. Perché nel documentario si parla di una delle famose telefonate del Papa, quella ad una coppia di omosessuali italiani, che vivono con tre bambini mandati a prendere in Canada. Erano in dubbio se far frequentare loro il catechismo, così hanno scritto al Pontefice. Il quale gli ha risposto di mandarli in parrocchia, che nessun pregiudizio sarebbe gravato su di loro, che avrebbero ricevuto una buona accoglienza. Infine, non poteva mancare l’incontro con un vittima di abusi sessuali clericali, Juan Carlos Cruz. A lui, il Papa avrebbe detto: “Juan, è Dio che ti ha fatto gay e comunque ti ama. Dio ti ama e anche il Papa poi ti ama”.

Da una brutta situazione, difficile uscire bene

Queste ricostruzioni, non smentite nella loro letteralità dalla comunicazione vaticana, sono state rilanciate, nell’ambito della stampa italiana, anche dal quotidiano della Cei Avvenire. In queste ore pare stia montando un altro caso su una presunta auto-censura vaticana delle dichiarazioni papali, ma non val la pena dargli peso: è solo un modo per aumentare la risonanza della vicenda.

Proviamo a ragionare. Chi ha suggerito al Papa di farsi vivo con i due signori romani che hanno fatto ricorso alla cosiddetta “gestazione per altri” (utero in affitto) non era preoccupato della frequenza catechistica dei tre bambini che vivono con loro. Aveva in animo, invece, immediatamente di ridicolizzare la Chiesa e, in prospettiva, minarne la credibilità presso i fedeli, seminando disorientamento. Nell’altro caso, che il Pontefice abbia detto al signor Cruz che sarebbe stato Dio a “farlo” e a “farlo gay”, fa pensare che lo chef cileno se lo sia sognato, ovvero che abbia scambiato un imitatore per il Santo Padre.

Discorso più articolato merita la presa di posizione di Francesco a favore delle unioni civili. Qui abbiamo l’applicazione massima (per il momento) della laicità del Papa. Il Pontefice si preoccupa che gli Stati non indulgano ad ascoltare il magistero della Chiesa, a detrimento di quello di altre confessioni e dell’opinione di atei ed agnostici. Ricordate il film Don Camillo monsignore ma non troppo? Quando il prelato grida al microfono: “Il Cristianesimo è una religione democratica, fondata sul lavoro”; e il senatore Bottazzi lo rampogna all’orecchio: “Monsignore, qui si bara: i comunisti siamo noi”? Ecco: rischia di andare un po’ così, sotto le pressioni massmediatiche.

Il magistero della Chiesa ha parlato sin qui di persone omosessuali singole: della loro dignità, del rispetto che meritano come persone, del diritto a non recare marchi discriminatori (Amoris laetitia, n. 250). Mentre, sulle pretese di riconoscimento delle coppie, le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” del 2003 della Congregazione per la Dottrina della Fede esprimevano una contrarietà netta quanto dettagliatamente argomentata. Sia chiaro: l’insegnamento morale è sempre soggetto ad approfondimenti, altrimenti verrebbero meno Chiesa e Tradizione. Ma non siamo sicuri che, a richiesta, la Santa Sede risponderebbe che il magistero sia cambiato su questo punto. E giù disorientamento.

Il Papa, formalità e selezione

C’è anche chi si è spinto a dire che, temendo fughe in avanti senza ritorno in seno ad episcopati come quello tedesco, Papa Francesco cercherebbe con queste dichiarazioni di tenere unita la Chiesa. Ma il problema di cui stiamo parlando si attesta ad un altro livello.

La sede per trattare di morale sessuale e dottrina sociale non può diventare il lancio di un film. Altrimenti, si finisce per parlarne come in un talk televisivo. Chi istiga la Chiesa a questo lo fa per umiliarla e, soprattutto, renderla irriconoscibile al popolo di Dio. Bisogna rendersene conto al più presto.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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