Cultura

Piacenza & Archeologia: tutto sul nuovo museo del Farnese

Piacenza: Palazzo Farnese

Piacenza investe sulla cultura. Sarà l’effetto della grande mostra sul Guercino e del suo successo. Sarà che i pezzi di grande qualità ci sono. Sta di fatto che l’amministrazione uscente della città emiliana ha annunciato di recente l’investimento 1,1 milioni di euro per aprire la sezione archeologica dei musei di Palazzo Farnese. Sarà ubicata al posto dei magazzini a fianco del Museo delle carrozze. E grazie ad un finanziamento regionale di 770mila euro, che si aggiunge a quanto già disponibile, si provvederà nei prossimi mesi all’adeguamento degli impianti e alla risoluzione dei problemi di infiltrazioni e dell’eccessiva umidità (500mila euro). Mentre i restanti 600mila serviranno per l’allestimento degli apparati museali. Che verranno spalmati su una superficie espositiva di oltre mille metri quadrati. Gli assessori alla cultura Tiziana Albasi e ai Lavori pubblici Giorgio Cisini hanno confermato l’inaugurazione entro il 2018. Una bella notizia, No? Ma ilmiogiornale.net ne ha in serbo un’altra. Infatti siamo già in grado di raccontarvi quali opere potrebbero essere esposte nel 2018 a Piacenza. E quali certamente non lo saranno. Anche se l’assessore Albasi ha preannunciato la formazione di una commissione scientifica che dovrà esaminare e approvare le opere da esporre.

La Nike di Cleomene

La Nike, il fegato etrusco e…

Cominciamo dalla star della nuova esposizione: la Nike di Cleomene. Sarà certamente la principale attrazione assieme al nostro celeberrimo fegato etrusco. Dovrebbe essere esposta anche la sfinge alata funeraria rinvenuta in via Taverna nel 1904, sottoposta ad un recente radicale restauro. Poi non mancherà lo splendido mosaico ritrovato a 4 metri di profondità sotto via XX settembre all’angolo di via Felice Frasi. Rappresenta una cetra in campo bianco circondata da cigni. Di certo vedremo anche il ritratto virile ritrovato nella necropoli di via Alberoni di lato a San Savino. E poi le 12 antefisse in terracotta rinvenute in via Benedettine, che nascondono un segreto.

Da sinistra: il mosaico di via XX settembre e 3 delle Antefisse

Piacenza e il culto di Mitra

Proviamo ad osservarle: hanno il berretto frigio, che indica il culto di Mitra. Si tratta di un culto misterico di origine iraniana attestato in Medio Oriente dal primo secolo avanti Cristo al quarto dopo Cristo. Il culto ha enorme diffusione a Roma, segnatamente nell’ambiente militare, sul finire dell’impero. Come mai Piacenza aveva statue del genere già nel I secolo avanti Cristo? Come sono arrivati i culti sanguinari di Mitra nella pianura padana così presto? Ricordiamo che il culto, riservato agli iniziati, prevedeva l’uccisione sacrificale di un toro, come è ben rappresentato dalla statuetta conservata al British Museum di Londra. La risposta è legata alla posizione geografica di Piacenza, all’epoca Placentia. La città era perfettamente inserita nell’asse viario sia nord-sud, da Roma alla Gallia e alla Germania. Sia est-ovest, dal porto di Genova a quello di Aquileia. A Placentia si incontravano infatti le 2 grandi strade consolari romane, la via Aemilia e la via Postumia.

Quello che non vedremo

Che cosa certamente non sarà esposto al Farnese? Non ci sarà la graziosa statuetta di Ercole Bibace, scoperta a Veleja e finita immediatamente al museo archeologico di Parma assieme al ciclo di statue della famiglia giulio-claudia. E al gioiello della Tabula Alimentaria di Traiano, il più grande reperto bronzeo dell’antichità classica. Non ci sarà il mosaico (leggermente inquietante) ritrovato in viale Risorgimento e che riporta una svastica. Niente paura: per gli antichi romani era semplicemente un simbolo solare, infaustamente ripreso dai nazisti nel XX secolo. Non ci sarà perché è stato nuovamente seppellito dopo che è stato ritrovato. Così come non ci sarà il mosaico rinvenuto in piazza Cavalli, anch’esso nuovamente sepolto. E non ci sarà il più clamoroso rinvenimento musivo di Piacenza, che però merita una storia a sé.

Da sinistra, il mosaico di viale Risorgimento e quello di piazza Duomo

Il gioiello di piazza Duomo

nel 1854 papa Pio IX promulga il dogma dell’Immacolata Concezione. Tre anni dopo il vescovo di Piacenza decide di erigere una statua alla Madonna al centro di piazza Duomo. Si scava. E si trova, a 2,50 metri di profondità, uno splendido e raffinatissimo mosaico bianco e nero di 12,6 metri per 6,8. Gli studiosi ritengono che si tratti del pavimento di un triclinium, una lussuosa sala da pranzo dell’epoca imperiale. Dov’è? Sotto la statua della Madonna come 150 anni fa. E aspetta che Piacenza decida di riportarlo alla luce. Speriamo solo che non passino altri 150 anni. Adesso il posto a Palazzo Farnese c’è. E allora perché non tirarlo fuori?

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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