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Papa Francesco regala un Natale amaro alla Curia romana: crisi insanabile?

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Papa Francesco e la sua Curia: l’ultima sferzata. L’occasione è stata lo scambio di auguri natalizi coi cardinali e quanti collaborano al servizio del Papa nella Santa Sede. Parole a tratti molto dure, quelle pronunciate in questa circostanza, per quanto di per sé non inedite.
Benedetto XVI, ad esempio, aveva già abituato a certe asprezze nelle correzioni. Colpiscono però, nel caso di Francesco, la frequenza delle reprimende e l’esplicita intenzione di non mandarle a dire. Cioè: di far capire a tutti, non solo agli interessati, cosa intenda dire loro e cosa di loro pensi.  

Francesco: come Gesù a Cana

Il Pontefice si è comportato come Gesù alle nozze di Cana, quando spiazzò il maestro di tavola. Lasciando servire il vino meno pregiato all’inizio del banchetto e proponendo alla fine quello più buono. Nel discorso del Papa alla prelatura, infatti, la prima parte è stata carica di dure sferzate ai collaboratori. La seconda parte, invece, è stata condotta entro binari più consueti.   

Il buono nei rapporti della Curia con i vescovi…

In questa seconda parte del suo discorso Papa Francesco ha trattato dei rapporti della Curia romana con le realtà esterne ad essa. Sia quelle ecclesiali (chiese particolari, orientali, cristiane separate), sia le altre (gli Stati e le religioni non cristiane). Scopo della riflessione sulle relazioni “ad extra” della Curia, è stato sottolineare la ministerialità dei compiti che le sono conferiti. Essendo il Vescovo di Roma “Servo dei servi di Dio”, chi lo assiste deve assumerne il medesimo spirito di servizio. E, a questo proposito, non si può trascurare come il Papa abbia elogiato il lavoro fatto ultimamente dalla Curia. Specie nei rapporti intrattenuti con i vescovi di tutto il mondo, periodicamente in visita alla Sede Apostolica.

…e il cancro dei complotti al suo interno

Venendo alla prima parte del discorso, vale la pena riportare per esteso le parole di Papa Francesco. Ha cominciato con una citazione di monsignor De Mérode, un prelato del tempo di Pio IX. Che, parlando dei cambiamenti da introdurre nella Roma papalina, disse che era come pulire la Sfinge con uno spazzolino. Il presule belga alludeva alle riforme urbanistiche. Francesco, invece, ha applicato il paragone a quelle che egli sta tentando nella Curia.

Quindi, il Papa si è prodotto in un durissimo rimprovero ad ampio raggio. In generale, ha detto che in seno alla Curia bisogna “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie, che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità”. Quando questa logica si afferma, ha aggiunto, “si perde la generosità della nostra consacrazione”.

Francesco: i finti martiri e chi resiste alla riforma

Poi, Francesco ha additato un altro pericolo. Quello rappresentato “dai traditori di fiducia o dagli approfittatori della maternità della Chiesa”. Persone che, “selezionate accuratamente per dare maggior vigore alla riforma, (…) si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria”. Quando, poi, vengono “delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del Papa non informato, della vecchia guardia…, invece di recitare il mea culpa”.

Infine, il Pontefice ha avvisato altri, che ancora operano nella Curia. A costoro, “si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene”.

Sul banco degli imputati

Che dire? È fin troppo facile riconoscere, negli avvicendati e negli avvisati, due porporati che ormai ben conosciamo. Vale a dire, rispettivamente, i cardinali Müller e Sarah. Certo, vengono in mente anche le questioni legate allo Ior e, in generale, alle finanze del Vaticano. Le dimissioni, i mancati rinnovi, le inchieste interne condotte, o anche solo paventate.

Francesco: rischio boomerang?

L’ultima sortita di Papa Francesco, però, solleva anche un interrogativo. Le accuse da lui platealmente elevate contro ampi strati della Curia non si riveleranno, per caso, un boomerang? Perché, come si accennava all’inizio, la Curia è sempre per definizione del Papa. E comunque, nel caso di Francesco, lo è da quasi cinque anni.

La frusta nel Tempio

Lavare i panni sporchi in piazza non giova all’immagine di tutta la casa. Ma il capo famiglia della Santa Sede è proprio il Pontefice. Insomma, è stato un po’ come se Papa Francesco abbia pensato ad alta voce. Crisi insanabile? No. Di certo però non avevamo mai assistito a uno scontro di questo livello. E vedremo se dopo aver preso la frusta come Gesù nel Tempio, Francesco riuscirà ad aver ragione delle resistenze che ancora incontra nella Curia romana. Il tempo c’è e il 2018 sarà un anno chiave.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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