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Periferie: tra degrado e richiesta di sicurezza, un’emergenza vera

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Periferie: un versante di frontiera, decisivo per la tenuta e lo sviluppo del nostro Paese. Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. Si tratta di un corposo dossier di oltre 400 pagine, frutto di 5 anni di lavoro. Un quadro in cui si muovono le iniziative del Governo. Ma partiamo dalla “fotografia” della Commissione per capire come stanno le cose.

Periferie per 15 milioni

I dati, anzitutto. Le periferie ospitano 15 milioni di persone, un abitante su quattro del nostro Paese. Non esclusivamente Italiani, perché ci sono anche 600mila immigrati. Si contano anche 28mila persone di etnia Rom. 650mila famiglie aspettano ancora, in periferia, un’abitazione pubblica, a fronte di 49mila case popolari occupate abusivamente. Spesso è la criminalità organizzata a gestire, sotto forma di racket, il business dell’abusivismo.

La mappa del disagio

Numeri significativi sono, naturalmente, quelli relativi alle città metropolitane. Quasi il 34% dei loro residenti vive in quartieri caratterizzati dall’elevato disagio economico delle famiglie. L’incidenza di questi nuclei familiari in queste condizioni varia tra l’1 e il 3% al Nord e il 4 e il 14% nel Mezzogiorno. Punte massime a Napoli, Palermo e Catania. Il 37,5% dei residenti metropolitani vive in quartieri ad elevata vulnerabilità sociale. Il picco si raggiunge a Messina, dove oltre metà degli abitanti è a contatto con famiglie che soffrono autentica deprivazione.

Da Roma a Palermo

Parlando delle grandi città, a Roma la vastità del territorio crea problemi di allocazione delle risorse disponibili. A Milano, invece, il capoluogo metropolitano non riesce a controllare a dovere i comuni ad alto rischio criminalità dell’hinterland. A Napoli c’è il fenomeno delle “periferie nel centro”, come Forcella, Rione Sanità e Quartieri Spagnoli. E a Palermo, infine, il disagio sociale non è limitato al quartiere Zen, ma si estende anche alla zona del litorale.

Periferie: che fare

Le soluzioni suggerite dalla Commissione? Anzitutto, la propria permanenza. Cioè, la proposta di farne, come le Commissioni Bilancio o Difesa, parte integrante della struttura di Montecitorio e Palazzo Madama. Quindi, la necessità d’individuare una responsabilità unica per le periferie, a fronte dell’attuale frammentazione delle competenze.

E poi, ancora, norme per rilanciare l’edilizia pubblica. Riforma delle polizie locali e raccordo dei loro data-base con quelli delle forze dell’ordine. Riforma della legge urbanistica (risalente al 1942!). Ma, soprattutto, un grande investimento strutturale: 2 miliardi l’anno, per almeno 10 anni.

Bando periferie e finanziamenti

Il Governo, si diceva. La settimana scorsa, il premier Gentiloni ha firmato le restanti 93 convenzioni, delle 120 previste dal Bando periferie. Presenti a palazzo Chigi, in qualità di cofirmatari, i sindaci delle città interessate. Il bando, pubblicato nel giugno 2016 dal governo Renzi, ha messo a disposizione 2,1 miliardi di euro. Saliti, grazie ai cofinanziamenti, a 3,8 miliardi.

Dal recupero allo sport

Scorrendo l’elenco dei progetti beneficiari, si nota che il recupero e il riuso di immobili abbandonati sono ritenuti fondamentali. Al pari, in pratica, delle nuove opere. In generale, priorità è data ad aree dismesse, spazi pubblici, mobilità e casa. Ma c’è spazio, ovviamente, anche per welfare, sport e sicurezza.

Tempi stretti per i Comuni

La tempistica della procedura prevista a carico dei Comuni, almeno sulla carta, è serrata: 60 giorni dalla convenzione per passare dai progetti preliminari a quelli definitivi. Altrettanti per approdare ai progetti esecutivi. Secondo i dati dell’Anci, la maggioranza dei progetti prevede tempi di attuazione fino a 3 anni. Pochi quelli che richiedono 4 o più anni. Un dato decisivo per la valutazione della fattibilità degli interventi previsti.

 Periferie: sicurezza e fiducia

Tornando all’indagine parlamentare, si può dire che ha messo in risalto due bisogni principali che emergono dalle nostre periferie. Da una parte, la domanda di sicurezza, a cui non sono estranee le problematiche dell’immigrazione. Il ministro Minniti si è già mosso in questa direzione; chi gli succederà, ha la strada tracciata. Dall’altra, chi vive ai margini delle città ha bisogno di provare fiducia nelle Istituzioni. L’interesse del Parlamento e gli stanziamenti del Governo sono un primo passo. Ma numerosi altri dovranno seguire.

 

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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