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Papa Francesco: l’humour nero e il pugno duro su Comunione e Liberazione

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Papa Francesco fa humour nero sulle voci di conclave, che gli mettevano ansia sulla spalliera del letto d’ospedale. E più seriamente commissaria i Memores Domini, la fraternità laicale di Comunione e Liberazione. 

Il Pontefice ama scherzare, per quanto una battuta del Papa sul conclave abbia sempre un retrogusto amaro. La decisione relativa ai Memores, invece, pur non essendo un passo nuovo per la Santa Sede in generale e per questo pontificato in particolare, è una questione abbastanza seria. Denota la volontà di Francesco di rivedere in profondità la forma e la sostanza della gestione dei movimenti laicali e il modo di concepire l’autorità nella Chiesa. Vediamo in dettaglio le due notizie.

Humour nero sui “nemici”

L’ultima battuta sulle possibili condizioni di salute critiche di Francesco è stata fatta proprio da quest’ultimo, in occasione di un’udienza concessa ai Gesuiti slovacchi, durante la recente trasferta a Bratislava, lo scorso 12 settembre. Alla domanda “Come sta?”, rivoltagli da uno dei sacerdoti presenti, il Papa ha risposto: “Sono ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto”. Ha aggiunto di aver avuto notizie di incontri tra prelati che, convinti dell’inattendibilità delle notizie rassicuranti sulla sua salute, avrebbero provato a prepararne la successione.

Parole nude e crude. Anche se probabilmente pronunciate con un sorriso, o addirittura con una risata. Parole che, evidentemente, alludono non a complotti, ma alle polemiche aperte ingaggiate con questo Papa dagli esponenti di alcune correnti di pensiero minoritarie, presenti in seno alla comunità ecclesiale. 

La nostra opinione al riguardo, sempre franca non meno che rispettosa, l’abbiamo già espressa. I cattolici devono affezionarsi al Papa che c’è. Perché questo è l’unico modo sicuro che hanno a disposizione per manifestare attaccamento al Papato e al suo ruolo unificante nella Chiesa. Certamente, la “normalizzazione” sempre più marcata dello stile personale e di governo del Papa, portata avanti visibilmente da Francesco, riducendo le distanze, può istigare sottilmente a svincolarsi dalla riverenza, talvolta dalla stessa buona misura, quando non anche dal rispetto. Questo, comunque, non dovrebbe mai succedere.

Memores Domini e Chiesa che cambia

Per quanto riguarda i Memores Domini di CL, bisogna ricordare che il competente ufficio della Curia romana, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, fin dal giugno scorso aveva emanato un decreto relativo all’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche. Le posizioni di vertice, in seguito a queste disposizioni, non potranno essere ricoperte per più di due mandati quinquennali. La novità impatta direttamente su CL. Don Julián Carrón, successore di don Luigi Giussani alla testa del movimento, è in carica dal 2005 ed è già stato rieletto tre volte. Dovrà lasciare, a questo punto, nel 2023. Sorte analoga sarebbe toccata anche ad Antonella Frongillo, ormai ex presidente dei Memores: il commissariamento, comunque, assorbe immediatamente le conseguenze della novità normativa.

I Memores Domini sono un’esperienza nata a Milano nel 1968, da un’iniziativa di un gruppo di laici provenienti dal gruppo ciellino di Gioventù Studentesca. Scelsero di praticare vita comunitaria, erigendosi in Famiglie. Diffusasi oltre i confini nazionali, l’Associazione ebbe il riconoscimento canonico dall’indimenticato vescovo di Piacenza monsignor Enrico Manfredini (amico personale e compagno di studi di don Giussani), nel 1981. Nel 1988, Memores Domini ha ottenuto il riconoscimento pontificio come associazione internazionale di fedeli (Fraternità di Comunione e Liberazione). Conta oggi 1.600 aderenti maschi e femmine, sparsi per quattro dei cinque continenti, Oceania esclusa. La loro missione, accanto alla contemplazione, è portare l’annuncio di Cristo agli uomini tipicamente là ove essi lavorano.

La scelta del Pontefice

Papa Francesco, con decisione pubblicata lo scorso 24 settembre, ha stabilito che l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro (già membro di CL, di cui è stato responsabile per l’America Latina), assume temporaneamente e con pieni poteri l’incarico di delegato speciale del Pontefice per l’Associazione Memores Domini. Di conseguenza, decade di diritto l’organismo di governo generale esistente. La decisione è motivata dall’intenzione di custodire il carisma e preservare l’unità dei membri del sodalizio. La Santa Sede lamenta di aver ricevuto segnalazioni dall’interno della Fraternità relative a problemi in fatto di libertà personale, diritto alla riservatezza e, in generale, buon governo dell’istituto.

Nel comunicato vaticano, si afferma che Francesco ha a cuore l’esperienza dell’associazione e riconosce nel suo carisma un segno della grazia di Dio. Contestualmente alla nomina di monsignor Santoro, è stata annunciata anche quella del gesuita padre Gianfranco Ghirlanda come assistente pontificio per le questioni canoniche relative alla Fraternità di CL. Il religioso già l’anno scorso era stato incaricato di lavorare alla revisione dello statuto e del direttorio dell’associazione; ma a quanto pare avrebbe incontrato non poche resistenze. Ora, queste ultime saranno per forza di cose superate.

Sensibilità diverse 

Le incomprensioni tra Papa Francesco e CL si erano palesate in modo eclatante lo scorso 16 settembre, quando Julián Carrón non si era presentato all’udienza papale ai vertici dei movimenti ecclesiali, facendosi sostituire dal proprio vice, Davide Prosperi. Assenza vistosa, che non è passata inosservata. Probabilmente, don Carrón non desiderava sentire riferire a sé quello che il Papa ha sostenuto nel suo discorso. Il Pontefice ha stigmatizzato quei responsabili che si sentono gli unici interpreti del carisma dei loro movimenti, vorrebbero guidarli a vita, e comunque scegliersi il proprio successore. Nessuno è padrone dei doni ricevuti in nome della Chiesa, occorre lasciarli crescere e fruttificare, abbandonandosi fiduciosi alla provvidenza di Dio.

Ancora più esplicito Francesco era stato 6 anni fa, quando, ricevendo proprio i membri di CL, li aveva esortati a guardarsi dall’autoreferenzialità, disponendosi ad ascoltare e ad imparare da tutti, con sincera umiltà. Diversamente, disse, l’approdo sarebbe una spiritualità “da etichetta”, riassunta dal biglietto da visita: “Io sono CL”. Era stato un richiamo piuttosto aspro. Oggi, dopo la riforma dei vertici dei Movimenti, il commissariamento di Memores Domini segna una nuova tappa del confronto tra due sensibilità ecclesiali diverse. Non hanno, però, entrambe lo stesso peso, perché il Papa ha la responsabilità di decidere e la sta esercitando. E decidere vuol dire – non solo, ma anzitutto – risolvere tagliando.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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