Nicola Parenti: il presidente di Confindustria Piacenza non nasconde la sua preoccupazione. E tutto ruota principalmente attorno al netto calo dell’export. L’occasione per fare il punto sull’andamento delle imprese piacentine è l’incontro con la stampa dedicato all’indagine congiunturale sul secondo semestre del 2025, basata su un campione di aziende che contano circa 8mila addetti (clicca qui per scaricare il report).
Affiancato dal direttore generale Luca Groppi e dalla responsabile del Centro studi Giulia Silva, il presidente Parenti va subito al sodo: “Abbiamo chiuso un 2025 positivo per investimenti (+18,6%), occupazione (+2,02%) e fatturato (+1,62%). Ma quest’ultimo dato va analizzato bene, perché è fondato soprattutto sulla crescita dei consumi interni, saliti del 4%. Quello che preoccupa davvero è la forte frenata dell’export, che fa segnare un -4,4%, con una perdita secca di oltre 8 punti, tenuto conto che si partiva da un +4% del periodo precedente”.
Dazi, energia e burocrazia
I motivi del trend negativo? Parenti non ha dubbi: “Soprattutto i dazi e l’incertezza geopolitica. Stiamo affrontando un passaggio delicato, perché la nostra economia poggia sulle esportazioni. Dobbiamo crescere di più e l’industria per farlo ha bisogno dell’intervento combinato di tanti fattori. Non basta l’innovazione, ma è tutto il sistema Paese che deve supportare un’azienda nella sua competitività”.
In questo quadro, il presidente di Confindustria Piacenza segnala le difficoltà per le imprese generate dal Green Deal, “che doveva essere più graduale”. Senza dimenticare l’annoso problema del costo dell’energia, dove l’Italia sconta aggravi anche del 30-40%: “È un costo troppo elevato rispetto ad altri Paesi europei. Adesso il divario con Spagna, Francia e Germania è addirittura aumentato”. L’auspicio è che intanto una mano arrivi dal Decreto Bollette, che dovrebbe scontare una quota degli oneri per le imprese. “Ma dobbiamo fare più infrastrutture energetiche, puntando sulle rinnovabili, non possiamo dire sempre no”, sottolinea Parenti.
Nella sua analisi non poteva mancare una critica al peso della burocrazia, che limita lo sviluppo anche in questo inizio del 2026: “Se una piccola azienda che riceve una commessa importante chiede di ampliarsi, in Italia ha bisogno di 2-3 anni, quindi è più facile che la commessa vada a finire in un altro Paese”.
Industria a rischio
Così Parenti lancia l’allarme e parla di “un rischio deindustrializzazione, se non si riuscirà a invertire la tendenza, dando più spazio alla crescita, perché un’impresa che chiude non riapre più”. Il tutto anche a fronte della difficoltà di trovare figure preparate sul mercato del lavoro, in particolare guardando alla digitalizzazione dei processi industriali.
“Il settore alimentare è la nostra cassaforte: dall’estero non ce lo possono sfilare perché è troppo di qualità. Ma non c’è solo quello: il nostro territorio vive anche di meccanica e di oil and gas, che stanno soffrendo parecchio. In alcuni casi parliamo di aziende che hanno fatto registrare cali dell’export del 30% annuo”. E allora, conclude il leader degli imprenditori piacentini, “non possiamo che essere molto preoccupati per il futuro delle nostre aziende, che producono ricchezza per il tessuto economico e sociale di tutto il territorio”.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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L’analisi di Confindustria sembra molto scolastica. Non vogliamo insegnare niente di nuovo ma forse è il momento di smettere di pontificare e difendere la propria area dimenticando gli importanti Industriali del passato che non si limitavano a chiedere varianti su aree da agricole a Industriali ma sviluppavano anche idee interessanti
Non parlano dell’utilizzo di S.Damiano
della possibilità di avere una Diga
dello sviluppo logistico con Genova e La Spezia della gestione delle Aree in modo
Industriale e non speculativo e altre cose ancora. È dal 1975 che si sentono lamenti
a quando un vero lavoro di gruppo.
Siamo scettici ma vogliamo ancora sperare in un ripensamento. Noi ci siamo aspettiamo gli altri. Federico Scarpa
Lac Cesp Cosil.Pc