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Papa Francesco: più prudenza su apparizioni e fenomeni straordinari, ma il suo cardinale “sbrocca”

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Papa Francesco: la Santa Sede assume come linea di condotta e impone ai Vescovi diocesani una maggiore prudenza nei confronti di visioni, apparizioni e fenomeni straordinari. Peccato che, presentando alla stampa la nuova normativa in tema (Apparitionis custodes), il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernández, abbia “sbroccato”. I lettori ci perdoneranno, ma bisogna proprio impiegare questo verbo, perché il porporato ha pronunciato con tutta calma, durante la conferenza stampa, un termine appartenente inequivocabilmente al genere del turpiloquio.

Che si sia trattato o meno di un infortunio, colpisce la coincidenza: si parla di fenomeni straordinari e viene in ballo la singolare volgarità pubblicamente ostentata da uno dei più stretti collaboratori del Papa. Non è la prima volta che la comunicazione papale (e la Curia è il Pontefice appena schermato, ricordiamocelo) sembra ispirata alla logica del boomerang. Ci auguriamo sempre che l’esperienza insegni, anche se tuttora non pare.

Le linee guida delle nuove regole

    Le “Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali”, approvate dal Papa e pubblicate il 17 maggio, sono ispirate a tre linee guida:

  1. ribadire che questi fenomeni, anche ove dall’autorità della Chiesa non ne sia esclusa con relativa certezza morale l’effettiva ricorrenza, appartengono pur sempre alla specie delle cosiddette rivelazioni private e restano, quindi, ben distinti e distanti dalla Rivelazione pubblica o propriamente detta;
  2. proteggere l’affidamento del Popolo di Dio in queste fonti di pietà popolare, tenuto conto dell’odierna, facile e rapida propagazione delle notizie, ben oltre i confini ecclesiastici dei territori all’interno dei quali i fenomeni potrebbero essersi prodotti;
  3. in relazione al punto precedente, confermare e anzi accrescere la responsabilità della Santa Sede in ordine al discernimento dell’effettiva attinenza dei fenomeni considerati alla fede cattolica, rendendo questa competenza trasparente.
Rivelazione e rivelazioni

Consideriamo attentamente le tre motivazioni di Apparitionis custodes e come esse vengano tradotte in pratica dalle nuove norme.

La distinzione tra Rivelazione pubblica e rivelazioni private (l’impiego di maiuscola e minuscola, da una parte e di singolare e plurale, dall’altra, non è casuale) è di capitale importanza. La distinzione ne implica una ulteriore, quella tra obbligatorietà e non obbligatorietà dei rispettivi contenuti. Solo la Rivelazione pubblica è obbligatoria per la fede dei credenti, cioè dei battezzati nella Chiesa cattolica. La Rivelazione propriamente detta è contenuta nella Scrittura (i libri della Bibbia, distinti tra Antico o Primo e Nuovo o Secondo Testamento) e nella Tradizione (cioè, il Magistero o insegnamento) della Chiesa. Il contenuto delle cosiddette rivelazioni private (consistente appunto in visioni e apparizioni, ovvero in insegnamenti ricavabili da fenomeni eccedenti la spiegazione naturale) può fungere da aiuto per la fede dei credenti, ma non ne forma oggetto. 

In altre parole: mentre non può dirsi cristiano alla maniera cattolica chi non professa la fede nella Rivelazione, non è necessario prestare credito alle rivelazioni private, benché farlo possa riuscire comunque di edificazione per quanti se ne interessino secondo diversi gradi di partecipazione. È Gesù Cristo crocifisso, morto e risorto la Parola di Dio: di più che attraverso il Figlio, il Padre non può dire all’umanità di Se stesso. Prefigurato nell’attesa del primo momento dell’Alleanza, il Signore si è rivelato direttamente nel suo secondo momento. La Rivelazione, così come l’abbiamo definita, è compiuta e chiusa. Altre manifestazioni particolari non possono aggiungere, né togliere nulla ad essa: possono semplicemente corroborarla, ma non sono affatto necessarie per credere. Diciamo che, solo per il fatto di ribadire questo punto fondamentale, Apparitionis custodes risulta quanto mai opportuno e utile.

La Chiesa va coi piedi di piombo 

Le altre due linee guida, approvate dal Papa e strettamente implicate tra loro, sono assai significative per la vita e l’azione pastorale della Chiesa. Per quanto riguarda la protezione dell’affidamento dei fedeli, le nuove Norme vogliono evitare due cose. La prima è che la Chiesa stessa spenda facilmente la propria autorità sull’autenticità di eccedenze rispetto alle regole della natura. Infatti, il giudizio più favorevole che, secondo Apparitionis custodes, potrà essere dato dall’autorità ecclesiastica a proposito dei fatti asseritamente soprannaturali, è il «Nulla osta»: si riconoscono prudentemente tracce dell’azione dello Spirito e si incoraggia la pietà popolare in varie forme, compresa l’elezione dei luoghi interessati a meta di pellegrinaggi. All’opposto, la «Dichiarazione di non straordinarietà» esclude invece nettamente la ricorrenza di qualsiasi elemento eccezionale, sulla base di elementi concreti (confessione degli interessati e falsificazione delle prove). Severo è anche il giudizio di «Proibizione e impedimento»: esso implica che l’adesione dei fedeli non è comunque consentita e il Vescovo dovrà motivarne le ragioni. Altri tre giudizi concernono situazioni intermedie e particolari.

L’altra cosa che Papa Francesco vuole evitare con le nuove Norme, come precisato dal cardinale Fernández, è che ad un pronunciamento iniziale in un senso, specie nel caso di riconoscimento di elementi straordinari, ne faccia seguito un altro di segno diverso. Quest’oscillazione dei pronunciamenti ecclesiastici, secondo le sensibilità delle persone dei vescovi e dei tempi che cambiano, è fonte di disorientamento per i fedeli. Così, veniamo a spiegare anche la terza linea guida. Per prevenire il turbamento dei fedeli, è necessario prendere atto che oggi, con l’immediatezza della comunicazione, un fatto non è praticamente mai circoscritto al luogo dove si produce. Sicché, il ruolo unificante della Sede Apostolica, in realtà sempre esercitato, viene oggi reso di pubblica conoscenza perché le ragioni che ne giustificano la necessità sono accresciute rispetto al passato. Infine, anche le nuove Norme precisano che il Pontefice, di propria iniziativa, può sempre optare per l’esplicita dichiarazione di soprannaturalità di un particolare fenomeno.

Questioni aperte e volgarità…

Come risulta dall’analisi che abbiamo fatto, ci sarebbe di che parlare. Per quanto lo spazio per chi scrive e il tempo per chi legge siano normalmente tiranni, si potrebbe discutere se una Chiesa che esita a pronunciarsi sul soprannaturale riesca più o meno credibile. O domandarsi che sorte subiranno, per questa strada, le procedure di canonizzazione. Ovvero, interrogarsi se non sia contradditoria, rispetto all’intenzione dichiarata lungo tutto questo Pontificato di valorizzare la responsabilità dei singoli Vescovi, la scelta di accentrare esplicitamente certe competenze a Roma. E il caso pendente più noto, cioè quello di Medjugorje, di cui pure ci siamo occupati sette anni fa? Ad oggi, il Papa non si è pronunciato sulla soprannaturalità del fenomeno erzegovino, pur avendo autorizzato ufficialmente i pellegrinaggi nel 2019. 

Ci ha pensato, comunque, il cardinale Fernández a passare sopra a tutte queste cose, ricorrendo con la più grande tranquillità ad un termine scurrile, durante il punto stampa di presentazione del documento del suo Dicastero. Togliendo, così ogni dubbio circa il fatto che la natura umana sia quello che è, vale a dire perennemente bisognosa di riscatto.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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