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Partite Iva e Pmi: ecco la verità sui 25mila euro del Decreto liquidità

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Partite Iva, Pmi e i famosi 25mila euro previsti dal Decreto liquidità per affrontare l’emergenza Coronavirus. Non tutti hanno ancora capito come stanno le cose. Soprattutto chi pensa che questa cifra stabilita all’articolo 13 (lettera m) del provvedimento spetti a tutti indistintamente. Per non parlare di chi crede ancora che si tratti di un’erogazione a fondo perduto, e quindi che non va restituita in tutto o in parte, invece di un normale finanziamento. Ma andiamo con ordine e vediamo come stanno le cose.

Partiamo da quest’ultimo punto, tralasciando tutto quanto riguarda il corposo modulo da compilare, perché prima bisogna capire se valga la pena farlo. Ricordiamolo, un finanziamento è un prestito monetario che un istituto o una società di credito autorizzata concede a un privato, a una società, a un’associazione o a un ente pubblico. Questo prestito di solito avviene a fronte di una garanzia e di alcuni requisiti che variano a seconda delle tipologie di finanziamento selezionate. Quindi si tratta di soldi che vanno restituiti dal primo all’ultimo euro.

25mila euro ma non per tutti

Altro punto chiave: i 25mila euro del Decreto liquidità non spettano a tutti indistintamente e rappresentano il limite massimo di erogazione previsto dal provvedimento. Questo limite è espresso in funzione dei ricavi della Pmi o della Partita Iva che ne fa richiesta e di cui il finanziamento può coprire fino al 25% del totale.

Quindi tutto dipende dal volume d’affari. Se lo scorso anno ho fatturato 100mila euro, posso ottenere tutti i 25mila euro. Se ho fatturato di più, da questo canale otterrò sempre e solo un prestito di 25mila euro. Invece se ho fatturato meno, otterrò un finanziamento massimo pari al 25% dei miei ricavi: ho un fatturato da 60mila euro? Il finanziamento al massimo sarà di 15mila. Ne ho fatturati 30mila? Il prestito sarà di 7.500 euro e così via.

25mila euro: durata e interessi

Il rimborso del finanziamento deve avvenire al massimo entro 6 anni dalla sua erogazione. Si consente anche un pre-ammortamento entro i primi 24 mesi. In questo biennio è possibile rimborsare solo la quota sugli interessi senza versare quella sul capitale.

Sempre alla lettera m dell’articolo 13 del Decreto liquidità si parla infatti anche del tasso d’interesse da pagare per chi ottiene il finanziamento. I conti li ha fatti per esempio il sito specializzato bebeez.it. Che cosa ne esce? Dopo calcoli complicatissimi, si arriva all’1,98% annuo. E quindi, per chi ottenesse i 25mila euro, a oggi gli interessi sarebbero di 495 euro l’anno per 6 anni. Ben di più, però, di quanto attualmente paga lo Stato sul rendimento dei Btp a sei anni, che per esempio al 13 aprile avevano un tasso d’interesse dell’1,154%. Perché questo paragone? Se il prestito è garantito dallo Stato, il tasso in teoria dovrebbe essere lo stesso, senza differenze aggiuntive a carico di nessuno.

25mila euro e banche

Infine, veniamo al punto più spinoso di tutto il meccanismo e cioè al ruolo della banche. Questo prestito di fatto non lo eroga lo Stato, ma il sistema bancario italiano. Lo Stato è il garante dell’operazione attraverso il Fondo di garanzia, che scenderà in campo nel caso di un mancato rimborso del prestito da parte della Pmi o della Partita Iva che l’ha ottenuto dalla banca.

In teoria, perché è ancora tutto da dimostrare, il vantaggio di questa operazione, come abbiamo visto quantomeno complicata, dovrebbe essere quello di consentire una maggior velocità e facilità di accesso ai prestiti per Pmi e Partite Iva. Ma anche se il Decreto liquidità parla di controllo “formale” delle domande da parte degli istituti di credito, alla fine l’impressione è che tutto dipenderà comunque dalle valutazioni dei singoli istituti bancari a proposito del merito creditizio; a maggior ragione per i finanziamenti superiori, come quelli dai 25mila agli 800mila euro (garanzia Sace al 90% e Cofidi al 10%). Senza dimenticare le possibili complicazioni giudiziarie a seguito di finanziamenti a favore di imprese che nonostante l’aiuto ottenuto siano andate in default, come è già successo in passato (concorso in bancarotta o abuso di credito).
Insomma, lo Stato lascia nelle mani delle banche la patata bollente del decidere chi avrà diritto al prestito oppure no. Con tanti saluti ai 25mila euro per tutti.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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