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Papa Francesco in trincea: dal caso Becciu alla Caritas commissariata, come stanno le cose?

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Papa Francesco e il cardinale “dimezzato” Angelo Becciu: altro capitolo della triste saga, iniziata poco più di due anni fa. Le cattive notizie, però, sono più d’una, per il Pontefice. Perché, come se non bastasse l’aggravamento della posizione processuale del suo vecchio collaboratore, il Papa di recente ha anche commissariato la Caritas Internazionale.

Su due fronti sui quali Francesco è particolarmente esposto – scelta di chi lo aiuta nella sua missione e soccorso alle necessità dei poveri – questa fine 2022 segna, dunque, una rotta. I cristiani, comunque, sanno che la vita è un combattimento; scriveva Paolo a Timoteo, riguardo al proprio imminente martirio: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». Sanno pure che la via del discepolo è la sofferenza; Gesù stesso ammonisce gli aspiranti alla sequela: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». E allora, vediamo le battaglie e le croci più recenti di Papa Francesco, cominciando dai nuovi scandali legati all’eminentissimo Becciu.

Le accuse a Becciu

Il cardinale dimidiato è sotto processo in Vaticano da più di un anno, insieme ad altre persone, tra cui alcuni suoi familiari. I capi d’imputazione, numerosi e molto gravi (truffa; peculato; appropriazione indebita; riciclaggio e autoriciclaggio; corruzione; falso; pubblicazione di documenti secretati), gravitano attorno alla gestione Becciu della Segreteria di Stato. Del primo ufficio papale, il porporato sardo è stato, infatti, Sostituto per gli affari generali dal 2011 (nominato da Benedetto XVI) al 2018.

Papa Francesco, quindi, lo ha elevato alla porpora, destinandolo alla guida della Congregazione per le Cause dei Santi. Salvo, poi, deporlo due anni dopo, nel 2020, degradandolo e sottoponendolo alla giustizia ordinaria dello Stato pontificio. È bene ricordare che la Città del Vaticano, per quanto territorialmente minuscola, è giuridicamente uno Stato a tutti gli effetti, a regime ierocratico (governo clericale). Al suo interno, il privilegio di cui godevano vescovi e cardinali, di poter essere giudicati solo dai loro pari e dietro espressa autorizzazione pontificia, è stato abolito l’anno scorso.

Accanto al filone più importante delle inchieste (o, perlomeno, quello che suscita più scalpore), riguardante l’acquisto da parte della Santa Sede del palazzo londinese di Sloane Avenue (speculazione al contrario, pare, cioè risoltasi in una perdita), c’è un’altra parte concernente l’indebita ingerenza del cardinale negli affari della diocesi di Ozieri. In pratica, Becciu è accusato di aver eterodiretto la sua circoscrizione ecclesiale natia tramite la Segreteria di Stato, favorendo tra l’altro le attività di una cooperativa gestita dal fratello. Relativamente a questa parte delle indagini, si ipotizza ora a carico del porporato addirittura l’accusa di associazione a delinquere. Non c’è che dire: un cardinale dipinto come un gangster, cioè un capobanda!

La telefonata registrata

Non basta. Perché, nel corso delle ultime udienze del processo, è spuntata fuori l’intercettazione di una telefonata di Becciu con Papa Francesco, registrata dallo stesso presule. Svoltasi il 24 luglio dell’anno scorso, la telefonata fu un’iniziativa del cardinale imputato. Il Pontefice era ancora convalescente dall’intervento chirurgico subito all’intestino e, a quanto si dice (la registrazione è stata ascoltata in dibattimento a porte chiuse), il suo affaticamento risalterebbe dal tono e dal contenuto dell’intercettazione.

Durante la chiamata, Becciu avrebbe detto al Papa che il processo a suo carico costituirebbe una finzione, in quanto la sua condanna sarebbe già stata decisa dallo stesso Francesco. Peraltro, nel corso del breve colloquio, il cardinale avrebbe anche sondato la disponibilità del Pontefice a confermare una circostanza, allegata dalla sua difesa nel processo.

Le chat coi familiari 

Lo sconcerto, già grande per l’insieme delle accuse mosse a un ecclesiastico dalle responsabilità tanto elevate, è aggravato così da un nuovo pesantissimo addebito. Nonché dalla riprovazione generale, per il carattere doppiamente disonesto della telefonata fatta da Becciu a Francesco: sfruttamento di una momentanea fragilità e captazione fraudolenta di private conversazioni.

Da ultimo, secondo il consumato schema dello stillicidio di notizie, si è appreso che, in una chat con i suoi parenti, il cardinale degradato si sarebbe espresso in termini estremamente irriguardosi verso il Papa. Avrebbe detto che mai si sarebbe immaginato che, non un Pontefice, ma un qualsiasi uomo potesse spingersi a tanto, cioè a desiderare la rovina di un altro. Letteralmente, a «volerlo morto». In sostanza, Becciu pensa che il processo intentatogli in Vaticano abbia una sentenza già scritta e che, quand’anche la sua innocenza dovesse risultare agli atti, Francesco ne imporrebbe comunque la condanna, per non essere costretto a pentirsi della sua sommaria degradazione.

La Caritas e il cardinale Tagle

Parlando dell’altro fronte in rotta, anche il commissariamento di Caritas Internationalis, la confederazione delle organizzazioni assistenziali nazionali, segna l’appannamento (se non il tramonto) della stella di un altro fedelissimo di Papa Bergoglio. Si tratta del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e sinora presidente dell’ente appena messo sotto controllo.

Alla base dell’ormai consueto procedimento di caducazione anticipata di tutti gli organismi e dei vertici, vi sono sospetti relativi al trattamento del personale dell’organizzazione. “Carenze relative alle procedure di gestione, con effetti negativi anche sullo spirito di squadra e sul morale del personale”, si legge nella nota del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, che aveva provveduto l’anno scorso a un’indagine conoscitiva, su mandato papale. 

La circostanza più penosa, a nostro avviso, è stata la dichiarazione resa dal cardinale Tagle davanti ai membri della plenaria di Caritas Internationalis, comunicando loro il comune benservito ricevuto. Quasi alla maniera della macchietta fantozziana di Paolo Villaggio, il porporato li ha pregati di credere che, alla base della rimozione, non vi sono accuse né di malversazione, né di abusi sessuali. Avrebbero di che stare allegri, insomma! Le tante malelingue, che spargono veleno sulla Chiesa, da tempo additavano Tagle come un possibile successore gradito a Papa Francesco. Chissà se questa sceneggiata farà precipitare le sue quote, nel borsino di simili allibratori. C’è anche il rischio paradossale, infatti, che le faccia aumentare.

Giustizia e spettacolarizzazione

In conclusione, ribadiamo le nostre perplessità in merito alla scelta di lavare i panni sporchi in piazza, in parte ereditata dal Pontefice regnante e da quest’ultimo vigorosamente perseguita. La giustizia, che non è di questo mondo, alla maniera umanamente possibile si amministra meglio nella discrezione e con toni sfumati. La grancassa, altro nome della giustizia-spettacolo, disorienta e basta.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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