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Piacenza 2022: ormai non ci resta che Gramsci…

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Piacenza, la mia città: rileggo l’articolo di fondo scritto sulle aspettative per il 2021, “L’anno che verrà”, e non riesco a trattenere un sorriso. Non potrei mai fare l’indovino. Cosa mi auguravo? “Sogno una città senza più pandemia”; “Sogno un parcheggio coperto che da via Cavour ci faccia uscire in Piazza Cavalli”; “Sogno una città che valorizzi la Galleria Ricci Oddi col suo ritrovato Klimt”; “Sogno una sistemazione per piazza Cittadella”… Ebbene, non è capitato niente di tutto questo. Facciamo un aggiornamento? Com’è questa Piacenza il 1° gennaio 2022? 

Per prima cosa è una città ancora in preda alla pandemia: tanti contagi per il proliferare della variante Omicron, ma per fortuna meno morti, meno ricoveri e meno letti occupati in terapia intensiva, nella stragrande maggioranza appannaggio comunque dei non vaccinati. Qui siamo nel trend nazionale: forse possiamo dire che il Covid ci fa molta meno paura di prima; che ormai abbiamo quasi tutto aperto; che se non abbiamo ancora vinto la sfida non ci siamo lontani. Bene. E il resto, nell’anno delle elezioni Comunali?

Le nebbie nel centrodestra

Nonostante l’algida conferenza stampa di fine anno del sindaco Patrizia Barbieri, Piacenza all’apertura di questo 2022 viaggia sempre nella nebbia più alta. Obiettivi come parco delle Pertite, piazza Cittadella, polo del ferro sono di là da venire. Altri progetti (nuovo ospedale, facoltà di medicina nell’ex nosocomio militare…) solo avviati o annunciati; per il resto, finanziamenti reperiti (cascina San Savino, ex manifattura tabacchi e Farnesiana). Ma per ora, di “messo a terra”, a parte la manutenzione ordinaria dei lavori pubblici, tra l’altro non sempre proficua (vedi quella del verde), e qualche accelerazione in campo culturale (vedi le iniziative a palazzo Farnese), c’è ben poco.

Intanto i problemi aumentano: la polizia locale in carenza d’organico sta per scendere in sciopero perché si sente la Cenerentola delle forze dell’ordine; i buchi nella macchina amministrativa di palazzo Mercanti, in parte provocati dall’inchiesta sui “furbetti del cartellino” e figli di vari pensionamenti, si susseguono.

Diciamola più chiara: se Patrizia Barbieri ha in testa una visione di città futura, un fil rouge che leghi tutto il suo amministrare, noi non l’abbiamo visto. E se non è riuscita a comunicarlo in quattro anni e sei mesi, o cambia passo nel rush finale verso le elezioni o si porterà il segreto fino alle urne.

Tuttavia, per deludente che sia stata la sua amministrazione, il centrodestra che la sostiene non ha nessuno che possa candidarsi al suo posto con qualche possibilità di successo. E alla fine, come dimostra anche il ritorno del professor Trespidi tra le fila della maggioranza, è nostra opinione che anche i moderati più critici, Liberali compresi, saliranno sulla corazzata Foti-Barbieri.

Il resto? Certo, qualche listarella di centro potrebbe provarci; c’è movimento tra gli ex assessori bocciati a suo tempo dalla Barbieri, da Putzu a Polledri, con qualche sponda in Consiglio comunale. Ma siamo onesti: senza un candidato di gran peso, stiamo parlando di briciole di consenso, anche considerando l’apporto di partiti come Azione, Buona Destra e Italia Viva.

Se Atene piange, Sparta non ride

Il centrosinistra piacentino, se possibile, è messo peggio. Prima fonda una simil coalizione chiamata Alternativa per Piacenza con lo stesso spirito della “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto. Poi inizia a litigare su tutto. Tanto che dopo annunci ultimativi (“Entro Santa Lucia avrete il nome del candidato sindaco”) pare abbia deciso di votare per decidere se fare le primarie per scegliere il candidato sindaco. Il che, in parole povere, vuol dire che Alternativa per Piacenza sta miseramente fallendo la sua missione, perdendo oltretutto i primi pezzi (vedi Rifondazione), nel non impossibile obiettivo di trovare un nome attorno al quale aggregarsi.

Così continua senza respiro la caccia al cavaliere bianco. E dopo i vari Massimo Toscani e Stefania Calza, adesso è venuto il turno dello stimatissimo Luigi Cavanna. Dopo lo scoop de Ilmiogiornale.net, su Libertà il medico non si è chiamato fuori dalla corsa. Nei corridoi della politica piacentina si dice però che il noto primario non sia gradito all’azionista di maggioranza di Alternativa per Piacenza. Quel Pd che tra l’altro, per adesso, ha bruciato la candidatura del suo capogruppo in Consiglio comunale, Stefano Cugini.

Che fare? Il quadro resta molto complicato. Ed è innegabile che il ritorno in pompa magna di Roberto Reggi in città, oggi alla presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha il suo peso. Quale sia il ruolo dell’ex sindaco di centrosinistra in questa partita non è ancora chiaro, ma pare che la stia giocando eccome…

Intanto Piacenza aspetta. I critici feroci la descrivono come una città senza più nerbo, senza più collante, senza più energia. Noi ci auguriamo che non sia così. E all’inizio di questo importantissimo 2022 quantomeno ci aggrappiamo a Gramsci, fidando che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo della ragione. Almeno questo Piacenza lo merita.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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