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Piacenza al bivio: il richiamo di Nicola Parenti a politica e istituzioni per costruire il futuro

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Nicola Parenti: Piacenza non può più aspettare. Il messaggio arriva dal presidente di Confindustria a conclusione dell’81ª Assemblea dell’Associazione, che ha visto la presenza di un folto parterre con i vertici di autorità politiche e istituzionali, imprenditori, rappresentanti di associazioni e tanti professionisti. Così, a un anno dalle prossime scadenze elettorali nazionali e amministrative, a partire dalle Comunali della città emiliana, il mondo produttivo piacentino lancia un monito chiaro alla politica: per il territorio servono scelte coraggiose e tempestive.

«Oggi siamo qui per guardare al futuro», ha esordito il leader degli imprenditori all’assise tenuta a Piacenza Expo, sottolineando innanzitutto come il domani non sia un evento casuale, ma il risultato di decisioni dirette: rappresenta una vera bussola che deve orientare ogni azione presente.

Contro immobilismo

Uno dei punti più critici toccati riguarda il peso delle scelte mancate nel settore energetico. Parenti ha analizzato con lucidità come i numerosi “no” del passato stiano gravando sulla competitività attuale. Dalle dighe alle reti elettriche, il territorio ha subito rallentamenti che oggi si traducono in bollette elevate per tutti, famiglie e imprese.

«Il conto di quei no lo stiamo pagando adesso», ha dichiarato con fermezza il presidente di Confindustria, davanti a una platea di oltre 700 persone. E la critica non risparmia il rifiuto ideologico verso idroelettrico, eolico e biomasse. Persino il nucleare, che a Piacenza ha una lunga storia con l’ex centrale di Caorso, oggi considerato sostenibile dall’Europa, è stato oggetto di chiusure preconcette.

L’autonomia energetica è vista non solo come fattore economico, ma come strumento di stabilità globale. Ogni megawatt prodotto qui è «un mattoncino che può costruire un mondo con più pace», come dimostra anche il drammatico scenario geopolitico internazionale. Per questo, la richiesta per il futuro è un cambio di rotta deciso verso la produzione locale di energia pulita.

La sfida dell’Alta Velocità

Il rilancio di Piacenza passa inevitabilmente anche attraverso il potenziamento dei collegamenti nazionali. Così Parenti ha presentato con orgoglio la proposta per una nuova stazione dell’Alta Velocità “Alto Padana”. I dati tecnici, definiti «incontrovertibili», indicano il bacino piacentino come il più adatto ad ospitare questa infrastruttura. Non si tratta solo di comodità per i viaggiatori, ma di un volano economico fondamentale, visto che le province che ospitano le stazioni ad Alta Velocità hanno registrato un aumento del Pil del 6% in dieci anni.

«È questo l’obiettivo: individuare progetti ambiziosi e lavorarci insieme», ha esortato Parenti. L’unità d’intenti tra associazioni datoriali e sindacati nel “Progetto Sviluppo Piacenza” come in questo caso è il modello da seguire. Perché la compattezza del territorio è considerata la chiave per avere peso reale nei tavoli decisionali.

Il messaggio alla politica

In vista delle prossime elezioni, il messaggio a politica e istituzioni è molto chiaro. Gli imprenditori chiedono che il Paese torni finalmente a decidere senza alibi. Il confronto democratico è essenziale, tuttavia non deve mai trasformarsi in un «alibi permanente per l’immobilismo».

Parenti ha evidenziato una discrepanza inaccettabile tra i tempi del mercato e quelli amministrativi: «I tempi della politica e della pubblica amministrazione devono diventare maggiormente compatibili con quelli delle imprese», perché troppo spesso le lungaggini burocratiche vanificano investimenti cruciali e misure di sviluppo.

Un esempio concreto? Il tempo necessario per allacciare gli impianti fotovoltaici, che sfiora l’anno. Anche l’attivazione di incentivi semplici, come l’iperammortamento, ha richiesto mesi di attesa ingiustificata. La politica è dunque chiamata a una riforma strutturale della burocrazia.

Il caso dell’ex ospedale militare

Il tema dell’attrattività del territorio è poi strettamente legato alla gestione del patrimonio pubblico. Parenti ha citato il degrado «inesorabile» dell’ex ospedale militare di Piacenza come simbolo di occasioni perdute. Esistono investitori privati pronti a intervenire, ma le attuali forme di concessione bloccano i capitali.

Gli investitori chiedono l’acquisto dei beni, non semplici concessioni decennali che scoraggiano i piani a lungo termine. Questo stallo impedisce la rigenerazione di aree urbane strategiche per la città. La rapidità di risposta sui beni militari e demaniali è quindi diventata una priorità assoluta.

Formazione e giovani 

Per garantirsi un futuro industriale, Piacenza deve puntare sulle nuove generazioni e sulla ricerca. La collaborazione con Università e Its sta già portando risultati nell’attrazione di talenti. Tuttavia,  il debito pubblico accumulato graverà pesantemente sulle spalle dei giovani. «Abbiamo bisogno di loro per crescere», ha ricordato il Presidente, esortando a valorizzare la loro creatività.

I ragazzi, definiti «nativi dell’intelligenza artificiale», oggi sono capaci di utilizzare le nuove tecnologie con estrema naturalezza. Si tratta di un elemento chiave: anche per questo le imprese devono aprirsi al dialogo con scuole e famiglie per superare vecchi pregiudizi.

Allo stesso tempo, per il leader degli industriali serve un salto culturale che incentivi l’autoimprenditorialità fin dai banchi di scuola. Confindustria si impegna già a fornire mentorship e strumenti come il venture capital per sostenere le startup. Perché la ricerca non deve essere vista come un costo, ma come un investimento vitale.

Diga in Val Nure e Piacenza Expo

Tra le richieste concrete per il territorio piacentino spicca la realizzazione della diga in Val Nure. Si tratta di un’opera attesa da oltre un decennio, fondamentale per la gestione idrica a partire dal mondo dell’agricoltura, senza dimenticare che la diga servirebbe anche per la protezione dai fenomeni alluvionali causati dal cambiamento climatico.

Un altro pilastro dello sviluppo locale è il polo fieristico di Piacenza Expo, ieri scenario dell’appuntamento confindustriale. Parenti lo definisce il «biglietto da visita» della provincia, con un impatto economico rilevante. L’obiettivo è far crescere la struttura affinché diventi un potente strumento di marketing territoriale.

Difendere l’industria per proteggere la società

Infine è arrivato un monito severo sui rischi della deindustrializzazione. Piacenza è un territorio profondamente innervato dalle attività produttive, ma questa condizione non è garantita per sempre. Bastano poche «scelte sbagliate» per compromettere decenni di benessere guadagnato con il lavoro.

«Difendere l’industria significa difendere l’intera economia di Piacenza», ha ammonito il leader degli imprenditori. I numeri parlano chiaro: 100 posti persi nella manifattura ne cancellano altri 130 nell’indotto. E l’addio alle fabbriche significherebbe la cancellazione del futuro sociale del territorio.

La responsabilità di evitare questo scenario? Ricade su imprenditori, cittadini e, soprattutto, su politica e istituzioni. La scelta è tra costruire insieme o attendere passivamente che il declino continui. E per Nicola Parenti c’è una sola risposta: un sì deciso allo sviluppo e all’innovazione per garantire il futuro di Piacenza e del suo territorio.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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