Cultura

Papa Francesco e la sinfonia pasquale della fede a tutto campo

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Papa Francesco a tutto campo, in una lunga intervista concessa al giornalista inglese Austen Ivereigh su Chiesa e mondo post-pandemia. Rilasciata ai media cattolici anglosassoni The Tablet e Commonweal, è stata tradotta in italiano dalla rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica.

Scontata la tematica sullo sfondo, cioè il Covid-19 e il suo impatto globale, il Pontefice non si è risparmiato nelle risposte. Ha toccato una gran quantità di argomenti, tra loro anche abbastanza eterogenei, perlomeno in apparenza. E ha assunto posizioni difficilmente sintetizzabili sotto le consuete categorie interpretative dei vaticanisti. Ne viene fuori un Papa ad un tempo conservatore e progressista, tradizionalista e innovatore, di preghiera e di azione.

A noi, però, questo fatto non dà l’impressione né di una Babele, né di un astuto tentativo di passare una Pasqua tranquilla. Ci fa pensare piuttosto ad una sinfonia, un complesso armonico di suoni e voci diverse. Certo, ogni genere musicale per essere compreso necessita un orecchio allenato. Proviamo, allora, a leggere in modo ragionato quest’ultimo spartito.

Chiesa in uscita verso chi soffre

Anzitutto, com’è giusto, consideriamo cos’ha detto Papa Francesco del virus che tormenta il mondo. La sua preoccupazione va al presente, nel quale vuole assicurare e mostrare vicinanza, e al futuro. Non riesce difficile credergli. Questa prova è molto difficile, per la fede in Dio e per la fiducia che i battezzati ripongono nella Chiesa come via di accesso a Lui.

Tanto più acuto si porrà il problema al termine della pandemia, dopo una lunga astinenza dai sacramenti e specialmente dall’Eucaristia domenicale. La vicinanza di cui parla il Papa è l’ultima declinazione di quella “Chiesa in uscita”, che egli ha sempre messo in cima ai programmi della sua azione pastorale. Quando poi racconta che ad un vescovo che gli domandava se convenisse assolvere tutti insieme i malati di Covid negli ospedali per non rischiare che morissero senza sentirsi accompagnati, ha risposto di sì, ripropone puntualmente il tema della misericordia.

No alle culture dello scarto

E veniamo ora al Papa Francesco che molti non si aspettano, aggiungiamo noi erroneamente. Sì, perché chi non frequenta direttamente la comunicazione istituzionale papale deve sapere che i mass media trasmettono solo una scelta delle sue dichiarazioni. Così, leggere in quest’intervista che il Pontefice accomuna la selettività prenatale (indagini diagnostiche alla ricerca di malformazioni dei feti) e le politiche neomalthusiane di riduzione delle nascite alla cultura economico-sociale dello scarto fa impressione.

Si tratta di un malinteso, però. Infatti, la difesa del debole non nato è l’altra faccia dell’opzione preferenziale per i poveri che, dice Papa Francesco, spesso fingiamo di non vedere. Anche i poveri hanno avuto una madre, ha aggiunto citando Dostoevskij, ammonendo che qualunque colpa abbiano avuto nella vita per ridursi in miseria non può privarli della nostra umana comprensione.

Ecologia e politica

Papa Bergoglio affronta poi il tema della conversione ecologica, che forse si potrebbe sperare affrettata dalla pandemia. E dice una frase proverbiale classica, ma senza spiegarla. Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la natura mai. Il Papa non sa se eventi estremi climatici e sanitari siano vendette della natura, ma si dice certo che siano sue risposte.

Ci sono segnali incoraggianti che si stia andando verso un’economia meno liquida e più umana. Ma fondamentale, in prospettiva, sarà la dimensione della memoria. Ogni conversione esige memoria per poter fare diversamente dal passato. E, a proposito di ricordi, non è mancato l’ammonimento anti-populista, più consueto per Papa Francesco. Ha fatto un paragone piuttosto forte, forse ardito, tra certi politici europei odierni e addirittura Adolf Hitler. Anche il Papa ha le sue idee politiche e, rilasciando interviste, gli capita di lasciarle trapelare.

Lo Spirito, le radici e la speranza

Concludiamo secondo noi in bellezza, con due immagini molto suggestive per questa Pasqua particolare. Il Papa le ha tratteggiate rispondendo alla domanda se la pandemia e il distanziamento faranno prendere congedo dalla Chiesa-istituzione. E ad un’altra sul messaggio che egli intende lanciare ad anziani e giovani.

È lo Spirito Santo che istituzionalizza la Chiesa, mantenendola in perenne tensione tra disordine ed armonia, in una dinamica alternativa e complementare. Lo Spirito spiazza le istituzioni con i carismi, ma poi mette armonia nello scompiglio che ne deriva. Quel che ne consegue è libertà autentica, non anarchia: per vederla realizzata si leggano gli Atti degli Apostoli, che descrivono l’esperienza della prima chiesa. Infine, rivolgendosi alle età agli estremi della vita, Papa Francesco invita gli anziani a sentirsi le radici. E domanda ai giovani di osare la speranza, coltivando il rapporto vitale con queste radici. Così come Virgilio descrive la scelta di Enea tra disperarsi e andare avanti: “Cessi, et sublato montem genitore petivi” (Mi rassegnai e, preso in spalla il padre, mi diressi sui monti).

 

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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