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A Papa Francesco il premio “È Giornalismo”: l’informazione sia fedele alla realtà

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Papa Francesco ha ricevuto il premio “È Giornalismo”. Gli è stato consegnato, ieri in Vaticano, nel corso di un’udienza da lui concessa a una nutrita delegazione dell’ente che presiede all’iniziativa. Presenti, tra gli altri, l’imprenditore Giancarlo Aneri (leader nel settore vitivinicolo e unico sopravvissuto dei fondatori del Premio), Giulio Anselmi, Gian Antonio Stella e Gianni Riotta.  “È Giornalismo” è stato fondato nel 1995, insieme ad Aneri, da Indro Montanelli, Enzo Biagi e Giorgio Bocca, con l’impegnativo scopo (come ricorda la nota dell’associazione che dà notizia del conferimento al Pontefice) di «aiutare il giornalismo a essere più consapevole del suo ruolo di libera espressione e di contributo alla costruzione della giustizia attraverso il servizio alla verità».

In buona compagnia

Tra i premiati delle precedenti edizioni, oltre ai citati Riotta e Stella, grandi nomi della professione, come gli scomparsi Curzio Maltese e Claudio Rinaldi e i viventi Ettore Mo, Natalia Aspesi, Milena Gabanelli, Mario Calabresi, Massimo Gramellini ed Enrico Mentana. Nell’albo dei vincitori, non mancano intellettuali come Claudio Magris e Sergio Romano; maestri dell’intrattenimento televisivo quali Antonio Ricci e Fabio Fazio e lo showman Fiorello, premiato nel 2015 per la sua «Edicola Fiore».

La comunicazione è…

L’occasione del conferimento del Premio, assegnato al vescovo di Roma perché  «unica voce, interpreta il coraggio di usare il dialogo per dire parole di pace», è servita al Papa per condividere alcune riflessioni sulla professione giornalistica e, specialmente, sui suoi profili deontologici. Francesco, a nome della Chiesa, ha anche “chiesto aiuto” al mondo dell’informazione; ma cominciamo senz’altro dal rapporto tra giornalismo e realtà. In effetti, con la sua proverbiale comunicativa, il Pontefice ha subito inquadrato il punto focale della questione informativa: la realtà è sempre superiore all’idea. Sembra scontato, ma non lo è, tanto più nell’era digitale, in cui tutti commentano tutto, anche a prescindere dai fatti e, spesso, ancora prima di essersi informati.

La realtà è dei fatti e i fatti sono sempre in divenire, ha ricordato Francesco: l’informazione deve adattarsi a questo dinamismo, pena tradire se stessa e convertirsi in disinformazione. Il Papa ha additato quest’ultima come una sorta di peccato originale della comunicazione, mettendo in guardia al contempo da altri tre mali: la calunnia, la diffamazione e lo scandalismo. Un ulteriore aspetto della comunicazione toccato dal Pontefice è la sua frequente riduzione a slogan, tendenza aggravata dalla pervasività dei social network: la comunicazione è sempre questione di dialogo tra due o più persone, ha ammonito Francesco, prevede un’andata e un ritorno, diversamente si smarrirebbero l’altro e le sue ragioni.

Chiesa e Sinodo da raccontare

Veniamo alla “richiesta d’aiuto” papale al mondo dell’informazione. Essa si riferisce alle prossime tappe del lavoro del Sinodo dei Vescovi, di cui abbiamo già scritto. Papa Francesco ha chiesto agli operatori dell’informazione di concorrere a raccontare il Sinodo sulla sinodalità per quello che già è e per quello che sarà, senza indugiare al riduzionismo degli slogan e a narrazioni preconfezionate.

In particolare, il Pontefice si è raccomandato di non cedere all’impressione di astrusità, che può accompagnarsi all’apparente autoreferenzialità di una riunione, avente all’ordine del giorno il tipo di riunione stessa. Riflettere sulla sinodalità significa, per la Chiesa cattolica (cioè, universale), riscoprire la dimensione di discernimento comunitario, che è stata propria della comunità di Gesù, della Chiesa apostolica e di quella post-apostolica. Francesco ha sottolineato la permanenza dell’Oriente cristiano in questa via, lamentando lo storico affievolimento dell’Occidente, per le note vicende della dialettica Concili-Papato. L’intuizione di san Paolo VI, nel 1967, di istituire un organismo permanente della collegialità episcopale, sempre alimentata dai suoi successori, è oggi vigorosamente rilanciata dall’ultimo di loro, con un’apertura a tutte le componenti del Popolo di Dio, che come sappiamo non cessa di fare discutere.

Secondo il Papa, però, la Chiesa ha urgente bisogno non di discussioni di principio, ma di dialogo tra tutte le sue membra, nel comune ascolto il più possibile docile e attento dei «gemiti inesprimibili» dello Spirito. È l’inclusione, contrapposta alla mentalità esclusivista e dello scarto, la logica del Sinodo in quanto tale e di quello in corso in particolare e Papa Francesco chiede al mondo dell’informazione di farle un’eco fedele, nei suoi resoconti.

Realtà e verità 

Cogliendo l’occasione fornita dal conferimento del premio “È Giornalismo”, il Papa ha inteso ribadire la solidità del legame tra Chiesa, Papato e mondo della comunicazione. Non è una notizia, si potrebbe dire, essendo ormai da oltre mezzo secolo che la comunità ecclesiale e le istituzioni ecclesiastiche hanno investito tanto in questo rapporto.

Se potessimo permetterci di dire la nostra, noteremmo come investire vada bene, ma, stante l’inevitabile rischio che sempre vi si accompagna, farlo senza riserve non sia prudente. Ad esempio, il richiamo pontificio alla realtà, ricorrente e quasi eclatante nel discorso alla delegazione di “È Giornalismo” («Qualcuno diceva: l’unica verità è la realtà»), non deve fare dimenticare che non è disponibile nella sua totalità. Per cui, la parzialità di ogni racconto, anche di quello per immagini e suoni in tempo reale, è sempre figlia di una precomprensione, alla quale l’essere umano non potrebbe sottrarsi neanche volendo. Se, poi, questi si sforzi sinceramente o meno di cercare la verità, è un’altra storia, quella dell’ambiguità della natura umana, che la Chiesa da secoli si sforza di interpretare, parlando della realtà che chiama peccato.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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